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Il tasso di povertà estrema globale è aumentato nel 2020 per la prima volta in oltre 20 anni

 

 

L'Agenda 2030 riconosce che sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni, compresa la povertà estrema, è la più grande sfida globale e un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile.

Il rallentamento dei progressi nella riduzione della povertà dal 2015 è stato ulteriormente rallentato dal COVID-19 e il tasso di povertà estrema globale è aumentato nel 2020 per la prima volta in oltre 20 anni. 

 

La povertà nel Mondo (2021).

La triplice minaccia di COVID-19, conflitto e cambiamento climatico rende irraggiungibile l'obiettivo globale di porre fine alla povertà entro il 2030, a meno che non vengano attuate azioni politiche immediate e sostanziali.

Ad aggravare le minacce all'eliminazione della povertà poste dai cambiamenti climatici e dai conflitti, la pandemia di COVID-19 è destinata ad aumentare il numero di poveri nel 2020 tra 119 e 124 milioni di persone, causando un aumento del tasso di povertà estrema per la prima volta in una generazione.

Otto "nuovi poveri" su 10 si trovano in paesi a reddito medio. Si prevede che entro il 2030 circa 600 milioni di persone vivranno ancora in condizioni di estrema povertà.

Anche prima della pandemia, il ritmo della riduzione della povertà globale stava rallentando, e si pensava che l'obiettivo globale di porre fine alla povertà entro il 2030 sarebbe mancato. La pandemia sta riportando decine di milioni di persone nella povertà estrema, annullando anni di progressi. 

La pandemia ha evidenziato la necessità di rafforzare la protezione sociale, la preparazione e la risposta alle emergenze, tali misure sono insufficienti a salvaguardare i poveri e i vulnerabili, che ne hanno maggiormente bisogno.

Uragani, inondazioni, terremoti, incendi e altre catastrofi naturali estreme aggravano la povertà. 

La povertà in Europa (preCovid)

In Europa, la povertà estrema non è presente tra gli occupati; e possibile però calcolare la percentuale di occupati a rischio di povertà reddituale, cioè coloro che, sebbene abbiano una occupazione, percepiscono un reddito equivalente inferiore al 60% del reddito equivalente mediano (dopo i trasferimenti sociali). In Europa, il 9,4% degli occupati vive in condizione di povertà reddituale; l’Italia e quintultima tra le nazioni della comunità europea, con il 12,2% degli occupati a rischio di povertà. Presentano percentuali più alte di lavoratori in condizioni di rischio di povertà soltanto la Grecia, la Spagna, il Lussemburgo e la Romania.

 

 

La povertà in Italia (preCovid)

In Italia nell’ultimo anno si sono riscontrati miglioramenti per la gran parte degli indicatori,

In Italia, nel 2018, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale era pari al 27,3% in diminuzione rispetto all’anno precedente. Il livello italiano rimane comunque superiore a quello europeo.

Le disparita regionali sono molto ampie: il Mezzogiorno presenta i valori più elevati per tutti gli indicatori.

Nel 2019 si confermano i progressi nella riduzione della povertà in Italia: l’incidenza di povertà assoluta riguarda il 6,5% delle famiglie e il 7,8% degli individui (7% e 8,4% nel 2018). Ampie le differenze tra Nord, Centro e Mezzogiorno. L’incidenza di povertà assoluta individuale e pari a 10,2% nel Mezzogiorno, mentre nel Nord e nel Centro e pari al 6,8% e al 5,8% rispettivamente.

 

 

La povertà in Friuli Venezia Giulia (SDGS 2019)

Il primo obiettivo, eliminare la povertà, è diviso in più punti. Oltre alla povertà, è stato valutato anche l’accesso ai servizi e la percentuale di persone che sono state colpite dai disastri naturali.

 

 

 

 

In tutti i punti, il Friuli Venezia Giulia ha standard maggiori rispetto alla media nazionale.

Rispetto alle regioni del nord- est, invece, in Friuli Venezia Giulia c’è una maggiore incidenza della povertà e c’è meno lavoro. Tra i servizi, la nostra regione non è sufficientemente coperta dalla banda larga fissa e/o mobile.