Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

La nuova epoca geologica che caratterizza la Terra modellata dall'uomo, l'Antropocene

 

 

La nuova epoca geologica che caratterizza la Terra modellata dall'uomo è stata chiamata Antropocene, la cui definizione non è stata accettata da tutti ma trova nuove conferme scientifiche.

Il 6 luglio 1945: il Trinity Test nel New Mexico, prova generale dell’ordigno di Hiroshima, per molti segna l’inizio di una nuova fase anche geologica.

L'Antropocene seguirebbe l'Olocene: 11.700 anni di relativa stabilità ambientale, dalla fine dell'ultima era glaciale.

La distruzione quotidiana delle risorse naturali da parte di un utilizzo dissennato della tecnologia, le monocolture generalizzate, la riduzione della varietà e diversità delle specie, l’applicazione, l’uso di tecniche distruttrici e prodotti inquinanti al solo scopo di aumentare la produzione e la ricchezza compromettono i cicli di rigenerazione della biosfera.

 

C’è un tempo geologico in cui l’intervento umano è accelerato talmente da aver modificato l’ambiente con un impatto nuovo, dirompente e più rapido rispetto al passato. È l’era geologica in cui oggi viviamo, iniziata, secondo gli studiosi, negli anni Cinquanta circa o più precisamente il 16 luglio 1945, data in cui nel deserto del New Messico fu fatta detonare la prima bomba atomica. Con il primo test nucleare della storia del mondo e pochi giorni prima dell’attacco di Hiroshima la Terra entrava dunque nell’era dell’Antropocene (dal greco Anthropos, uomo, ekoinos, recente).

Il primo studioso a proporre una definizione specifica per l'era geologica in cui la Terra è massicciamente segnata dalla attività umana fu il geologo Antonio Stoppani, che nel 1873 scrisse che l'attività umana rappresentava una nuova forza tellurica e propose il termine di era antropozoica per definirla. Successivamente il geochimico russo Vernadskij considerò che «la direzione in cui i processi dell'evoluzione crescono, soprattutto verso la consapevolezza e il pensiero e le forme hanno un'influenza sempre maggiore sugli ambienti circostanti», e definì il periodo col termine di noősphera (ossia mondo del pensiero) per sottolineare il potere crescente della mente umana nel modellare il suo futuro e l'ambiente; lo stesso termine venne usato dal paleontologo e pensatore cattolico Teilhard de Chardin. Nel 1992, Andrew Revkin ipotizzo la creazione di una nuova epoca geologica chiamata Antrocene. Crutzen e Stoermer proposero infine congiuntamente l'adozione del termine Antropocene con il significato attuale in una newsletter del Programma Internazionale Geosfera-Biosfera nell'anno 2000. Successivamente una ricerca compiuta da un gruppo internazionale di studiosi facenti parte dell’Anthropocene Working Group ha scelto come data-simbolo dell’inizio della nuova era geologica il 16 luglio 1945.

Ovviamente la scelta è simbolica, infatti, come in ogni confine geologico, non esiste un marcatore temporale perfetto. L’aver fissato una data-simbolo è un’opportunità per evidenziare da dove sia partito il cambiamento a livello planetario a opera dell’uomo.

La motivazione del cambiamento geologico è insita nell’esplosione stessa dell’atomica: da quel momento infatti alcuni isotopi radioattivi sono entrati a far parte anche degli strati delle rocce sedimentarie.

 

I veloci cambiamenti imposti dall'uomo alla superficie della Terra, all'ambiente nel suo insieme, stanno cambiando i tempi con cui avvengono fenomeni geologici quali l'erosione e la sedimentazione, mentre importanti "perturbazioni" a livello chimico su larga scala hanno alterato i cicli del carbonio, dell'azoto, del fosforo e di altri elementi. Oltre all'alterazione del ciclo climatico e ai cambiamenti dei biosistemi del pianeta.

A questo si aggiungono altri inequivocabili interventi umani: la diffusione della plastica, per esempio, a partire dagli anni Cinquanta ha modificato il tipo di sedimenti depositato sui fondi marini e ha cambiato la struttura dei ghiacci, tracciando così un confine e una differenza marcata rispetto al passato, data dall’intervento e dalla responsabilità umana.

 

Esistono proposte alternative alla data di detonazione dell’atomica: molti geologi sostengono che il tempo in cui l’uomo iniziò con il suo operato a compromettere e plasmare la Terra va fatto risalire alla diffusione dell’agricoltura (la sua invenzione corrisponde a diecimila anni fa circa), altri ancora sostengono che sia utile guardare alla rivoluzione industriale (dalla fine del Settecento), mentre alcuni studiosi pensano che il cambiamento dirompente debba ancora avvenire. In termini geologici, ciò non deve stupire: i ragionamenti dei geologi abbracciano migliaia e spesso milioni di anni, piuttosto che i tempi brevi su cui siamo abituati a discernere.

 

 

A motivare e rinforzare la teoria proposta si aggiunge uno studio pubblicato dal professor Steffen della Australian National University. La ricerca ha analizzato l’impatto dell’uomo sull’ambiente negli ultimi sessant’anni proprio a partire dalla data contraddistinta come inizio dell’Antropocene e ha scelto 24 indicatori globali che testimonierebbero come l’attività umana e soprattutto il sistema economico globale siano il primo driver del cambiamento del Sistema Terra, ovvero la somma dei processi umani, biologici, chimici, fisici che interagiscono tra loro. Dei 24 indicatori, dodici riguardano in particolare l’azione umana (crescita economica, popolazione, consumo energetico, uso dell’acqua, trasporti, telecomunicazioni e così via), e altri dodici riguardano invece l’ambiente (biodiversità, deforestazione, ciclo del carbonio, ciclo dell’azoto ne fanno parte).

I risultati dello studio evidenziano come il forte processo di accelerazione del cambiamento dovuto all’intervento umano abbia già portato la Terra a superare il limite naturale di tolleranza, e questo è avvenuto soprattutto a partire dagli anni Cinquanta. Dal 1950 infatti i grandi cambiamenti mondiali sono direttamente collegati al sistema economico. Alcuni esempi: l’uso di fertilizzanti è aumentato di otto volte, l’uso delle fonti di energia è aumentato di cinque volte, la popolazione che abita nei centri urbani è aumentata di sette volte. A livello ambientale, sempre a partire dagli anni Cinquanta si è avuta una accelerazione dei danni subiti alla biosfera e dell’estinzione di diverse specie. Proprio questo cambiamento, la cui accelerazione è stata così drammatica a partire da 65 anni fa, è una delle motivazioni più forti che sostengono la teoria dell’inizio dell’Antropocene nello stesso periodo.

 

Recentemente è stato pubblicato dalla rivista Nature la prova inconfutabile che ci troviamo effettivamente nel Antropocene.

Per definire formalmente l'esordio dell'Antropocene, è richiesta una firma globale sincrona all'interno dei materiali che andranno a formare gli strati geologici. Una ricerca ha trovato tracce di radiocarbonio, derivato dai test nucleari, negli anelli di un albero in un’isola sperduta dell’emisfero australe. L’albero è localizzato molto lontano dal luogo dove vennero i test nucleari, nell’emisfero settentrionale, negli anni ’60. Lo studio indica come inizio della nuova era il 1965.

 

 

 

Turney, CSM et al., Global Peak in Atmospheric Radiocarbon Provides a Potential Definition for the Onset of the Anthropocene Epoch in 1965, Scientific Reports volume 8 , Articolo numero: 3293 (2018)

 

 

 

 

 


Ritorna all'indice