La crescita della popolazione, una classe media globale in espansione e l'urbanizzazione stanno presentando sfide per i sistemi alimentari

Crescita demografica mondiale  e crisi alimentare

L’attuale popolazione della Terra ha raggiunto i 7,8 miliardi di persone. La maggior crescita della popolazione avverrà nei paesi in via di sviluppo. I cambiamenti demografici stanno avendo un impatto drammatico sulla domanda globale di cibo. I sistemi alimentari globali dovranno essere preparati per soddisfare un aumento significativo della domanda alimentare globale, fornendo anche diete di alta qualità.

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Il 5 marzo 2015, in un discorso del Commissario per l’Ambiente, Affari marittimi e pesca europeo, Karmenu Vella, ha sottolineato che:

“… in un mondo in cui la popolazione mondiale aumenta più di 200.000 unità ogni giorno, con tutta la domanda che pone sulla terra, acqua, cibo, mangimi, fibre, materie prime ed energia, questo non è più sostenibile”

 

L’attuale popolazione della Terra ha raggiunto i 7,8 miliardi di persone

Nel corso dell'ultimo anno il numero della popolazione terrestre è aumentato di 5,3 milioni di unità.

Si stima che il numero degli abitanti della Terra fosse di circa 250 milioni attorno all’anno Mille, di circa 500 milioni nel 1650 per raggiungere, agli inizi dell’Ottocento, il miliardo. La velocità di accrescimento è aumentata nel tempo: il tasso di incremento annuo è stato inferiore allo 0,5% dal 1650 al 1850, crescendo al 0,69% nel periodo 1850-1950. La massima espansione della popolazione mondiale si è registrata nel periodo 1950-2000, dove l’incremento annuo è stato dell’1,79%.

Il massimo livello della crescita demografica mondiale si è verificata agli inizi degli anni 60 dello scorso secolo, quando la popolazione mondiale era nettamente divisa in due parti: da una parte il mondo occidentale industrializzato (circa un miliardo di abitanti) ricco, molto longevo e poco prolifico; dall’altra la restante parte del mondo, i paesi cosiddetti in via di sviluppo (circa due miliardi di abitanti) poveri, poco longevi e molto prolifici. Dagli anni 60 è iniziato un processo di “convergenza” mondiale, verso minori livelli di fertilità e maggiori livelli di longevità che ha interessato soprattutto i paesi asiatici (in primo luogo il paese più popoloso del mondo, la Cina). E’ un processo che estendendosi a tutti i continenti e a tutti i paesi, sia pure con diverse velocità e con persistenti, profonde diseguaglianze, sta producendo due fondamentali conseguenze:

  1. il rallentamento nella crescita della popolazione mondiale e insieme una redistribuzione del numero degli abitanti tra i vari continenti;
  2. il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale.

Se erano stati necessari meno di 40 anni (dal 1960 al 1999) per produrre il raddoppio della popolazione mondiale (da 3 a 6 miliardi di abitanti), la progressiva riduzione della fertilità e della conseguente contrazione della massa di donne in età fertile sta fortemente rallentando il ritmo di crescita della popolazione della Terra, che tuttavia è diseguale nelle varie regioni del mondo: fortemente contenuto in Europa, ancora molto sostenuto in Africa.

I cambiamenti demografici stanno avendo un impatto drammatico sulla domanda globale di cibo.

Secondo il Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale dovrebbe crescere da 7,6 miliardi nel 2017 a 8,6 miliardi entro il 2030 e quindi a 9,8 miliardi entro il 2050.

Dimensione della popolazione e tasso di crescita annuale per il mondo

Dimensione della popolazione e tasso di crescita annuale per il mondo: stime, 1950-2020 e proiezione della variante media con intervalli di previsione del 95%, 2020-2100. Data source: United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division (2019). World Population Prospects 2019.

La maggior parte di questa crescita avverrà nei paesi in via di sviluppo.

La crescita della popolazione è distribuita in modo non uniforme in tutto il mondo e all'interno delle nazioni, a causa delle differenze nei modelli di fertilità e nelle tendenze migratorie. I paesi con tassi di fertilità elevati, popolazioni giovani e tassi di mortalità in forte calo cresceranno più rapidamente di altri.

In Africa, secondo le Nazioni Unite, le popolazioni di 26 paesi dovrebbero almeno raddoppiare tra il 2017 e il 2050.

Distribuzione e composizione della popolazione mondiale

Distribuzione e composizione della popolazione mondiale. United Nations Population Fund (2017). Clicca sull'immagine per ingrandire.

 

L'impatto della crescita naturale della popolazione è parzialmente mitigato dai modelli migratori, che porteranno a spostamenti della popolazione dalle regioni meno sviluppate a quelle più sviluppate e dalle aree rurali a quelle urbane.

I sistemi alimentari globali dovranno essere preparati per soddisfare un aumento significativo della domanda alimentare globale, fornendo anche diete di alta qualità.

L'urbanizzazione globale sta influenzando anche la domanda alimentare.

Secondo il rapporto World Urbanization Prospects delle Nazioni Unite, la percentuale di persone che vivono nelle aree urbane aumenterà del 68% entro il 2050 (nel 1950, solo il 30% della popolazione mondiale era urbana). Dei 2,5 miliardi di persone che si prevede entreranno nella popolazione urbana entro il 2050, quasi il 90% di loro sarà in Asia e Africa.

Man mano che le società diventano più urbanizzate, meno persone si dedicano all'agricoltura e sempre più cibo verrà prodotto intensivamente con un crescente  impatto ambientale.

La classe media in rapida crescita nei mercati in via di sviluppo sta ora ignorando i precedenti prodotti di base poiché consuma più alimenti trasformati, carne, pesce, pollame e latticini. Nel documento del 2012 dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, World Agriculture Towards 2030/2050, gli autori hanno affermato che la gli impatti combinati di una popolazione in crescita e di una classe media in espansione potrebbero aumentare domanda alimentare mondiale del 60% entro il 2050, rispetto a Livelli 2005/2007.

Sono stati individuati alcuni modi potenziali per affrontare la crescente domanda. Una ricerca pubblicata dall'Istituto sull'ambiente dell'Università del Minnesota nel 2013 ha rilevato che solo il 55% delle calorie globali delle colture veniva consumato dagli esseri umani, poiché il 36% veniva utilizzato per l'alimentazione animale e il 9% era destinato a biocarburanti e usi industriali. Secondo lo studio, coltivare più cibo esclusivamente per il consumo umano diretto potrebbe aumentare le calorie alimentari disponibili fino al 70% e nutrire altri 4 miliardi di persone.

Con l’aggravarsi delle condizioni climatiche ci sarà un incremento della pressione sulle risorse idriche.

Si prevede che entro il 2030 quasi la metà della popolazione mondiale vivrà in aree ad alto stress idrico, tra cui l’Africa che conterà tra 75 e 250 milioni di persone sottoposte a tale pressione. Inoltre, la scarsità d’acqua in alcune zone aride e semiaride provocherà lo spostamento di un numero di persone comprese fra 24 e 700 milioni.

Oltre alla scarsità d’acqua in alcune regioni aride della Terra, la pressione sulle risorse idriche aumenta drammaticamente anche con il miglioramento della qualità della vita, la crescita dei centri urbani e l’incremento dei livelli di consumo, tutti fattori che determinano anche un’impennata della domanda di energia.

Il drammatico aumento della produzione di biocarburanti ha aggiunto ulteriori pressioni a quelle già esistenti. Ad esempio la produzione di etanolo è triplicato nel periodo 2000 - 2007 con un conseguente incremento della richiesta idrica di 1000 - 4000 litri per un solo litro di biocarburante.

Se, secondo le nuove stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale si attesterà a 9 miliardi nel 2050, incremento dovuto soprattutto ai paesi in via di sviluppo, bisogna assolutamente chiedersi quanto sia sostenibile la crescita economica e demografica dell’uomo.

La biosfera e gli ecosistemi della Terra sono troppo fragili per sostenere tale crescita.

La guerra in Ucraina e il cambiamento climatico sta peggiorando la crisi alimentare

Si prevede un ulteriore peggioramento della crisi alimentare globale, soprattutto a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Si stima che questa crisi riguarderà centinaia di milioni di persone in numerose aree del mondo.

Il recente blocco del porto di Odessa e di altri porti nel Mar Nero imposto dalla Russia sta rendendo impossibile l’esportazione via nave di quasi tutto il grano disponibile in Ucraina.

Nel frattempo in altre parti del pianeta gravi periodi di siccità e ondate di calore hanno portato a una riduzione dei raccolti, con ulteriori ripercussioni per l’intero sistema alimentare.

La situazione era già piuttosto complessa all’inizio del 2022, in parte a causa della crisi delle materie prime dovuta alla pandemia e agli effetti del cambiamento climatico. 

Il mondo si sfama soprattutto grazie ai cereali, e in particolare al grano, che a seconda delle varietà offre una notevole versatilità per la produzione di pane, pasta e altri alimenti che possono essere conservati a lungo. I cereali sono prodotti in numerosi paesi, ma molti di questi devono comunque importarne grandi quantità per soddisfare la domanda interna. Per motivi geografici e di disponibilità di grandi aree coltivabili, alcuni paesi sono avvantaggiati ed esportano ogni anno enormi quantità di grano: in condizioni normali riescono a compensare eventuali squilibri, dovuti per esempio a raccolti meno ricchi del solito in alcune aree del mondo.

Negli ultimi decenni, la gestione dei raccolti e la logistica per la produzione dei cereali sono migliorate sensibilmente, ma il sistema ha comunque alcuni punti deboli che possono far inceppare il meccanismo. L’attuale crisi e il suo prospettato peggioramento sono condizionati da fattori collegati tra loro che comprendono la guerra in Ucraina e il conseguente blocco dei porti nel Mar Nero, le ondate di caldo in India e una ridotta resa dei campi in altre aree del mondo a causa di eventi atmosferici riconducibili al cambiamento climatico.

Nel 2021, la Russia è stato il primo paese esportatore di grano con 39 milioni di tonnellate venduti all’estero, l’Ucraina il quinto con 17 milioni di tonnellate. Da soli, i due paesi hanno coperto quasi il 30% di tutto il settore, senza contare le esportazioni di altri cereali impiegati soprattutto per l’allevamento di animali. L’Ucraina è stata inoltre il primo produttore di semi di girasole, con la Russia al secondo posto: i due paesi hanno il controllo di quasi il 12% del mercato dell’olio vegetale su scala globale.

In Europa le precipitazioni nel periodo primaverile sono state ben al di sotto delle medie stagionali, e proprio in un periodo in cui il grano ha bisogno d’acqua per completare la propria crescita. La mancanza di pioggia è stata poi accompagnata da un periodo insolitamente caldo a maggio, con temperature che hanno superato sensibilmente le medie del mese. Una coda piovosa di primavera potrebbe aiutare a evitare il peggio, ma la resa dei campi sarà comunque inferiore rispetto al solito.

Le cose non sembrano andare meglio negli Stati Uniti, con l’ampia fascia di territorio in cui ci sono grandi coltivazioni di grano e altri cereali soggetta a un prolungato periodo di siccità, il peggiore dell’ultima decina di anni. Il 40% del grano coltivato è di qualità scarsa rispetto al solito e con una resa inferiore. Si stima che la produzione del grano duro invernale sarà del 21% in meno rispetto a quella dello scorso anno.

Nel 2021 la Cina aveva avvisato di prevedere il peggior raccolto di grano invernale a causa delle alluvioni che avevano interessato alcune delle principali aree agricole del paese. Le forti piogge avevano causato danni e reso inutilizzabili i campi per settimane, ritardando o rendendo impossibile la semina.

Le recenti ondate di caldo in India e Pakistan, con temperature massime che hanno raggiunto i 49°C, hanno avuto importanti conseguenze per l’agricoltura.

Quello che si rivela importante è quindi l'uso che si fa delle risorse e la capacità di evitare il più possibile gli sprechi.

Rivedere l'uso e frenare l'estremo consumo delle risorse che caratterizzano i nostri giorni – e ciò a cominciare dai paesi “ricchi”, i paesi del consumo di massa – può essere una misura che aiuta ad evitare che i paesi in rapida crescita economica seguano le traiettorie di quelli del mondo ricco: oggi gli africani e gli asiatici più poveri producono 0,1 tonnellate di CO2 ogni anno rispetto alle 20 tonnellate di ogni nordamericano. La crescita sta aiutando centinaia di milioni di uomini a sfuggire dall'estrema povertà ma è troppo forte il rischio che questo processo avvenga sullo stesso modello delle ricche nazioni dell'Europa e dell'America settentrionale, che per raggiungere le loro posizioni hanno divorato troppe risorse, con conseguenze disastrose per il pianeta. D'altronde, le parti del mondo in cui le popolazioni sono in più rapida crescita sono anche quelle più vulnerabili ai cambiamenti climatici, alle conseguenze del riscaldamento globale, alla penuria di acqua, alle migrazioni di massa e al calo delle derrate alimentari.

Se non si prendono gli adeguati provvedimenti, la storia insegna che un calo della capacità di crescita economica delle società provocherà inesorabilmente un aumento delle tensioni sociali con le conseguenze globali che tutti conosciamo e temiamo.

 

 

World Population Prospects 2019: Highlights

UN Environment Programme, Geo 6, 2019

Il Post, La crisi alimentare che abbiamo davanti