Le principali minacce e debolezze delle nostre città: effetti negativi della globalizzazione, le tendenze demografiche al ribasso e crisi economica

 

 

 

In Europa c’è una tendenza generale all'invecchiamento della popolazione. Il numero di persone di età pari o superiore a 60 anni nell'UE aumenta di oltre 2 milioni ogni anno, circa il doppio del tasso osservato fino a circa tre anni fa.

Poiché la fertilità rimane considerevolmente al di sotto dei tassi di sostituzione, nella maggior parte degli Stati membri dell'UE la crescita relativamente ridotta della popolazione è dovuta principalmente agli afflussi migratori.

 

Un recente rapporto dell’Unione Europea ha fornito alcuni dati significativi.

L’aspettativa di vita sul continente non è mai stata così alta.

I prossimi 50 anni prospettano un ulteriore periodo di crescita a ritmi sostenuti, che innalzerà l’aspettativa di vita a 86,1 anni per gli uomini e 90,3 per le donne.

Combinato al dato sulla natalità, tale fenomeno comporterà un sostanziale aumento dell’età media della popolazione, portandola da 44 a 49 anni; gli over65 costituiranno il 30% della popolazione (contro il 20% attuale), mentre gli over80 saliranno al 13%.

Il tasso di natalità in Europa ha registrato una decrescita quasi continua a partire dagli anni ‘60, per poi stabilizzarsi dopo un breve periodo di crescita negli anni 2000. La soglia necessaria per mantenere stabile la popolazione europea al netto dell’immigrazione dall’estero è pari a 2,1 bambini per donna. Sostanzialmente inferiori alla media europea i dati di Italia, Spagna, Grecia e Polonia.

La popolazione in età da lavoro si ridurrà drasticamente, passando da 265 milioni a 220 milioni di abitanti; parallelamente, il rapporto tra lavoratori e pensionati peggiorerà, scendendo dal 2,9 : 1 attuale a 1,7 : 1, ponendo a serio rischio la tenuta dei sistemi previdenziali. L’invecchiamento della popolazione si rifletterà anche sui costi sostenuti dai sistemi sanitari, in particolar modo per via delle malattie croniche.

I cambiamenti demografici ridimensioneranno il peso politico dell’Europa sulla scena geopolitica internazionale: gli europei costituiranno il 4% della popolazione globale – in calo rispetto al 6% attuale – a fronte della crescita esponenziale della popolazione di altri continenti.

 

Nel primo dopoguerra, il dinamismo demografico in tutta Europa consentì abbondanti afflussi di giovani verso le città. Secondo le Nazioni Unite, la popolazione urbana europea è cresciuta del 90% tra il 1950 e il 2009, mentre la popolazione totale è cresciuta solo del 34%.

C'è una continua crescita nelle principali città e un continuo processo di migrazione verso le principali città dell'UE come Parigi, Londra, Madrid, Barcellona, Atene, Vienna e Berlino.

 

 

Le città dovranno gestire la crescente diversità culturale.

Il numero di persone con origini straniere di età più giovane (<25) già oggi supera il 20% in molte città dell'UE. Le proiezioni a livello di città indicano che la percentuale di persone con origini straniere aumenterà. Inoltre, l'Europa dovrà fare più affidamento sui migranti per bilanciare la sua popolazione attiva in calo rispetto al passato. Uno scenario di immigrazione zero porterebbe a circa 15 milioni di persone attive in meno nel 2020 rispetto al 2010.

 

Lo sviluppo economico e la competitività sono minacciati

L'Europa non è più in una situazione di continua crescita economica e demografica. Il declino o la scomparsa delle industrie manifatturiere tradizionali ha portato alla perdita di posti di lavoro qualificati nel settore manifatturiero e ad un disallineamento tra domanda e offerta sul mercato del lavoro.  La perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero non ha solo ridotto la domanda di manodopera poco qualificata, ma ha anche influito sulla domanda di posti di lavoro altamente qualificati.

 

La recente crisi finanziaria ed economica (in aggiunta alla pandemia) - i cui effetti negativi devono ancora manifestarsi completamente - ha lasciato e lasceranno molte città europee in uno stato povero, accelerando il processo di polarizzazione e mettendo alla prova il modello di sviluppo urbano europeo.

La perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero è difficile da compensare con la creazione di nuovi posti di lavoro più qualificati e competitivi. Il passaggio a una forza lavoro più qualificata è difficile, poiché i disoccupati scarsamente qualificati, in particolare i disoccupati di lunga durata, incontrano serie difficoltà nell'aggiornamento delle proprie competenze e nel reinserimento nel mercato del lavoro.

Le città più vulnerabili sono quelle dipendenti da una base manifatturiera monosettoriale in declino e devono riuscire a ristrutturare e diversificare la loro base economica mentre affrontano l'emigrazione e una perdita di capacità finanziaria.

La delocalizzazione della produzione ha portato alla perdita di posti di lavoro qualificati e alla distruzione del capitale umano, una traiettoria a spirale negativa.

 

Il modello europeo di sviluppo urbano si basa sulla coesione e sulla sostenibilità economica, sociale e territoriale.

Gli effetti negativi della globalizzazione, delle tendenze demografiche al ribasso e della crisi economica minacciano la coesione economica, sociale e territoriale. Stiamo assistendo a una maggiore polarizzazione e segregazione socioeconomica.

Esiste un forte rischio che la maggiore diversità della popolazione urbana europea porti alla frammentazione sociale. C’è un reale rischio che ci sia un aumento dell'espansione urbana incontrollata, un uso non sostenibile delle risorse naturali e dell'energia.

Le città devono crescere con modelli di sviluppo che siano verdi, inclusivi ed economicamente sostenibili.

La competitività nell'economia globale deve essere riconciliata con le economie locali sostenibili.

 

Fonte. European Union, Cities of Tomorrow, 2011

 


Torna all'indice