Il primo uomo che andò sulla Luna con la fantasia fu Luciano di Samosata.

Intorno al 150 d.C., nell’Antica Grecia, nasceva la letteratura fantastica, dalla quale deriverà la fantascienza. Luciano di Samosata scrive il primo libro di fantascienza “Di Una Storia Vera”. In Icaromenippo, o il passa nuvoli”, il protagonista osserva la Terra dalla Luna

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Contrariamente alla credenza popolare, la conquista dello spazio non è cominciata a metà del 20° secolo, ma molto prima. Il primo uomo che andò sulla Luna con la fantasia fu Luciano di Samosata.

Intorno al 150 d.C., nell’Antica Grecia, nasceva la letteratura fantastica, dalla quale deriverà la fantascienza.

Il primo scrittore di questo nuovo genere letterario, ampiamente riconosciuto dagli studiosi, fu il poeta greco Luciano di Samosata che scrisse “Di Una Storia Vera”. L’opera è scritta in forma autobiografica ed è nata con l’intento di essere una parodia di un poema epico ma è diventata, a tutti gli effetti, il primo libro di fantascienza della storia.

“Di Una Storia Vera”

Di Una Storia Vera

Luciano di Samosata descrive la Luna abitata soltanto da uomini, travagliata dalla miseria e dalla disoccupazione e in guerra con il Sole.

Il libro narra l’avventura di un gruppo di persone che, capitanate dall’autore, decidono di attraversare le Colonne d’Ercole per vivere delle avventure strabilianti. Luciano trasporta il lettore in un’atmosfera fantastica che permea tutto il romanzo, rinunciando a ogni pretesa di verosimiglianza e lasciando viaggiare la fantasia. È il primo testo in cui si descrive un viaggio sulla Luna.

«Un giorno navigavo verso l’Oceano d’Occidente, spinto da un vento propizio. Causa fondamentale del viaggio era stata l’irrequietezza della mia mente e la volontà di sapere dove finisse l’Oceano e quali uomini vivessero al di là di questo. A tale scopo caricai moltissimi viveri, una quantità d’acqua sufficiente; mi procurai inoltre un buon numero di armi, presi il miglior pilota e rinforzai la nave — era un battello leggero — attrezzandola per una navigazione lunga e pericolosa. Navigammo, dunque, per un giorno e una notte col vento propizio, ma non progredimmo gran che e la terra era ancora in vista. Il giorno seguente col sorgere del sole il vento crebbe, le onde ingrossarono e si fece un buio tale che non era nemmeno più possibile ammainare la vela. Cedemmo alle raffiche e ci lasciammo andare restando settantanove giorni in balia dell’uragano».

L’opera appartiene all’età matura e finale del retore siriano: verso il 180 d.C..

Privo allora, com’egli racconta, di alcunché di serio da raccontare, e più onesto di qualche storico azzardato e di qualche epico sfacciato, come Omero, quali narrano cose mai viste o mai accadute spacciandole per vere; e dall’altra parte per prendersi un po’ di sollievo dagli studi severi.

Scampato alla tempesta con i suoi compagni, il protagonista della “Storia Vera” approda su un’isola misteriosa.

Il primo incontro è con un fiume dove scorre del vino eccellente, dove è possibile pescare dei pesci che li ubriacano tutti quanti ed è il primo dei mille prodigi di cui e intessuto il breve romanzo. Subito dopo, i naviganti, ripartiti e investiti nelle vele da un vento gagliardo, vengono sospinti in cielo approdano su un’isola aerea con una foresta fossile.

ippogrifo

Ci sono sequoie e abeti, ma anche molte specie scomparse: che altro potrebbe essere se non la Luna?

Strani esseri abitano il paese, vago e ben coltivato. Ci sono gli ippogrifi (creature leggendarie originata dall’incrocio tra un cavallo ed un grifone, con testa e ali di aquila, zampe anteriori e petto da grifone ed il resto del corpo da cavallo). Ci sono uomini che cavalcano grandi grifi a tre teste come su cavalli alati. I grifi sono addirittura immani: hanno penne lunghe e massicce più di un albero di un galeone.

Nella Luna non c’erano donne: il gentil sesso vi è affatto sconosciuto. Vi nascono soltanto esseri maschili, e tra maschi — naturalmente — avvengono i casti connubi.

C'è poi un altro guaio assai serio. Neanche sulla Luna è stato possibile risolvere il problema economico-sociale. (Tutto il mondo è paese!). Poiché — là, come qui da noi — ci sono i ricchi e ci sono i poveri disperati.

C’è un problema che tormenta il paese lunare: quello della disoccupazione.

Al momento dell’atterraggio, gli astronauti trovarono una vera e propria «guerra calda». Endimione, re della Luna, è in lotta con Fetonte, re del Sole. Per ovviare alla disoccupazione permanente, il governo della Luna aveva ideato un’emigrazione in massa dei suoi sudditi con l’intento di colonizzare qualche zona disabitata del Sole. Figuriamoci quel Fetonte! Respinge con sanguinose perdite il nemico entro i naturali confini.

Gli audaci pionieri, dopo aver effettuato altri voli (sempre avendo come base aerea la Luna) nello Zodiaco e a Lucernopoli, e poi nel paese dei sogni e dei poeti. Travolti da una violentissima burrasca riescono a farla franca e ritornare a terra. Qui il veliero di Luciano viene inghiottito da una balena.

Il ventre del mostro è quello dei vascelli naufragati in fondo al mare, con pesci e altri animali fatti a pezzi, vele e ancore di navi, ossa umane, carichi di mercanzie; ma vi si stende anche un’enorme pianura, e alture fatte col fango ingoiato dal mostro, e alberi, e gabbiani e alcioni che volano, un vero continente abitato da esplorare e descrivere. Usciti astutamente dalla bocca della balena, ecco il mare percorso da uomini che vi pattinano con i piedi di sughero, e infine ecco l’isola dei Beati, un profluvio di fiori e di frutti, uno scenario di raffinati banchetti e di straordinari incontri coi più celebri trapassati, croi, filosofi, scrittori. Dopo questo momento delle frecciate letterarie di Luciano, il viaggio volge al termine.

La Storia vera è un’invenzione libera, lo sfogo di una fantasia.

“Icaromenippo, o il passa nuvoli”

Icaromenippo, o il passa nuvoli

In questo contesto di fantasia merita parlare anche dell’opera “Icaromenippo, o il passa nuvoli” di Luciano. In questa storia, precedente a “Di Una Storia Vera” si racconta come Menippo abbia raggiunto la Luna utilizzando l’idea di Icaro.

“….Perchè Icaro s'appiccò le ali con la cera, che al sole tosto si liquefece, ed ei rimasto spennacchiato dovette cadere: ma le mie brave ali non avevano cera.Presi una grande aquila, ed un forte avvoltoio, e tagliate loro le ali....

Continuando a leggere l’opera è possibile ammirare la Terra vista dalla Luna  

“Avvicinandomi alla luna, e lasciate molto indietro le nuvole, mi sentivo stanco, massime nell'ala sinistra, quella dell'avvoltoio: però arrivato in essa, e sedutomi, mi riposavo, guardando giù su la Terra come il Giove di Omero, e gettando lo sguardo or su la Tracia altrice di cavalli, or su la Mesia; e poi a mio talento su la Grecia, su la Persia, su l'India: e quella gran vista mi empiva di diletto meraviglioso ….

E primamente parvemi molto piccola veder la terra, assai più piccola della luna; per modo che a un tratto volgendomi in giù, non sapevo più dove fossero questi monti e questo sì gran mare; e se non avessi scorto il colosso di Rodi e la torre del Faro, la mi saria interamente sfuggita. Ma queste due moli altissime, e l'Oceano che tranquillo rifletteva i raggi del sole, mi fecero accorto che io vedevo la terra. E come vi ficcai gli occhi attenti mi si parò innanzi tutta la vita umana, non pure le nazioni e le città, ma gli uomini stessi, chi navigava, chi guerreggiava, chi coltivava i campi, chi piativa; e le donne, e le bestie, e tutto quello che l'almo seno della terra nutrisce.”

 

Luciano di Samosata, Di una storia vera (traduzione di Luigi Settembrini del 1862)

Luciano di Samosata, “Icaromenippo, o il passa nuvoli”