Keplero rivisitò le teorie di Copernico. Nel 1609 pubblicò il libro “Astronomia Nova” in cui formulò le sue teorie sugli astri

Keplero rivisitò le teorie di Copernico. Nel 1609 pubblicò il libro “Astronomia Nova” in cui formulò le sue teorie sugli astri ossia che l’orbita descritta da ogni pianeta nel proprio moto di rivoluzione è un’ellisse di cui il Sole occupa uno dei due fuochi.

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Keplero nacque a Weil der Stadt, una città tedesca, il 27 dicembre 1571. La sua famiglia era umile ma molto particolare. Il padre un avventuriero e soldato mercenario mentre la madre era una fattucchiera dedita alle arti magiche apprese da una parente finita sul rogo come strega.

Johannes era di gracile costituzione e senza dubbio fu questa circostanza ad indurre i genitori ad avviarlo agli studi anziché ad attività manuali.

Come studente di teologia a Tubinga, università protestante dove insegnavano alcuni seguaci del copernicanesimo; tra questi vi era Michael Maestlin, che convinse Keplero della validità delle teorie di Niccolò Copernico.

Nel 1594, Keplero ricopre l’incarico di professore di matematica presso il seminario protestante di Graz, in Stiria.

Nel 1596 pubblica il suo primo libro, il Mysterium Cosmographicum dove associa il sistema eliocentrico i cinque poliedri regolari della geometria. L'astronomo tedesco sostiene la concezione di una natura strutturata geometricamente da Dio. Da questo presupposto Keplero crede di poter arrivare a descrivere l'ordine celeste attraverso la matematica, tuttavia il risultato finale più che l'esito di osservazioni e studi appare una visione filosofica del mondo.

Keplero immaginò dapprima  una serie di sfere e di cubi alternativamente inscritti uno nell'altro e suppose una proporzionalità tra i raggi delle sfere e i raggi delle orbite planetarie. In questo modo egli cercava una spiegazione magica e misteriosa dei valori delle orbite.

In ogni caso in questo libro Keplero elenca le ragioni per cui si debba preferire il sistema di Copernico a quello di Tolomeo. Inoltre scrive un’importante affermazione.

I piani delle orbite dei pianeti passano per il centro dell’orbita del Sole e non per il centro dell’orbita terrestre, come riteneva Copernico, ed è costante la loro inclinazione rispetto al piano di tale orbita.

Verso la fine del 1599 Tycho Brahe, un astronomo sperimentale,  gli offrì un posto come suo assistente, che Keplero accettò, sfuggendo così anche agli editti contro i luterani che venivano emanati in Austria dai sovrani Ferdinando II d'Austria e Massimiliano III d'Austria, entrambi ferventi controriformatori.

In cinque anni di ricerca, Keplero pervenne, attraverso lo studio dell’orbita di Marte, alle prime due leggi che portano il suo nome. Queste leggi vennero descritte in “Astronomia Nova”.

Prima legge di Keplero

L'orbita descritta da ogni pianeta nel proprio moto di rivoluzione è un'ellisse di cui il Sole occupa uno dei due fuochi.

Seconda legge di Keplero

Durante il movimento del pianeta, il raggio che unisce il centro del Pianeta al centro del Sole (raggio vettore) descrive aree uguali in tempi uguali.

 

Soltanto nel 1618, nei giorni della defenestrazione di Praga e dell’inizio della guerra dei Trent’Anni, Keplero determinò la sua terza legge che stabiliva la connessione tra il moto di un pianeta e la sua distanza dal Sole. La legge fu descritta in “Mysterium Cosmographicum

Terza legge di Keplero

Il quadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta è proporzionale al cubo della sua distanza media dal Sole.

 

I contemporanei accolsero con indifferenza le leggi di Keplero. Lo stesso Galileo rifiutò le tre leggi e preferì conservare il dogma del moto uniforme su orbite circolari.

Nel 1642, l’anno della morte di Galileo, nasceva Isaac Newton, l’uomo la cui opera avrebbe confermato la validità delle tre leggi e provato

Lo scienziato, in disgrazia e in povertà, morì nel 1630 a 58 anni a Ratisbona

Nel 1634 venne pubblicato postumo “Somnium”; in questo racconto di fantascienza, Keplero immagina che un viaggiatore islandese venga trasportato sulla Luna da dei demoni volanti. Un occasione per Keplero di spiegare le sue teorie in forma di narrativa.

Dalla Luna, la Terra sembra una enorme palla che gira perennemente intorno ad un asse immobile: per questo motivo Keplero la chiama Volva da “volvere” (girare). Levania è invece il nome della Luna, cioè “paese bianco”.

Divide Levania in due emisferi: uno rivolto alla Terra, che rappresenta la nostra Luna, e l’altro opposto alla Terra.

Dalla Luna, lo spettacolo che offre la Terra è strabiliante: essa appare fissata sul cielo, immobile. Si distinguono i luoghi della Terra e la loro distanza dai poli. Salvo che nell’emisfero opposto, la Terra illumina la Levania con una luce chiara e morbida.

Secondo Keplero, a Levania ci sarebbero montagne altissime, vallate profonde e numerose caverne.

La vegetazione ha un ciclo di vita che dura un giorno.

Gli abitanti sarebbero dei palombari, ossia creature che respirano con grande lentezza e che possono vivere anche sottacqua come animali marini.

 

 

La stampa 28 dicembre 1971