
Leonardo fugge da Chioggia (DMR-AI04_26)
Leonardo fugge da Chioggia assediata dopo aver armato la grande nave; tra barene e sentieri segreti cerca di raggiungere Venezia sfuggendo ai Genovesi.
L’episodio precedente…. Chioggia è avvolta dal terrore mentre arrivano armi e polvere da sparo. Gallerano, condottiero temuto, assume il comando e trova in Leonardo l’unico conoscitore della laguna. Insieme trasformano secche e fondali in una possibile trappola contro i Genovesi.
#Leonardo #GuerradiChioggia #Venezia #Genova #ingegneria-militare #Serenissima #storia-veneziana #XIV-secolo #barene #Chioggia
Episodio 17. Fuga tra le Barene: Il Viaggio di Leonardo verso Venezia
Era giunto il mese di agosto. Il calore era diventato una presenza fisica, una cappa pesante che schiacciava la laguna sotto un cielo di un azzurro crudele, privo di una singola nuvola che potesse concedere tregua. L'aria era ferma, satura dell'odore di salmastro e dell'ansia che precedeva la tempesta.
Poi, la notizia arrivò, squarciando quel silenzio innaturale: la flotta genovese era ormai a ridosso di Chioggia, le sue vele sembravano nere come corvi sull'orizzonte marino, mentre da terra le avanguardie dei Carraresi avanzavano. La morsa si era chiusa. Ormai la guerra non era più un'ombra lontana; era lì, pronta a divampare tra le calli.
Niccolò da Gallerano si voltò verso Leonardo, il volto illuminato dal riflesso arancio del sole che tramontava sul porto. «Il tempo che avevamo a disposizione è finito, mastro Leonardo. Ormai non si tratta più di calcoli e pietre, ma di carne e fuoco. Tra poche ore la laguna sarà coperta dal sangue o dai rottami delle loro navi. Non c'è più posto per chi non impugna una spada.»
Fece una breve pausa, posando la mano pesante sulla spalla del giovane. «Ora dovete partire. Prendete la vostra famiglia, vostro padre Ugolino e tutti coloro che non sono in grado di reggere il peso di un'armatura. Non restate a guardare il tramonto di questa città. Voi sarete sicuramente più utile a Venezia, a ricostruire ciò che verrà distrutto, piuttosto che qui a morire inutilmente tra le macerie. Andate, prima che l'ultima rotta verso la capitale venga tagliata dai Genovesi.»
Leonardo sentì un nodo alla gola. Guardò il magazzino, le mappe tracciate col carbone e quel condottiero che, pur essendo un mercenario, stava dimostrando una lealtà verso la Laguna che pochi nobili veneziani possedevano. «Ma i barconi, messere... le ostruzioni che abbiamo pianificato...»
Gallerano interruppe Leonardo con un cenno imperioso della mano guantata, lo sguardo già proiettato verso le navi nemiche che macchiavano l'orizzonte. «I miei fanti sanno cosa fare. Avete seminato bene, mastro Leonardo; il vostro ingegno mi ha aiutato ad armare la grande nave. Tra poco i miei marinai la porteranno al largo e sarà il nostro primo baluardo contro l'invasore. Se Dio vorrà, ci rivedremo tra le calli di San Marco. Ora correte: il mare non aspetta, e la morte ancora meno.»
Leonardo si voltò un’ultima volta prima di dirigersi verso la barca della sua famiglia, e il suo sguardo rimase rapito dalla maestosa e terribile visione della grande nave, il cuore pulsante della difesa veneziana.
A difesa di Chioggia e della laguna, i veneziani stavano per posizionare quel colosso di traverso nel canale principale, bloccandolo in una posizione strategica che non avrebbe lasciato scampo agli invasori. La nave era stata trasformata in una vera e propria fortezza galleggiante: un massiccio telaio di vimini intrecciati e pelli grezze la avvolgeva interamente, creando una corazza flessibile progettata per assorbire l'impatto dei dardi incendiari e proteggere il fasciame dai micidiali colpi di pietra delle bombarde nemiche.
Dietro quelle protezioni, i balestrieri avevano già preso posto, pronti a scatenare una tempesta di dardi, mentre i serventi ai pezzi caricavano le bombarde per colpire chiunque osasse avvicinarsi.
All’imbrunire, mentre Leonardo saliva su una piccola imbarcazione carica di profughi per cercare rifugio a Venezia, il profilo della grande nave si stagliava nero contro l'ultimo sprazzo di luce. Dalla laguna, osservò i militari muoversi frenetici sul ponte, accendendo le micce e disponendo le scorte di dardi: si preparavano a una giornata che avrebbe deciso, una volta per tutte, il destino di Chioggia e l'onore della Serenissima.
Mentre Chioggia si faceva piccola alle loro spalle, un'ombra tra le ombre, Leonardo sentì il freddo dell'umidità infiltrarsi sotto la tunica, nonostante la calura d'agosto. L'imbarcazione scivolava sull'acqua piatta, nera come l'inchiostro, mossa solo dal ritmo lento e metodico del remo di Ugolino.
Si addentrarono nel labirinto delle barene, dove la terra si confonde con l'acqua. Era un regno di canneti e fango, un dedalo di canali stretti e tortuosi che non figuravano su nessuna mappa ufficiale. Erano i sentieri segreti dei pescatori di Chioggia, passaggi che solo chi era nato tra quelle nebbie poteva osare percorrere senza finire incagliato.
La colonna di piccole barche proseguiva nel silenzio della notte illuminata dalla luna
La paura era un nodo che stringeva lo stomaco di tutti. A bordo di una barca, il respiro di una donna si spezzò in un singhiozzo soffocato, subito zittito da una mano premuta sulla bocca. Nessuno osava guardare indietro, ma tutti sentivano il peso degli occhi delle vedette nemiche sulle spalle. In quel buio assoluto, ogni ciuffo di canne sembrava il pennone di una galea pronta all'abbordaggio; ogni fruscio di un uccello acquatico spaventato faceva sussultare i profughi, convinti che fosse il sibilo di dardo lanciato dalle tenebre. Nel frattempo Lucia cercava di tenere tranquilli sia Giacomo e Alberto.
Navigavano a memoria, sentendo con la punta del remo la consistenza del fondale. Leonardo fissava l'acqua: sapeva che a pochi centimetri dalla fiancata il fango della laguna era pronto a inghiottirli, ma era proprio quel fango il loro unico alleato. Le pesanti navi di Pietro Doria non avrebbero mai potuto avventurarsi in quel deserto d'acqua bassa; erano al sicuro finché rimanevano nel regno dell'invisibile.
D'un tratto, un riflesso metallico balenò in lontananza, verso il mare aperto. Una lanterna genovese stava scrutando la superficie piatta della laguna.
Ugolino fermò il remo. La barca continuò a scivolare per inerzia, lenta, silenziosa come un predatore. Leonardo trattenne il fiato fino a sentire il sangue pulsare nelle tempie. Rimasero immobili, statue di carne in un mondo di ombre, mentre la luce nemica accarezzava il pelo dell'acqua a poche decine di metri da loro, per poi allontanarsi lentamente.
Solo allora, con un brivido che gli percorse la schiena, Leonardo si rese conto che non stava più tremando per il freddo, ma per il terrore di non vedere mai più l'alba.
Con le prime luci dell'alba, l'orizzonte iniziò a tingersi di un grigio perlaceo, svelando finalmente le sagome eleganti e fragili dei palazzi che emergevano dall'acqua come un sogno di pietra: Venezia era lì, a pochi colpi di remo
Ma quel senso di sollievo fu bruscamente interrotto da un rumore cupo, un battito cadenzato che faceva vibrare la superficie della laguna.
Dal buio residuo che ancora avvolgeva i canali più profondi, emerse una pattuglia di barche veneziane. Avanzavano in formazione serrata, cariche di armati diretti a Chioggia per dare man forte a Gallerano.
«Fate largo! In nome di San Marco, a lato!» gridò un timoniere veneziano, mentre la prua della sua imbarcazione fendeva le acque a pochi metri da loro.
Leonardo incrociò lo sguardo di un giovane soldato, poco più che un ragazzo, che stringeva il manico di un'ascia con le nocche bianche. In quegli occhi vide lo stesso terrore che aveva provato lui poche ore prima, ma sepolto sotto il dovere di chi non può scappare.
«Dio vi accompagni!» mormorò Leonardo quasi tra sé, sapendo che quegli uomini stavano andando a occupare le postazioni che lui aveva appena finito di rinforzare.
Mentre la pattuglia si allontanava verso sud, svanendo rapidamente verso Chioggia, le prime luci del sole colpirono i tetti di Venezia. La città appariva bellissima e ignara, ma Leonardo sapeva che dietro quelle facciate marmoree, Venezia stava trattenendo il respiro, in attesa di sapere se sarebbe rimasta la regina dei mari o se sarebbe diventata il bottino di Pietro Doria.
| Episodio 16 | Indice |