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NASA e NOAA: il 2014 l’anno più caldo dell’età moderna

Creato Sabato, 17 Gennaio 2015 13:33

CAMBIAMENTO CLIMATICO. Secondo due analisi separate della NASA e del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), il 2014 è stato l’anno più caldo dal 1880. 

 

Questa mappa colorata mostra l’anomalia della temperatura globale nel 2014 (NASA's Goddard Space Flight Center).

 

A partire dal 2000 e con l'eccezione del 1998 ci sono stati i 10 anni più caldi e questa tendenza continuerà nei prossimi anni.

"La NASA è all'avanguardia della ricerca scientifica della dinamica del clima della Terra su scala globale", ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore associato per il Science Mission Directorate della NASA a Washington. "Il trend di riscaldamento osservato nel lungo periodo e l’osservazione del 2014 come l'anno più caldo mai registrato rafforza l'importanza degli studi della NASA e in particolare comprendere il ruolo e l'impatto delle attività umane."

Dal 1880, la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di 0,8°C, una tendenza che è in gran parte determinata dall’aumento di anidride carbonica e altre emissioni umane. 

 

"Questo è l'ultimo di una serie di anni caldi, in una serie di decenni caldi. Mentre la classifica dei singoli anni può essere influenzata da modelli meteorologici caotici, le tendenze a lungo termine sono attribuibili a fattori di cambiamento climatico che in questo momento sono dominati dalle emissioni umane di gas serra ", ha detto il direttore GISS Gavin Schmidt.

l metodo elaborato dal GISS della NASA, che interpola le misure terrestri e quelle delle boe marine per ottenere una temperatura globale, spesso presa come “prova” del global warming, non è esente da critiche proprio per la notevole approssimazione indotta dalla scarsità di misure in molti luoghi. Qualcosa di più attendibile, in quanto vicino ad una “misura continua”, viene dalle misure satellitari coi metodi RSS e UAH che si basano sulla correlazione della temperatura con la radianza dell’ossigeno. Peccato che questa misura ha una precisione di qualche decimo di grado e che i due metodi diano sempre risultati che si discostano tra loro in misura variabile, anche a seconda della latitudine, ma comunque sempre dell’ordine di qualche decimo di grado. Dunque si stima un aumento “globale” di 0.6° attraverso misure che hanno una precisione dello stesso ordine di grandezza.

Le temperature con cui abbiamo a che fare ogni giorno su scala locale fluttuano di continuo e sensibilmente a causa di eventi prevedibili, come il passaggio delle stagioni e l’escursione termica tra il giorno e la notte, e di altri più complessi da prevedere come le variazioni del meteo. La temperatura globale, invece, dipende sostanzialmente da quanto calore riceve il nostro pianeta dal Sole e da quanto è in grado di respingerne una parte nello spazio. E questa capacità dipende dalla presenza di particolari composti chimici nell’atmosfera, a partire dai gas responsabili dell’effetto serra, che (semplificando) non consentono al calore di fuoriuscire dagli strati atmosferici più bassi.

Il cambiamento di un grado su scala globale è quindi molto significativo perché sono necessarie enormi quantità di calore per riscaldare tutti gli oceani, l’atmosfera e il suolo per arrivare a un simile aumento. Fu sufficiente la riduzione di uno – due gradi della temperatura globale per far partire la cosiddetta “Piccola era glaciale” tra il XIV e il XIX secolo. Una riduzione di cinque gradi fu sufficiente per seppellire sotto uno spesso strato di ghiaccio il Nord America 20mila anni fa.

Che si stia verificando un riscaldamento globale è evidente e nella comunità scientifica chi sostiene il contrario è ormai in netta minoranza, anche se il tema continua a essere molto dibattuto. Non si può dire con certezza invece quale sia la causa dell’aumento delle temperature, che potrebbe essere quindi dovuta a fattori naturali o all’attività dell’uomo. I ricercatori della NASA spiegano che i dati fino a ora raccolti suggeriscono che si tratti della seconda ipotesi.

 

 


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