Orso bianco a rischio estinzione

Uno studio dimostra che l'animale è costretto a cambiare dieta optando per uccelli e uova in sostituzione delle prede marine. Ma non è sufficiente

 

Venti anni fa i biologi potevano descrivere la dieta di un orso polare in una parola: foche.

Ma da quando il riscaldamento globale continua a sciogliere il ghiaccio marino artico - e con essa l'accesso alle foche, la fonte di cibo primaria dell’orso bianco.

"Come gli orsi polari sono spostati dalle loro habitat di ghiaccio sul mare, i loro modelli di alimentazione possono cambiare", ha detto Karyn Rode, un biologo della fauna selvatica con Alaska Science Center Geological Survey di Stati Uniti. "Abbiamo bisogno di capire come gli orsi polari stanno rispondendo."

 

Il riscaldamento globale sta mettendo sempre più a rischio la sopravvivenza dell'orso bianco, sciogliendo il ghiaccio marino, piattaforma ideale di caccia. L'orso bianco si trova così sempre più spesso a dover cercare il cibo sulla terraferma e alcuni esemplari hanno preso a nutrirsi anche di bacche, uccelli e uova, che però non possono sostituire la dieta tradizionale a base di foche, così ricche di grassi da assicurare una scorta lipidica sufficiente per sopravvivere durante i mesi invernali. A dirlo è uno studio del Geological Survey, agenzia scientifica del governo Usa.

Su una popolazione di orsi bianchi, che in genere va da 900 a duemila individui, solo una trentina sono stati visti mangiare uova di uccello. «Questo comportamento non è ancora comune, ed è comunque improbabile che possa compensare il declino delle condizioni fisiche e della sopravvivenza degli orsi causato dalla perdita di ghiaccio». Pochi cibi, infatti, hanno una densità energetica paragonabile alle prede marine, grazie a cui l'orso bianco consuma la dieta più ricca di grassi di qualsiasi altra specie. Il cibo che si trova sulla terraferma, sia animale che vegetale, ha invece un alto valore proteico ma pochi lipidi. A dimostrarlo c'è il fatto che gli habitat terrestri frequentati dall'orso bianco sono già occupati dai grizzly. Questi sono orsi più piccoli, e quindi con un fabbisogno calorico inferiore, eppure nelle regioni artiche si presentano con dimensioni inferiori rispetto alla norma e in popolazioni meno numerose. Stando agli esperti, ciò dimostra i «limiti nutrizionali della dieta terrestre, non più in grado di sostenere gli orsi polari in modo significativo». 

(fonte QN)

 


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