498-506. Lo scisma laurenziano originato da una situazione politica a religiosa complessa

Il vuoto di autorità generato dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente venne colmato dai papi.

Il periodo fu caratterizzato da grossi cambiamenti della società e la crisi generale fu a vantaggio della chiesa di Roma.

Alla morte di papa Anastasio (498) si assiste ad un vero e proprio conflitto per l’elezione del papa. Da un lato i fedelissimi di Costantinopoli candidarono l’arciprete Lorenzo, filobizantino, la corrente opposta che perseguivano una politica puramente romana elessero Simmaco prima che ci fosse la consacrazione di Lorenzo (22 novembre 498).

Teodorico risolse la questione decidendo a favore di Simmaco in quanto eletto per prima.

Tra il 498 e il 506, a Roma, ci furono disordini e lotte.

Gli atti del sinodo del primo marzo del 499 informano che, quando il 22 novembre 498 il diacono Simmaco venne eletto nella basilica di san Giovanni in Laterano e Lorenzo, arcipresbitero del titolo di santa Prassede, fu proclamato nella basilica di santa Maria Maggiore, scoppiarono tumulti tra la popolazione; Simmaco stesso si augurò che:

una volta divulgato ciò che abbiamo discusso, possiamo in futuro estirpare in modo netto e deciso intrighi episcopali e confuse ambiguità o tumulti popolari, che, come è noto, sono sorti al momento della mia ordinazione su istigazione del diavolo per mezzo di alcuni usurpatori.

Le due fazioni chiesero l’intervento di Teoderico affinché scegliesse uno dei due candiati, e il re concesse il seggio a Simmaco perché era stato eletto prima.

In questi anni furono svolti tre concili (nel 499, 501 e 502) tutti legati allo scontro tra laurenziani e simmachiani ed in uno di essi sottoposero il papa a processo. Dal 502 al 506 i sostenitori di Lorenzo riuscirono a spodestare Simmaco del soglio pontificio. Per 4 anni l’antipapa Lorenzo ricoprì la cattedra papale.

Nel 506 Simmaco riuscì a riprendere il suo posto mettendo fine ad un periodo di guerra civile.

 

Il primo sinodo, tenutosi il 1 marzo 499, fu convocato da Simmaco. Ad esso presero parte il clero romano e i vescovi di tutta Italia con il preciso scopo di chiarire e definire le modalità di elezione di un papa. In questa sede si decise che il vescovo in carica doveva eleggere il suo successore altrimenti l’elezione doveva avvenire all’unanimità da parte dell’ordine ecclesiastico.

Lorenzo partecipò facendo intendere una sua sottomissione personale al vincitore. Nonostante ciò, Lorenzo non riuscì ad evitare il trasferimento nella diocesi di Nocera.

Dopo un periodo di pace, durante la Pasqua del 501 si riaccesero gli animi. Simmaco festeggio celebrò la Pasqua il 25 marzo invece che alla data del 22 aprile (data desunta dal calendario alessandrino ed in uso nella chiesa romana).

La decisione di Simmaco ebbe il sapore di una sfida. Gli avversari fecero forti pressioni su Teodorico. Le accuse , oltre alla celebrazione irregolare del Pasqua, erano aggravate dal sperpero del patrimonio ecclesiastico e di illeciti morali.

Simmaco venne convocato, probabilmente tra l’estate e l’autunno del 501, a Ravenna per rispondere alle accuse fattegli.

Qualche giorno dopo Simmaco, convinto che qualcuno voleva incastrarlo, fece ritorno a Roma all’insaputa di Teodorico e si arroccò nella basilica di S. Pietro.

Tra l’autunno del 501 e l’autunno del 502 si tennero altri due sinodi confermando che tra i motivi dello scisma furono le tensioni esistenti tra clero e aristocrazia per il controllo del patrimonio ecclesiastico.

Ci volle l’intervento risolutivo di Teodorico nel 506 per ristabilire l’equilibrio e restituendo a Simmaco i titoli sottratti.

I nemici di Simmaco chiesero a Teodorico di nominare un visitator con l’incarico di celebrare la Pasqua ed evitare nuovi disordini come era già successo in precedenza.

Teodorico nominò Pietro Altinate che faceva parte della Diocesi di Altino e apparteneva alla fazione capeggiata dall’antipapa Lorenzo.

Il 22 aprile l’Altinate celebrò la Pasqua, imponendo di nuovo la data del calendario orientale. I nemici di Simmaco pressarono ed ottennero che il papa fosse giudicato.

Teodorico convocò a Roma i vescovi perchè sottoponessero a processo il papa.

Le sedute del cosiddetto sinodo “del processo” furono accompagnate da nuove violenze in città. Infatti, dopo la prima sessione svoltasi nella basilica Giulia (S. Maria in Trastevere) alla presenza di Simmaco, la seconda seduta si tenne nella basilica Sessoriana (S. Croce in Gerusalemme) e gli atti sinodali informano che Simmaco, pur scortato dai maiores domus ostrogoti Arigerno, Gudila e Bedeulfo, venne aggredito mentre cercava di raggiungere la basilica e venne fatta una strage dei suoi sostenitori.

Quindi si svolse la terza seduta in un luogo non indicato, durante la quale i vescovi decisero di inviare un’ambasceria al senato, e infine la quarta e ultima sessione convocata nel luogo detto “ad palmas”, che si concluse con un verdetto di assoluzione di Simmaco perché, a causa di una molteplicità di fattori (non ultima la contumacia), non si era potuto sottoporlo al giudizio che avevano richiesto gli accusatori; Simmaco venne pertanto reintegrato nei suoi diritti di vescovo di Roma. Concluso il sinodo esplosero nuovamente le violenze in città.

 Il 506 segnò la fine dello scisma e Simmaco venne reintegrato nei pieni poteri pontifici.

Alcuni studiosi interpretano lo scisma in termini di relazioni Stato-Chiesa-Senato. Sullo sfondo l’imperatore d’Oriente entrava in conflitto con la nuova struttura dominante del regno romano-barbarico.

 

Giulia Marconi, Terrorismo nella Tarda Antichità? Riflessioni sullo Scisma Laurenziano nell’Italia ostrogota

Teresa Sardella , Società Chiesa e Stato nell’età di Teodorico. 1996