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Biodiversità: scoperte 60 nuove specie in Suriname

NEWS/NATURA/BIODIVERSITA’

Una spedizione di Conservation International (Ci) ha esplorato per la prima volta le foreste più remote del Paese più verde del mondo, il Suriname, ed ha documentato una incredibile biodiversità ed alcuni tra gli ultimi ecosistemi incontaminati del pianeta.

 

 

 

Un team internazionale di biologi di Suriname, Olanda, Usa e Gran Bretagna, finanziato dalla Suriname Conservation Foundation, ha compiuto una prima valutazione di una selvaggia area montana del sud-est del Suriname, un’area senza  alcuna influenza umana e tra le più remote e inesplorate foreste pluviali e rimaste sulla Terra, ed  ha scoperto una ricchezza la cui tutela sarà essenziale per la sicurezza idrica e lo sviluppo di una green economy nel piccolo Paese sudamericano. La spedizione scientifica ha soprattutto documentato una biodiversità straordinariamente ricca con 60 specie che sono probabilmente nuove per la scienza e specie uniche che potrebbero non esistere in nessun altro luogo sulla Terra.

Il Suriname è una vasta area selvaggia del Sud America, che ospita più del 25% della foresta pluviale del mondo. Il Paese è poco abitato e mantiene ancora il 95% della sua copertura forestale, ma sta subendo fortissime pressioni per realizzare miniere, strade e dighe. Da oltre 20 anni Conservation International sta lavorando con il governo progressista di Paramaribo e con le comunità locali del Suriname per valutare scientificamente e proteggere il suo capitale naturale visto come motore per il paese e per lo sviluppo sostenibile della regione. Si sta lavorando anche all’istituzione della Central Suriname Nature Reserve, la più grande area protetta di foresta pluviale tropicale ed evidenzia che «Le foreste vergini del sud-est del Suriname forniscono un corridoio biologico che collega la riserva con le aree protette limitrofe e le terre indigene nei Paesi limitrofi, consentendo il movimento delle piante e degli animali che è essenziale per la loro persistenza a lungo termine. Le sue foreste e fiumi forniscono anche una fonte essenziale di cibo, materiali da costruzione e farmaci per le tribù amerindie locali dei  Trio e dei Wayana».

Trond Larsen, un noto ecologo tropicale e Direttore del Rapid Assessment Program di  Conservation International Conservation International  è convinto che «Il Suriname è uno degli ultimi luoghi in cui esiste ancora la possibilità di conservare enormi tratti di foresta incontaminata e fiumi incontaminati dove la biodiversità è fiorente. Garantire la conservazione di questi ecosistemi non è solo vitale per il popolo del Suriname, ma può aiutare il mondo a soddisfare la crescente domanda di cibo e acqua, nonché a ridurre gli impatti del cambiamento climatico»,

Gli scienziati hanno raccolto dati sulla qualità dell’acqua e ben 1.378 specie, tra piante, formiche, scarafaggi, cavallette, pesci, anfibi, uccelli e mammiferi. I risultati mostrano complessivamente un’alta qualità dell’acqua, anche se alcuni campioni contenevano mercurio sopra i livelli di sicurezza il consumo umano, nonostante il fatto che non vi fosse alcuna attività estrattiva a monte. Secondo Larsen «Il mercurio viene trasportato dal vento dalle attività minerarie e industriali in Paesi limitrofi. Questo dimostra che anche i luoghi remoti sono interconnessi e suscettibili alle  attività in altri Paesi».

Tra le 60 specie identificate come potenzialmente nuove per la scienza, ci sono sei rane, un serpente, 11 pesci e molti insetti, tra i quali spicca lo scarabeo lillipuziano (Canthidium cfr. minimo), un piccolissimo coleottero rosso rubino di soli 2,3 mm, probabilmente il più piccolo scarabeo stercorario della Guiana Shield e forse il secondo più piccolo del Sud America. lo scarabeo lillipuziano  sembra avere un olfatto acutissimo grazia al suo corno ed alle sue antenne e Larsen sottolinea che «Gli scarabei stercorari svolgono ruoli ecologici importanti che aiutano a sostenere ecosistemi sani. Seppellendo lo sterco, regolano i parassiti e le malattie, disperdono i semi e riciclano nutrienti che promuovono la crescita delle piante».

Tra i magnifici anfibi scoperti è da segnalare la “rana cacao”(Hypsiboas sp.), un elegante rana color cioccolato che vive sugli alberi e utilizza i dischi rotondi che ha sulle sue dita per salire abilmente in cima agli alberi. 

 Tra i pesci gli scienziati segnalano un novo “head-and-tail-light tetra” (Hemigrammus aff. ocellifer ), strettamente legato ad un pesce molto apprezzato dagli appassionati di acquari. Le specie di pesci trovate sono state molte e con popolazioni abbondanti, compresi alcuni grandi pesci che sono un’importante fonte di cibo per le popolazioni locali. I bacini superiori della Suriname sud-orientale sono anche importanti zone di riproduzione per pesci migratori dai quali dipendono molte persone in tutto Suriname.

Secondo John Goedschalk, direttore esecutivo di Conservation International Suriname, «Le fitte foreste del Suriname, la ridotta deforestazione ed i fiumi spettacolari ci pongono in una posizione davvero unica per diventare un modello globale di sviluppo sostenibile. Possiamo essere esportatori di acqua in un mondo sempre più affetto da siccità e scarsità d’acqua, ma se noi sfruttiamo completamente e inquiniamo questi tesori biologici, il nostro Paese e il resto del mondo avranno una importante risorsa idrica in meno. ».

(fonte greenreport)

 


 

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