“Ogni individuo ha il potere di fare del mondo un posto migliore.” (Sergio Bambarén)

La politica parla di sostenibilità, l’Europa parla di sostenibilità.

 

Alla base della sostenibilità c’è l’educazione ed il rispetto per il proprio territorio  e per il bene pubblico, perché il bene pubblico è anche mio e viene sostenuto con le tasse che i cittadini (onesti) pagano allo stato.

La situazione economica attuale preoccupa molti, molte persone hanno perso il lavoro ma nonostante questo esiste il bisogno di vivere in una società migliore, e c’è la necessità che ci sia maggiore giustizia e che tutti siano veramente uguali.

Vivendo in una zona geografica in cui la percentuali di stranieri è molto elevata, ti rendi conto che è veramente triste sentirsi dire che l’Italia sta diventando simile al cosiddetto terzo mondo proprio da persone che sono andate via dai loro paesi d’origine, che noi italiani consideriamo affini al “terzo mondo”.

L’immagine che stiamo dando è terribile: un Paese corrotto che non ama il territorio in cui vive e in cui le persone pensano solo a se stesse. Il più forte calpesta il più debole e soprattutto ognuno fa come crede, a causa di una certezza dell’impunità degna dell’incubo anarchico.  Ma vogliamo veramente essere cosi?

Nonostante le difficoltà bastano dei piccoli gesti per rendere la propria città più vivibile.

Abitando in una regione che sempre stata tendenzialmente ordinata, rispettosa del territorio, si sentiva quel carattere “nordico” che portava il cittadino a tenere in ordine e pulito. Gli “italiani” che venivano da queste parti ci dicevano che eravamo ancora Austria, spesso si meravigliavano che parlassimo l’italiano. In questi ultimi anni è proprio cambiato il modo di vivere ed è scemato il rispetto per tutto ciò che è pubblico.

Non c’è ombra di dubbio che, se anche hai difficoltà economiche o sociali, vivere in un luogo più sostenibile ti fa sentire meglio.

 

E’ molto facile dire che le tasse sono molte, che gli enti locali caricano il cittadino di balzelli senza fornire in cambio servizi. Tutto vero ma è anche vero che dobbiamo pretendere che chi governa si comporti legalmente e che non sperperi il denaro pubblico (tutti abbiamo presente della cronaca apparsa in questi giorni) ma è anche necessario che ogni singolo cittadino, che sia di nazionalità italiana oppure straniera, contribuisca al decoro del territorio ove vive e rispetti le regole.

Dovremmo ogni tanto guardare fuori dai nostri confini. Prendiamo come esempio quanto e come si ricicla che è, a mio vedere, un indicatore di quanto una società è attenta all’ambiente ed alla salvaguardia del proprio territorio.

Nell’Europa del riciclo emergono la Germania, Austria, Danimarca, Svezia, Belgio, Olanda. Si tratta di Paesi che hanno praticamente abolito il ricorso alla discarica e che hanno affrontato il tema dello smaltimento dei rifiuti attraverso la termovalorizzazione e il recupero. Del resto la legislazione europea parla chiaro: entro il 2020 occorrerà portare il riciclo dei rifiuti almeno al 50%. La Germania rappresenta un caso piuttosto interessante, perché è al contempo tra i Paesi europei che producono il maggior quantitativo di rifiuti e tra quelli che ha la maggiore percentuale di riciclo. L’attenzione dei Tedeschi ai temi ambientali è proverbiale e chi ha visitato il loro Paese ha sempre notato la cura con cui i cittadini conferiscono i propri rifiuti, separando in modo capillare e corretto tutte le frazioni riciclabili di cui sono composti.

Il successo della Germania è dovuto a decisioni lontane, che hanno affrontato il problema del riciclo alla radice, ovvero partendo dal settore produttivo. Già nel 1996 i legislatori tedeschi, in seguito all’aumento di discariche nel Paese, emanarono un provvedimento sulla gestione dei rifiuti che richiedeva alle aziende di affrontare la loro produzione in termini di riduzione, recupero e smaltimento ecologicamente compatibile. Le imprese tedesche sono state incoraggiate a progettare i loro processi di produzione e confezionamento eliminando gli sprechi. I rifiuti inevitabili devono essere il più possibile recuperati, riciclandoli o convertendoli in energia. Se questo non è possibile, occorre smaltirli nel modo meno inquinante possibile. Coloro che creano i rifiuti, quindi, sono responsabili del loro smaltimento e devono provvedere nel modo più consono alla tutela dell’ambiente e al recupero dei materiali. Questo vale anche per i rifiuti liquidi, per i residui gassosi e per i rifiuti pericolosi, radioattivi e medici.

(fonte)

In questo paese (l’Italia) si pensa solo come evitare la legge: sia l’industria che il privato cittadino si oppongono con tutte le loro forze a modifiche degli stili di vita e delle procedure operative che portano ad un aumento della sostenibilità.

E’ sufficiente osservare il comportamento della gente comune.

Ad esempio a Trieste è stata introdotta la raccolta dell’umido. In una città è molto difficile fare tale raccolta, perché vivendo prevalentemente in appartamento non è facile fare la differenziata, bisogna riorganizzarsi.

Ci sono alcune persone che, diligentemente, cercano di fare del loro meglio per differenziare destreggiandosi nel riconoscere i vari tipi di imballaggi e sopportando il disagio di avere in casa svariati contenitori per i diversi tipi di rifiuto.

In ogni caso qualcuno fa la raccolta differenziata ma quando sta per gettare, ad esempio l’umido nel bidone corrispondente, ti accorgi che tutta la fatica è vana. All’interno trovi di tutto! (Tutto nel senso di: vestiti, pentole e piatti, vetro, cartoni di imballaggio, sacchetti pieni di bottiglie di plastica, ecc.) Ma che senso ha? Non vuoi fare la differenziata, getta le immondizie nella indifferenziata e non danneggiare il lavoro degli altri! E’ una assoluta mancanza di rispetto e non c’è protesta che tenga a giustificare un tale atteggiamento.

Credo che sia giunta l’ora di avere il coraggio di sanzionare, di far pagare i danni. Questo vale per tutto, perché dove non arriva l’educazione e il rispetto per gli altri allora deve arrivare la punizione. Sfatiamo il mito dei tedeschi ordinati e rispettosi delle regole per il loro DNA: i tedeschi rispettano le regole essenzialmente solo in Germania, dove chi trasgredisce è (quasi) sicuro di essere punito. Basta vederli sfrecciare a 200 km/h in autostrada in Italia, mentre a casa loro appena appare il limite di velocità frenano nemmeno fosse l’ingresso box della F1. La coscienza civica non è innata, ma deriva dalla certezza della pena.

L’educazione al rispetto e della giustizia deve iniziare dai nostri bambini, insegnandogli a rispettare le regole.

 


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