
Panda (RDM-AI11_24)
I Panda giganti sono una specie vulnerabile, minacciata di continuo dall'impoverimento del loro habitat e da un tasso di natalità molto basso.
Il panda gigante, iconico simbolo del WWF, è una specie vulnerabile minacciata dalla perdita di habitat e dal basso tasso di natalità. Nonostante gli sforzi di conservazione, che includono la creazione di riserve naturali e centri di riproduzione in cattività, la sopravvivenza di questi affascinanti animali rimane precaria. La necessità di proteggere le foreste di bambù e implementare strategie efficaci per aumentare la popolazione è cruciale per garantire un futuro a questo emblema della fauna selvatica.
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News. Stato della specie: miglioramenti, ma vulnerabilità persistenti |
Il panda gigante oggi
Il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca David, 1869) è un grande mammifero della famiglia Ursidae, endemico delle montagne centrali della Cina, in particolare delle province di Sichuan, Shaanxi e Gansu. Negli ultimi decenni la specie ha beneficiato di programmi intensivi di protezione, ripopolamento e creazione di aree protette, tanto che la Lista Rossa IUCN la classifica oggi come Vulnerable (vulnerabile) e non più come “in pericolo”.
Le stime più recenti sulla popolazione selvatica indicano cifre nell’ordine di alcune migliaia di individui in natura, integrate da centinaia di esemplari in cattività che sostengono programmi di riproduzione e ricerca; organizzazioni come il WWF sottolineano però che l’habitat resta frammentato e la specie rimane dipendente da interventi di conservazione. Le principali minacce attuali sono la perdita e la frammentazione delle foreste di bambù e gli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilità di risorsa alimentare, per questo la gestione di corridoi ecologici e la protezione a lungo termine degli habitat sono considerate priorità per garantire la sopravvivenza del panda nel suo ambiente naturale.
Nonostante il fatto che secondo la tassonomia si tratti di un carnivoro, la sua dieta è essenzialmente quella di un erbivoro. In effetti si nutre quasi esclusivamente di bambù (circa 38 kg di germogli al giorno, pari al 45% del peso corporeo). Tecnicamente esso, come molti altri animali, è onnivoro (è noto che il panda accompagna con uova, insetti ed occasionalmente carogne, i suoi pasti a base di bambù).
Un carnivoro che si nutre quasi esclusivamente di germogli di bambù è già di per sé un caso affascinante: non stupisce che la dieta del panda gigante sia stata oggetto di numerosi studi, ad esempio per comprendere quando e perché questo animale abbia optato per la dieta vegetariana.
Il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) appartiene all’ordine dei carnivori, dei quali mantiene caratteristiche come l’intestino relativamente corto e la presenza di batteri ed enzimi intestinali tipici dei carnivori
Presenta però anche delle caratteristiche anatomiche tipiche degli erbivori: il teschio, la muscolatura della mascella e i denti sono adatti al consumo di fibre; inoltre, il panda è dotato di un pseudo-pollice che gli consente di togliere le foglie dal bambù prima di nutrirsene.
Dallo studio è emerso che il contenuto di proteine e carboidrati della dieta del panda è straordinariamente simile a quello di un iper-carnivoro (definito come un animale che basa oltre il 70% della sua dieta sul consumo di carne). Circa il 50% del suo apporto energetico deriva dalle proteine, una percentuale paragonabile a quella descritta per i gatti selvatici e per i lupi. Anche la composizione del latte del panda è più vicina a quella di un carnivoro rispetto a quella degli erbivori: le proteine contribuiscono al 21,9% dell’apporto energetico, mentre l’apporto dei carboidrati è basso.
Alcuni scienziati suggeriscono che il passaggio alla dieta vegetariana sia avvenuto tra i due e i quattro milioni di anni fa, altri studiosi spostano la data della transizione a tempi molto più recenti, tra i 5.000 e i 7.000 anni fa.
I panda giganti sono una specie a rischio, minacciata di continuo dall'impoverimento del loro habitat e da un tasso di natalità molto basso
La Zoological Society of London, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera l'Ailuropoda melanoleuca una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione.
Per ovviare alla mancanza di informazioni sui panda selvatici si è deciso di costruire un centro di ricerca nella valle di Wolong in Cina. È stato inoltre creato un centro di riproduzione in cattività. I risultati di questa ricerca sono serviti a redigere progetti dettagliati per realizzare e gestire riserve in cui collocare gli esemplari rimasti: tali progetti prevedono, fra l'altro, la creazione di corridoi di foresta che colleghino le varie riserve, un intervento sul territorio volto alla reintroduzione di numerose specie di bambù, in modo da evitare che le piante muoiano tutte nello stesso periodo, e la realizzazione di iniziative con cui indurre gli abitanti delle foreste e dei villaggi a procedere in modo selettivo nella distribuzione delle foreste di bambù.
Il primo panda nato in cattività, una femmina chiamata Ming-MIng nacque il 9 settembre 1963 nello zoo di Pechino. Nel 1978 nello stesso zoo venne alla luce Yaun Jing, il primo piccolo di panda frutto di un'inseminazione artificiale. Nonostante questi iniziali successi, soltanto tre zoo al di fuori della Cina - Madrid, Città del Messico e Tokyo - sono riusciti a far nascere panda, e il livello di nascite resta scarso persino in Cina.
La creazione di centri di produzione in zone dove i panda si recano naturalmente è un passo positivo verso l'aumento delle nascite. Anche se privo di fondi, il centro di Wolong, situato sulle montagne della provincia occidentale di Sichuan, è un esempio ideale: qui, per lo meno, i panda vivono in un luogo che ricorda il loro ambiente naturale.

Le curiosità più comuni sui panda giganti
Perché i panda sono in via d'estinzione?
Il bracconaggio e il disboscamento delle foreste stanno portando all'estinzione il panda gigante.
Dove si trova il panda gigante?
I panda giganti vivono nelle grandi foreste di bambù nelle regioni montuose del Sichuan tra i 1200 e 3100 metri sopra il livello del mare.
Cosa possiamo fare per salvare i panda?
Poiché la specie ha bisogno di foreste montane e di pianura per sopravvivere, le prime utilizzate in estate, le seconde in inverno, allargare la superficie coperta dalle foreste stesse potrebbe far aumentare la popolazione dell'animale e assicurargli un futuro sicuro.
Perché il panda è il simbolo del WWF?
Fu il pittore naturalista Sir Peter Scott a scegliere il panda quale simbolo del World Wildlife Found, perché è un animale che ispira tenerezza, simpatia, dolcezza, perché è a rischio di estinzione ma anche perché si stampa facilmente in bianco e nero!
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