L’importante zona del caput adriae, castellieri

(RDM_AI)

La storia del Friuli Venezia Giulia, terra di confine, affonda le radici nella preistoria e segue un percorso ricco e complesso.

Nel territorio del "Caput Adriae", l’uomo è presente fin dal Paleolitico Inferiore, come dimostrano i resti trovati a Visogliano. Nel Mesolitico e Neolitico si sviluppano insediamenti stabili, mentre nel Carso prevale l’uso stagionale delle grotte. Tribù preindoeuropee come Euganei e Paleoveneti abitavano la zona, dediti a caccia, agricoltura e allevamento. Nel Bronzo Antico nascono i castellieri, borghi fortificati con strutture sociali più complesse.

#preistoria, #castellieri



Argomenti trattati

Le origini del Friuli Venezia Giulia. Età della Pietra e del Bronzo

   I primi abitanti del "Caput Adriae": prima dei castellieri

   Riparo di Visogliano

   Grotta Pocala

   L'Ascesa dei Castellieri: Fortezze Antiche del Friuli Venezia Giulia



I primi abitanti del "Caput Adriae": prima dei castellieri

L'area conosciuta come "Caput Adriae" è il territorio dell'alto Adriatico, che include il Friuli Venezia Giulia e l'Istria. Qui, la presenza umana è molto antica.

Sappiamo che l'uomo abitava questa zona già nel Paleolitico Inferiore. Resti dell'Homo heidelbergensis sono stati trovati nel Riparo di Visogliano, nel comune di Duino Aurisina, con un'età stimata tra 500.000 e 400.000 anni fa. A quel tempo, l'uomo era principalmente un cacciatore-raccoglitore. I ritrovamenti includono punte e lame di selce, tracce di insediamenti e resti umani.

Il Paleolitico è l'epoca più antica della preistoria ed è diviso in tre periodi: Inferiore, Medio e Superiore. Questi periodi si distinguono per il modo in cui veniva lavorata la pietra.

Nel Paleolitico Inferiore, tra 2.000.000 e 250.000 anni fa, l'uomo imparò a ricavare schegge dai ciottoli. Questa tecnica è chiamata Pebble Culture (vedi NOTA 1). In Friuli Venezia Giulia, abbiamo trovato prove di questa cultura nel sito di Visogliano, sul Carso, vicino a Duino-Aurisina (TS).

 

Riparo di Visogliano

Sul lato sud di una dolina posta non lontano dall'abitato di Visogliano si apre un riparo sottoroccia scoperto nel 1974. Gli scavi effettuati hanno evidenziato dei depositi interni di terra rossa, al disotto dei quali è presente uno strato di pietre concrezionate, frammiste a ossa fossili di rinoceronte e cavallo e una cinquantina di strumenti di pietra datati al Paleolitico inferiore (450.000-80.000 a.C.).

La scoperta più interessante è sicuramente quella dei resti ossei di Homo erectus e di Homo sapiens arcaico. Il riparo è un sito importantissimo, l'unico che ci documenta la vita sul Carso in un'epoca così lontana.

Ubicazione del Riparo di Visogliano

Queste, che sono considerate per ora le più antiche tracce di presenze umane.

Probabilmente i nuclei umani erano provenienti dalla vicina  Istria, dove i riscontri di insediamenti umani più antichi vengono datati a circa 800.000 anni fa, favoriti forse dal ritirarsi dei ghiacci.

Le presenze umane risultano più numerose nel Paleolitico medio (120.000-35.000 anni fa): nella  grotta di Pocala, presso Aurisina, ha dato numerose informazioni sull’epoca. La Presenza umana in questo sito viene datata tra i 100.000 e i 50.000 anni fa.

Grotta Pocala

La grotta è protetta in quanto grotta preistorica con reperti eccezionali. Lunga quasi 140 metri e profonda una trentina, consta di un'ampia galleria il cui pavimento conteneva, e probabilmente contiene ancora, abbondantissimi resti di animali pleistocenici e scarsi manufatti. Particolarmente numerosi gli ossami di Ursus spelaeus, attraverso i quali già  nell'altro secolo era stata possibile la ricostruzione di varie decine di scheletri interi, tutt'ora visibili in musei italiani ed esteri. La grotta, in passato, era indicata con i nomi di Fovea del Campo Rosso e Caverna degli Orsi; più diffuso è invece attualmente il nome di Caverna Pocala, derivante dall'indicazione dei villici "Pod-Kalam", che significa "ai piedi delle rocce".

Ubicazione della Grotta Pocala

Altri rinvenimenti inerenti a questo periodo ci furono negli anni 1964-65 presso la grotta del Monte San Leonardo.

Si tratta di una piccola caverna dove nella parte iniziale della cavità nella parte furono rinvenuti dei reperti risalenti al periodo mousteriano.

Nota. Musteriano è un nome dato dagli archeologi ad un periodo in cui venivano usati attrezzi prevalentemente di selce, associato principalmente con l'Homo neanderthalensis e risalente al Paleolitico medio, la parte centrale del Paleolitico

 Nel 1973 furono rinvenuti reperti nella  Grotta di Cotariova, presso  Sgonico (TS), nella grotta del  Çondar des Paganis  in comune di  Faedis (UD).

Nelle aree montane: per citare alcuni esempi, ad Aviano, a Sequals e nelle ‘grotte verdi’ di Pradis. Con la conclusione delle glaciazioni successive al Paleolitico superiore (35.000-8.000 anni fa), l’antropizzazione subì un arresto.

 

Nel Mesolitico (8.500-4.000 anni fa) gruppi di cacciatori-raccoglitori, in parte ancora seminomadi, cominciarono a stanziarsi nei primi piccoli insediamenti. Gli indizi di questa originaria modalità di popolamento stabile si possono ritrovare in tutto il territorio friulano.

La colonizzazione in età neolitica è attestata poi, ad esempio, dagli insediamenti di Sammardenchia (Pozzuolo del Friuli) e di Piancada (Palazzolo dello Stella), che documentano le prime coltivazioni di cereali.

Nella zona del Carso triestino, invece, la presenza umana riconducibile a queste epoche non sembra tradursi nella creazione di villaggi all’aperto ma appare concentrata nelle grotte con caratteristiche che sembrano più quelle della saltuarietà e della stagionalità che della stanzialità, probabilmente anche a causa delle condizioni ambientali e geomorfologiche del territorio, poco adatte all’agricoltura e più favorevoli all’allevamento e alla pastorizia.

Oltre a questi piccoli centri di pianura, una delle forme di insediamento adottate a partire dalle età del Bronzo e del Ferro fu quella dei castellieri.

Durante l’Età della Pietra e del Bronzo si ritiene fosse abitato da tribù Paleovenete o Euganei, le cui attestazioni sono frequenti e investono un’area ampia quanto l’odierna Slovenia. Le genti di origine preindoeuropea che, con modalità seminomade, si erano precedentemente insediate in Friuli assorbirono infatti la loro cultura. A testimoniare la compresenza di popoli diversi nel territorio friulano, permangono tracce prelatine nei nomi di luogo. L’accentuata mobilità che caratterizzava queste genti ha comportato la sopravvivenza di pochi reperti materiali.

Gli Euganei vivevano in piccoli villaggi di capanne e all’occorrenza in caverne. Erano dediti alla caccia, all’allevamento del bestiame e all’agricoltura.

Il territorio interessato toccava a settentrione le Alpi, a levante il Timavo inclusi i monti della Giapidia (attuale Carso), a mezzogiorno le paludi Veronesi, quindi lungo il Po fino al mare fino a tutto il territorio padovano.

Con il passar degli anni, con l’aumentare della popolazione, svilupparono il commercio e l’agricoltura producendo miglio, orzo, conservano i boschi di querce per produrre ghiande ed alimentare sterminate mandrie di porci.

Le comunicazioni tra le Alpi e il mare erano rese possibili da numerosi corsi d’acqua che costituirono le strade maestre della preistoria. Mentre nelle zone lagunari si sviluppò la navigazione interna.

Vivevano in comunità di poche decine di individui legati da rapporti di parentela. I loro villaggi erano costituiti da poche capanne di limo argilloso e ramaglie su un’intelaiatura di paletti e non duravano più di un paio di generazioni.

Gli spostamenti stagionali dei pastori lungo i percorsi fluviali che collegavano la pianura alla montagna rendevano possibile la circolazione di manufatti metallici.

L'Ascesa dei Castellieri: Fortezze Antiche del Friuli Venezia Giulia

Il Bronzo Antico (2300 - 1700/1600 a.C.) è un periodo poco conosciuto, ma fondamentale per la regione. In quel tempo, le popolazioni iniziarono a stabilirsi in modo più permanente, come dimostrano i numerosi tumuli funerari trovati nel Carso triestino (Monte Ermada, Monte Orsario, Monte Cocusso, Monte Grisa) e nella pianura friulana.

Proprio nel Bronzo Antico, grazie a una crescita della popolazione e all'intensificarsi degli scambi commerciali via terra e mare con le civiltà più avanzate dell'Adriatico meridionale e con le regioni alpine e balcaniche ricche di metalli, l'organizzazione sociale cambiò. Questo portò alla nascita dei primi castellieri.

I castellieri erano veri e propri borghi fortificati, costruiti su colline e protetti da una o più cinte murarie. Erano i primi centri abitati organizzati della nostra regione. A partire dal XX e XIX secolo a.C., l'Italia nord-orientale vide sorgere questi nuovi insediamenti. Erano molto più grandi dei villaggi precedenti, frutto dell'unione di diversi gruppi umani. Questi centri, inizialmente pochi, avevano difese visibili da lontano ed erano destinati a durare nel tempo. Sorgevano in posizioni dominanti o in luoghi adatti ai commerci. Questa nuova cultura dei castellieri si diffuse prima in Istria, poi nel Friuli (chiamato "cjastelîr" in friulano), Venezia Giulia, Dalmazia, Veneto e aree vicine.

Le comunità che vivevano nei castellieri erano formate da poche centinaia di persone. Dovevano avere una forte unità interna e un'ottima organizzazione, ma probabilmente senza grandi differenze sociali.

Sviluppo e Crisi dei Castellieri

Tra il 1600 e il 1200 a.C. ci fu un grande aumento demografico. I luoghi scelti per gli insediamenti erano sempre più curati: zone fertili, vicine all'acqua per uomini e animali, e facili da raggiungere. Si svilupparono due tipi di villaggi: quelli "di ambiente umido" vicino a fiumi o dossi fluviali, e i villaggi fortificati (i castellieri), per lo più su alture. L'abitudine di fortificare i villaggi, comune in Europa e nel Nord-Est italiano, mostra chiaramente la necessità di difendersi e i conflitti tra le tribù.

Questo periodo di crescita della popolazione fu cruciale per la protostoria della regione, mostrando influenze diverse: il Friuli orientale era legato alla Slovenia attuale; la zona a ovest del Tagliamento si apriva al Veneto e al resto d'Italia; la pianura tra Tagliamento e Isonzo riceveva stimoli da nord e sud; le colline e le Prealpi erano più orientate verso le culture alpine.

Intorno al XII secolo a.C., la regione visse una crisi generalizzata. Forse fu dovuta allo sfruttamento eccessivo delle risorse, come il disboscamento per l'edilizia, la metallurgia e la vita quotidiana. In Friuli, la crisi colpì soprattutto la bassa pianura, la zona più ricca e popolata. Forse anche i rapporti tra tribù vicine peggiorarono, tanto che i villaggi fortificati dell'alta pianura udinese sembrarono trarre vantaggio dalla situazione.

Nella bassa pianura udinese, gli insediamenti "di ambiente umido" scomparvero, e la vita si concentrò in aree più piccole, come Aquileia, e lungo vie importanti, come quella che segue le risorgive, dove rifiorì il villaggio arginato di Castions di Strada. Nell'alta pianura e lungo la Pedemontana il recupero fu più rapido. Tra l'XI e il X secolo, ci fu un notevole aumento delle costruzioni, con l'ampliamento di aree abitate e la fondazione di nuovi villaggi fortificati. In questo periodo fu fondata Gradisca di Spilimbergo per proteggere un importante punto di attraversamento fluviale.

Nel IX secolo a.C., in Friuli e in generale nel Nord-Est, la società vide l'emergere di capi guerrieri. Si svilupparono ampi scambi via terra e mare. L'Alto Adriatico condivideva tratti culturali comuni, come dimostra l'uniformità della ceramica prodotta in Friuli, nel Veneto orientale e nella Venezia Giulia. I centri più grandi, con quelli vicini, formavano complessi sistemi insediativi, come nel caso di Udine e dei suoi insediamenti satelliti.

In sintesi, questo periodo fu caratterizzato da un'abbondanza di influenze da diverse direzioni, favorite dalla geografia della regione (con la sua rete di collegamenti terrestri e buoni approdi), e da una solida organizzazione sociale tribale avanzata. Questo permise ai castellieri dell'entroterra di fungere da tramite efficace con le aree alpine e transalpine, mentre la zona di Aquileia faceva da ponte tra il mondo veneto-padano e le regioni dell'arco alpino orientale, fino al Carso, all'Istria e alla penisola balcanica.

 

Il Declino e Nuove Aperture

Dopo un periodo di notevole stabilità e unità culturale che terminò nell'VIII secolo a.C., il Friuli si legò culturalmente al Veneto, in particolare a Este, lungo la via dell'Adige, che aveva sostituito il Po come asse principale dei commerci tra il Veneto e la Pianura Padana.

Il periodo tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo a.C. fu segnato da crisi locali. Alcuni siti prima fiorenti, come Castions e Variano, cessarono di esistere; altri furono temporaneamente abbandonati: la fortezza di Gradisca di Spilimbergo fu distrutta da un violento incendio e rimase deserta per circa un secolo.

A causa dello spostamento delle vie commerciali, i castellieri e gli abitati della pianura affrontarono momenti difficili. Contemporaneamente, altri centri come Montereale Valcellina, Invillino e Paularo in Carnia, e Santa Lucia di Tolmino nell'alto Isonzo, crebbero rapidamente. Nello stesso tempo, a sud delle risorgive, furono fondati nuovi insediamenti.

Tra la fine del VII e il VI-V secolo a.C., il Friuli protostorico visse un ultimo periodo di grande prosperità. Iniziò un ciclo di trasformazioni veloci, di crescenti differenze sociali e culturali, e di nuove aperture verso il mondo esterno. Nel Nord-Est cominciarono a diffondersi manufatti preziosi prodotti in Etruria, nell'area veneto-padana, nell'Italia adriatica, in Grecia e persino nel mondo fenicio-punico. Oltre le Alpi, nel frattempo, si erano formati dei "principati" celtici che, tramite le comunità stanziate a sud delle Alpi, entrarono in contatto con le ricche aree dell'Italia peninsulare, in grado di soddisfare il loro desiderio di ottenere vasi in bronzo da simposio e ornamenti di lusso.

Nell'alta pianura, la popolazione si concentrò in pochi abitati — Gradisca di Spilimbergo, Pozzuolo del Friuli, Udine — posizionati strategicamente per i commerci con l'Oltralpe (Austria e Slovenia), da cui provenivano i rifornimenti di ferro.

Questo fu l'ultimo periodo di vita e vitalità culturale per i castellieri dell'alta pianura. Tra il V e il IV secolo a.C., questi centri subirono una crisi grave e irreversibile. Diversa fu la situazione della costa: Aquileia, al contrario, continuava a prosperare.

 

 

Nota 1. Pebble cultures. Ciclo di culture (ingl. «culture del ciottolo») risalente al Paleolitico inferiore, di cui sono stati trovati giacimenti in Africa: manufatti litici (ciottoli scheggiati a sferoidi o tagliati a un’estremità), associati ai più antichi Ominidi noti.

 

 

BorgnaElisabetta, Cassola GuidaPaola, CorazzaSusiIl Friuli prima dei Romani.Tiere Furlane2010,Vol. Anno 2,1.

GrassiNiccolo Notizie Storiche della Provincia della Carnia1782.

IveticEgidio Istria nel tempo2006.

LirutiGianGiuseppe Notizie delle Cose del Friuli secondo i tempi Vol. 11777.

Francesco di Manzano Annali del Friuli ossia raccolta delle cose storiche appartenenti a questa regione Vol. I1858.

Paola Maggi, Fabiana Pieri, Paola Ventura, Monte Castellier. Le pietre di Elleri narrano la storia, 2005

 

 

 



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