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Gisulfo II del Friuli

Figlio di Grasulfo I del Friuli, apparteneva alla stirpe dei Gausi.

 

 

Antenati di Gisulfo II. Clicca sull’immagine per ingrandire

 

Si suppone che nel 590 Grasulfo fosse morto o che Gisulfo (II), suo figlio, lo avesse affiancato quale coreggente nel governo ducale friulano, o lo avesse - forse temporaneamente - sostituito.

Di Grasulfo si perdono le tracce, nelle fonti, intorno al 590 quando, come si è detto, dal genere di locuzione utilizzata nell'epistola dell'esarca Romano, pare indubbio che sia ormai, in ogni caso, il figlio Gisulfo (II) ad avere il potere in Friuli. Ignoriamo il luogo e la data di morte di Grasulfo.

Sappiamo con certezza che una volta venuto a mancare Grasulfo, Gisulfo II, suo figlio, divenuto nuovo duca di Cividale, fece giuramento di fedeltà all’impero in seguito alla campagna dell’esarca Romano del 590. Esiste una lettera dell’esarca che utilizza l’epiteto di “vir magnificus, dux” per identificare il duca di Cividale, che si sottomise ai Bizantini “cum suis prioribus et integro exercitu”.

Questo atteggiamento d’altra parte non durò a lungo e lo strategico ducato del Friuli tornò di nuovo sotto l’autorità di Pavia.  L’esarca Callinico si ritirò quindi a Ravenna, mentre Agilulfo assediò e conquistò anche Cremona e Mantova.

Nel 603, i duchi Gaidoaldo di Tento e Gisulfo II del Friuli fecero pace con Agilulfo.

Il distacco dall'influenza bizantina del ducato pare accentuarsi maggiormente con la morte del patriarca Severo, quando con l'assenso del re e del duca Gisulfo II, nell'antica Aquileia, nell'anno 606, si elevò alla dignità patriarcale l'abate Giovanni, mentre patriarca di Grado veniva proclamato Antistite Candidiano.

Le fonti storiche tacciono su Gisulfo II sino al 610, sino all'anno della incursione avara contro Forum Iulii, che venne completamente rasa al suolo.

Il nuovo re degli Avari era un giovinastro con sete di gloria che non si ritenne obbligato ad osservare gli impegni del proprio predecessore. Pertanto riunì un esercito immenso e si diresse alla volta del Friuli.

Gisulfo II, duca del Friuli, cercò di fortificare i principali castelli del suo Ducato e di dare asilo agli abitanti delle campagne. Riunì tutti gli abili alla guerra e andò incontro al nemico ma venne sopraffatto e ucciso.  Caduto il capitano, i Longobardi sopravvissuti si diedero alla fuga.

La moglie di Gisulfo, Romilda, si chiuse dentro le mura fortificate della rocca di Cividale, con i longobardi rimasti. Insieme a Romilda c’erano i suoi 8 figli: gli adolescenti Caccone e Tasone (Kakko e Taso), i bimbi maschi Radoaldo e Grimoaldo, 4 figlie femmine di cui si ricorda Appa e Gaila.

La storia raccontata da Diacono continua con la morte di Romilda: dopo essere stata torturata e violentata, a turno, da ben dodici guerrieri, venne impalata alla presenza del re nemico, Cacano, il quale, dopo averla posseduta per una notte, non si trattenne dallo schernirla con parole insultanti, mentre la condannava al tremendo supplizio.

 

Albero genealogico di Gisulfo II. Clicca sull’immagine per ingrandire

 

 

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

 Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 58 (2002)

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 56 (2001)

Mario Brozzi, I duchi longobardi del Friuli, Memorie storiche forogiuliesi, 1972, vol 52, 11-32

Marco Franzoni, Al di là dei monti: La frontiera del Friuli dall’arrivo dei Longobardi all’anno 1000, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari di Venezia