Grimoaldo insediò come duca del Friuli il fedele Vectari (duca dal 663 al 671).  La strana battaglia di Broxas.

Dopo la morte del Duca Lupo, suo figlio Arnefrido tentò di prendere il potere del ducato del Friuli ma venne ucciso. Re Grimoaldo insediò come duca il fedele Vectari (duca del Friuli dal 663 al 671).  La strana battaglia di Broxas.

#Altomedioevo, #longobardi, #vectari, #grimoaldo, #broxas, #battagliadiBroxas

Dopo la morte del Duca Lupo, suo figlio Arnefrido tentò di prendere il potere del ducato ma, temendo le forze di Grimoaldo, si rifugiò nell’attuale Carinzia.

Da qui mosse, alla testa degli stessi Slavi, verso l'Italia, con l'intenzione di riconquistare il ducato; furono però gli stessi Longobardi friulani a fermarlo, assalendolo e uccidendolo presso il castello di Nimis, non lontano da Cividale. Al suo posto, Grimoaldo insediò come duca il fedele Vectari.

Vectari era un nobile vicentino ed una figura di fiducia nell'entourage del re Grimoaldo dei Longobardi (r. 662-671). Poco si sa della prima infanzia e della carriera di Vectari, a parte il fatto che era un acclamato guerriero e che il re longobardo lo considerava un suddito affidabile e leale. Una valutazione così brillante di affidabilità e fedeltà, tuttavia, non poteva essere estesa a un altro dei vassalli del re Grimoaldo, il duca Lupo del Friuli.

Intorno al 663, il duca Lupo fu incaricato di sovrintendere ai possedimenti settentrionali del regno longobardo mentre il re Grimoaldo marciò a sud per difendere le sue terre dall'aumento dell'aggressione dell'imperatore Costantino II di Costantinopoli (641-668). Lupo, tuttavia, invece di affrontare la sfida con integrità e competenza, si diceva che avesse amministrato il regno con corruzione e malgoverno. La gestione dell'Italia settentrionale da parte del duca Lupo era così cattiva che, quando il re Grimoaldo alla fine tornò, Lupo fuggì in Friuli ed era così spaventato dalla punizione che decise di ribellarsi. Il destino della ribellione del duca Lupo fu a dir poco particolare. Un'orda di guerrieri avari invase il Friuli (a causa dell'opportunismo o della diplomazia) e annientò l'esercito ribelle del duca Lupo. Re Grimoaldo, dopo che i ribelli furono massacrati,  marciò con le sue forze verso il Friuli, riprese il controllo della regione e costrinse gli Avari a ritirarsi. 

Non molto tempo dopo che il Friuli fu riconquistato dalle forze longobarde, un figlio di Lupo di nome Arnefrido apparve all'improvviso con un esercito di mercenari slavi, sperando di riportare il ducato di suo padre alla ribellione. Tuttavia, il popolo friulano aveva già sofferto a causa delle  incursioni avare e delle ribellioni nobiliari. Gli stanchi abitanti del luogo, quindi, diventarono piuttosto ostili ad Arnefrido, che finì per essere ucciso da un esercito di friulani. 

Il tradimento e la morte del duca Lupo lasciarono il re Grimoaldo con un ducato vacante che doveva riempire, e Vectari (Wechtari), uomo leale, affidabile e agguerrito era la persona ideale.

Il duca Vectari divenne un uomo temuto tra i ducati dei nemici del Friuli e si diceva che avesse una reputazione particolarmente terrificante tra le bande di guerra slave. La crescita della sua reputazione, forse, fu aiutata dal possesso da parte del duca Vectari di una notevole caratteristica fisica: aveva la testa calva.

Secondo una leggenda senza dubbio esagerata, quella del duca Vectari aveva una reputazione così temibile che la sua famosa testa calva poteva far fuggire gli eserciti non appena avessero visto il luccichio del suo scalpo su un lontano orizzonte. Uno di questi racconti peculiari è stato registrato dallo storico lombardo, Paolo Diacono (c. 720-799), il quale ha affermato che Vectari e una manciata di uomini spaventarono migliaia di guerrieri slavi perché videro il duca che apparve in tutta la sua gloria calva, all'interno della linea di vista del nemico. 

La battaglia di Broxas

Paolo Diacono racconta che Vectari intraprese un viaggio a Pavia. Gli Slavi si riunirono e marciarono contro la fortezza di Cividale. Posero il campo in un luogo chiamato Broxas, non lontano dalla città.

Contro le previsioni degli aggressori, il duca Vectari rientro prima da Pavia all’insaputa degli Slavi stessi. I conti erano tornati a casa quando Vectari venne a sapere dell’arrivo degli Slavi procedette contro gli invasori con venticinque uomini.

Gli Slavi, vedendo arrivare un gruppo così sparuto, scoppiarono a ridere , dicendo che veniva contro di loro il patriarca con i chierici. Egli, intanto, si avvicinò al ponte sul fiume Natisone, che era proprio dive gli Slavi erano accampati, e, togliendosi l’elmo dal capo , mostrò le sue fattezze agli avversari: era infatti calvo. Quando gli Slavi lo riconobbero, subito turbati si misero a gridare che c’era Vectari. E, poiché Dio li atterriva, pensarono più alla fuga che alla battaglia. Allora Vectari, precipitandosi su di loro con l’esigua schiera che aveva, ne fece tanta strage che di cinquemila uomini furono a stento pochi quelli che riuscirono a sfuggire.” (Paolo Diacono, Storia dei Longobardi , 5,23)

La battaglia avvenne, secondo alcuni storici, nel 664.

Sull’attendibilità della narrazione gli storici nutrono dei dubbi. E’ quanto mai improbabile, infatti, che ven­ticinque seppur valorosi cavalieri possano mettere fuori gioco cinquemila uomini.

La Porta Brossana a Cividale

La zona di Porta Brossana, con la piazza, la chiesa di San Biagio e il borgo, che si allunga sulla destra del Natisone, è uno dei più suggestivi e tranquilli angoli della vecchia Cividale.

Da porta Brossana iniziava l’antica strada che gli storici fan­no risalire all’epoca della dominazione romana e che collegava Cividale con le valli del Natisone.
Costeggiando la sponda de­stra del Natisone giungeva nella zona di Ponte San Quirino do­ve, superato un ponte, si univa alla strada proveniente da Aqui­leia e poi, toccando Robič e Caporetto, si spingeva per il Predil oltre la cerchia alpina.

Carlo Podrecca scriveva che «sopra la porta della pubblica loggia del borgo Brossana di Cividale» c’è una lapide di marmo con una iscrizione latina che ricordava la vittoria del duca Vec­tari sugli Slavi in una località chiamata Broxas, da cui derivò il nome di porta Brossana.

Attualmente questa lapide si trova sopra la porta d’ingresso della casa canonica di piazza San Biagio e dal 1750 circa.


NON PROCVL HINC BROXAS EST IN FINIBUS ANTRI
QVI NOMEN TIBI PORTA DEDIT BROXANA VETVSTVM
DVX IBI FINITIMOS PERCVSSIT VECTARIS HOSTES
CVM GALEAM ABIECIT CVRENS IN PRAELIA CALVVS
TESTES NATISO ET RVBICVNDI SANGVINE MONTES
IDC LXIV

Il che tradotto significa:
«Non lontano da qui si trova la loca­lità di Broxas posta nel territorio di Antro
che diede a te, porta, l’antico nome Broxana.
Qui il duca Vettari sconfisse i vicini ne­mici
quando, dopo essersi tolto l’elmo, col capo calvo si buttò nel combattimento.
Di questo fatto furono testimoni il Natisone e i monti rossi di sangue».

Ubicazione di Broxas

Ubicazione di Broxas. Clicca sull’immagine per ingrandire.

E' probabile che la definitiva ricostruzione di Cividale, dopo la distruzione avarica del 610, sia avvenuta sotto il ducato di Vettari. Dal racconto di Paolo Diacono apprendiamo che dovettero passare molti anni prima di por mano ad una radicale riedificazione di Forum Iulii.

Broxas fu una località importante, frequentata già in epoca celtica e sviluppatasi in epoca romana. All’origine era forse uno degli snodi principali in quest’area del Vallum o dei Claustra Alpium Iuliarum costruiti dai romani a difesa di Cividale e della pianura friulana, dai quali si diramavano muraglie, postazioni militari ed altre opere di difesa ancora rintracciabili in alcuni punti delle valli del Natisone.

Il tutto doveva «far parte di un sistema difensivo romano di età alto-repubblicana (II-I secolo a. C.), in zona abitata da Gallo-Carni (Celti), certamente collegati con la posizione di Cividale, quale avamposto militare e logistico di Aquileia e probabilmente frequentato dalle stesse popolazioni preromane.

Probabilmente questo sistema difensivo faceva capo a Broxas, dove l’esistenza del ponte di pietra e la posizione alla confluenza delle valli e lungo la strada che portava oltre le Alpi favorirono la nascita di un mercato e di un centro abitato che vantava anche un tempio situato nell’area dove ora sorge la chiesa di San Quirino

Con il tramonto della presenza romana, la località perse la sua importanza e se ne dimenticò perfino il nome, quando, forse per un’eccezionale piena del Natisone o per altri eventi naturali, il ponte crollò e i suoi resti si persero lungo il letto del fiume. In seguito, circa un chilometro a valle, fu costruito un altro ponte, il quale, chissà per quale motivo, prese il nome non da Broxas, ma dalla chiesa di San Quirino.

La popolazione e le autorità locali, però, mantennero in qualche modo la memoria storica di Broxas come di un sito ritenuto importante, dove probabilmente continuavano a risiedere o ad esercitare la loro autorità i rappresentanti del governo centrale.

 

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

Lintver Network, Porta Brossana

Mario Brozzi, I duchi longobardi del Friuli

Giorgio Banchig, «In loco qui Broxas dicitur» Il luogo della prima battaglia tra slavi e longobardi, Atti della giornata internazionale di studi, S. Pietro al Natisone, 26 novembre 2005