La discussione tra Leonardo e suo padre Ugolino

La discussione tra Leonardo e suo padre Ugolino (DMR-AI12_25)

 

Mentre la minaccia della flotta genovese si fa imminente, a Chioggia si respirano "venti di guerra" carichi di presagi.

L’episodio precedente…. A Chioggia, nel novembre segnato da peste e timori, nasce Giacomo, figlio di Lucia e Leonardo. Tra icone sacre e paure materne, il padre trova forza nella sua fede e nel lavoro di fortificazione contro Genovesi e Austriaci. Incontri con Daniele Chinazzo rivelano minacce di guerra e alleanze ostili. Leonardo, pur consapevole del pericolo, resta per sostenere la famiglia e proteggere il futuro del figlio, mentre la Serenissima si prepara a una lotta per la sopravvivenza.

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Episodio 13. L'Ultima Barriera: Amore e Dovere in Tempi di Guerra

di Roberta Di Monte

I mesi successivi scivolarono via rapidamente, carichi di una tensione crescente. La tregua concordata con l'Austria, per quanto fragile, teneva la terraferma in un precario equilibrio, ma i venti di guerra soffiavano incessanti dall'Adriatico.

Ogni nave che attraccava a Chioggia portava voci allarmanti di grandi preparativi navali da parte dei Genovesi e della loro flotta, confermando che la minaccia era ormai imminente. A Chioggia, i mercanti erano nervosi, i pescatori cauti, e Leonardo, sentendo il fiato della guerra sul collo, spingeva gli operai del cantiere oltre ogni limite ragionevole. Sapeva che ogni giorno guadagnato significava una pietra in più, un palizzata più fitta a protezione del borgo.

La sua urgenza non era solo professionale, ma personale: aveva una fretta disperata di terminare i cantieri di fortificazione e, soprattutto, di far trasferire il più presto possibile la sua gilda e la sua famiglia a Venezia, al sicuro dietro le possenti difese della capitale, lontano dalla prima linea lagunare che Chioggia rappresentava.

Eppure, in quel clima cupo di presagi e preparativi di guerra, la vita si ostinava a fiorire. La casa di Leonardo e Lucia fu di nuovo allietata da una nuova nascita.

Un pomeriggio di primavera, quando l'aria era dolce e il sole si rifletteva tremolante sui canali con la promessa di una nuova stagione, Lucia diede alla luce il loro secondo figlio maschio, un bambino dai capelli scuri e gli occhi penetranti, che chiamarono Antonio.

La sua venuta fu un raggio di luce improvviso. Per un momento, il rumore dei martelli sul cantiere sembrò meno grave e la paura dei galeoni genovesi lontana, quasi un ricordo sbiadito.

Stringendo il neonato, Leonardo sentì di nuovo quel contrasto straziante tra la gioia privata che lo inondava e l'ombra incombente della storia. Due maschi, Giacomo e Antonio, due vite da proteggere: la sua determinazione a completare le difese divenne una ragione d'essere ancora più profonda e disperata.

Non lavorava più solo per la Serenissima, ma per l'eredità del suo sangue. Ogni ora spesa al cantiere era un atto d'amore. Lavorava per garantire a Giacomo e ad Antonio un domani che non fosse macchiato dalla distruzione della guerra.

 

A primavera inoltrata, le opere di fortificazione erano finalmente terminate.

Leonardo convocò i membri della sua Gilda nella sala comune della casa dove alloggiavano, un ambiente solitamente rumoroso e vivace, ma quella sera insolitamente silenzioso e teso, come se tutti sentissero il peso degli eventi imminenti.

Leonardo, battendo il palmo sul tavolo con un colpo secco per attirare l'attenzione, la sua voce che trasudava urgenza: "Maestri, artigiani! Sedetevi. Il mio dovere, il nostro dovere qui è terminato. Le opere di Chioggia sono compiute, per quanto il tempo e le risorse ci abbiano consentito. Le pietre sono al loro posto, le palizzate in acqua. Il Canale della Vena è ora difeso come meglio si poteva fare. Avete lavorato come leoni, e la Repubblica ve ne sarà grata!"

Immediatamente, si alzò un brusio di soddisfazione misto a sollievo: finalmente, il duro lavoro era concluso. Gli uomini si scambiavano sorrisi stanchi ma fieri, ma i loro sguardi si posarono subito su Leonardo, cercando di decifrare la vera ragione di quella convocazione improvvisa.

Marco, il più anziano e mastro carpentiere, si alzò, la sua voce risuonò nella sala: "E sia lodato Iddio per questo, mastro Leonardo! Ma il vostro volto è cupo, non porta la gioia del lavoro finito. Abbiamo sentito le voci che giungono dal mare. La minaccia genovese è reale, o sono solo i soliti, dannati timori che ci assillano ogni primavera?"

Pietro, un giovane manovale, intervenne nella discussione con un tono di sconsiderata sicurezza: "Suvvia, Marco! Vedrete che non succederà nulla! La nostra Serenissima ha inviato la sua flotta, guidata dal prode ammiraglio Vettor Pisani. Vedrete che non rimarrà nulla della flotta genovese di Zeno! Li affonderemo prima che mettano piede nelle nostre lagune, come abbiamo sempre fatto!"

Leonardo, guardando ciascuno negli occhi, la sua espressione si fece grave, spegnendo l'ottimismo di Pietro: "Non sono timori, Pietro, è la verità cruda. La guerra è imminente. È vero, il Pisani è un eroe e la nostra flotta è in mare, ma non siate ciechi. La flotta di Zeno non è stata ancora vista nell'Adriatico perché si sta preparando, e quando arriverà, sarà in forze inaudite. E il pericolo non viene solo dal mare! L'unione di Genova con il Duca d'Austria e gli altri nemici che tramano ci mette in una posizione disperata, accerchiati. Chioggia, ve lo dico con il cuore in gola, sarà la prima a sentire il fiato del nemico."

Pietro, il più audace della compagnia, ma ora con un’ombra di timore negli occhi: "Dunque... cosa facciamo, Mastro? Se la minaccia è così vicina, siamo pronti a impugnare le armi e a combattere?"

Il tono di Leonardo si addolcì appena, pur mantenendo l'autorità, in quanto conoscendo il valore della propria gilda sapeva benissimo che il loro lavoro di artigiani e costruttori sarebbe stato più utile a Venezia per aiutare a costruire navi e armi difensive: "Il nostro compito, miei cari, non è la battaglia navale o il combattimento sulle mura, ma la difesa del patrimonio della Serenissima con gli strumenti che Iddio ci ha dato: il compasso, l'ascia, il martello. Per questo, ho già organizzato ogni cosa con il Doge: domattina, all'alba, la Gilda partirà. Vi trasferirete a Venezia, nella nostra sede. Là sarete al sicuro, e le vostre mani saranno immediatamente utili per fortificare i margini interni della laguna, qualora il peggio dovesse accadere. Tutti i nostri uomini, i materiali migliori e le attrezzature devono rientrare immediatamente per essere messi al servizio della città."

Marco con la voce piena di preoccupazione paterna: "E voi, mastro? Rientrate con noi, vero? Avete i vostri due bambini piccoli, Giacomo e Antonio, e vostra moglie Lucia... la famiglia ha bisogno di voi al sicuro."

Leonardo con un tono che non ammette repliche e l'espressione ferma: "No. Io rimango. Devo dare il cambio a mio padre per un breve periodo e sistemare alcune faccende personali in sospeso. Inoltre, l'ultima squadra di operai locali ha bisogno di essere pagata e congedata correttamente. Prendetevi cura gli uni degli altri durante il viaggio. E pregate per la Repubblica. Ci rivedremo presto a San Marco."

 

La decisione di rimanere a Chioggia non era stata presa a cuor leggero, ma durante un lungo e sussurrato colloquio notturno con Lucia. Nonostante l’insistenza quasi disperata di Leonardo affinché lei ritornasse a Venezia con i piccoli Giacomo e Antonio per mettersi al sicuro, Lucia si era mostrata d'acciaio. Con fare risoluto e gli occhi lucidi di una determinazione incrollabile, aveva deciso che il suo posto era accanto al marito: "Non dividerò la famiglia proprio ora che l'ombra si allunga su di noi" gli aveva detto, troncando ogni sua protesta.

Ora, però, spettava a Leonardo il compito più difficile: affrontare i suoi genitori. Sapeva che suo padre, Ugolino, avrebbe fatto di tutto per farlo desistere. Ma nel cuore di Leonardo ardeva un senso del dovere che andava oltre il lavoro: voleva aiutare suo padre a preparare le difese e a mettere in sicurezza gli interessi di famiglia prima che scoppiasse l'inferno, almeno fino a quando i suoi fratelli non avessero fatto ritorno dall’Oriente.

Quella sera stessa, dopo che i bambini furono messi a dormire, Leonardo si sedette al tavolo davanti a Ugolino. La luce della candela danzava sui loro volti, scavando ombre profonde.

Ugolino, colpendo il tavolo con un pugno che fece sobbalzare i calici di peltro, sbottò con la voce rotta dal timore: “Mato! Leonardo, ti xe deventà mato del tuto! Per l'amor de Dio, questa xe pazzia schietta! Ho visto con i miei occhi i tuoi uomini preparar i fagotti e le casse della Gilda già pronte sul molo per prender la via della laguna. Perché tu e Lucia siete ancora qui a sfidare la sorte? Perché i miei nipoti, le mie creature, sono ancora in questa casa che presto, te lo giuro sui santi, tremerà sotto i colpi delle bombarde genovesi? Vuto vederne tuti rovina' per la to' testardaggine? Chioggia diventerà un inferno di fuoco e tu resti qui a far che? A aspettare che le navi di Zeno ci portino la morte in casa?"

Leonardo non si scompose. Sostenne lo sguardo del padre con la fermezza di chi ha già pesato ogni conseguenza, parlando con una voce calma ma tagliente come una sgorbia ben affilata.

«Pare mio, scoltéme ben e no ve scaldé el sangue» esordì, posando le mani aperte sul legno massiccio del tavolo. «Non posso lasciarvi solo proprio ora che la burrasca sta per abbattersi sulle nostre rive. Lo sapete anche voi, i segnali sono chiari: i Genovesi non scherzano, se alzano le vele verso de noi, Chioggia sarà il primo osso che vorranno mordere.»

Fece una pausa carica di silenzio, lasciando che le sue parole pesassero nell'aria come pietre sulle fondamenta. Poi riprese con fermezza: «Se scappo a Venezia ora, chi vi aiuterà a fortificare i magazzini e a mettere in salvo le nostre merci? Chi guiderà gli ultimi operai rimasti per erigere le palizzate se vostro figlio dovesse voltarvi le spalle proprio nel momento del bisogno? Non posso comportarmi da codardo, padre. Non posso permettere che tutto questo peso gravi soltanto sulle vostre spalle.»

Ugolino, scuotendo il capo con forza: «La gilda è il tuo unico vero dovere, Leonardo! Il tuo compito è portarli a Venezia, metterli al sicuro dietro le mura possenti dell'Arsenale! Io sono vecchio, ho visto il ferro e il fuoco di altre guerre e so come restare a galla nella tempesta. Ma tu... tu hai una moglie e due creature che dipendono da te. Se ti succedesse qualcosa, con quale coraggio potrò guardare in faccia i tuoi fratelli quando faranno ritorno?»

Leonardo si alzò lentamente, la sua figura che si stagliava alta contro la luce fioca della candela: «Proprio per questo, padre, sapete bene che le vostre braccia, per quanto onorate, non possono più reggere tutto questo da sole! I miei fratelli sono dispersi chissà dove in Oriente, forse ancora ignari del pericolo che incombe su di noi. Se tornassero e trovassero la nostra casa ridotta in cenere e voi abbandonato senza aiuto, mi maledirebbero per l'eternità! Io resterò qui per voi, per l'onore della nostra famiglia, e non mi muoverò finché non vedrò le vele delle loro navi tagliare l'orizzonte.»

 

Proprio in quel momento, il cigolio leggero della porta interruppe il fragore della disputa. Lucia era rimasta sulla soglia, immobile, avvolta in uno scialle di lana scura. Il suo sguardo passò dal suocero al marito, leggendo nei loro volti la stessa sofferenza, la stessa testardaggine e, soprattutto, lo stesso amore.

Lucia, avanzando lentamente nella stanza, la sua voce dolce ma ferma: "Basta, vi prego. Il vostro sangue è lo stesso, eppure le vostre parole si scontrano come spade in questa stanza, mentre il vero nemico è ancora là fuori, oltre le acque della laguna."

Si avvicinò al tavolo e posò una mano su quella nodosa di Ugolino, poi cercò lo sguardo di Leonardo.

Lucia, con un filo di commozione: "Siamo in tempi di tempesta e non sappiamo cosa ci riserverà il domani. Non lasciate che questa notte si chiuda con il sapore amaro del disaccordo. Vi supplico... abbracciatevi. Siate l'uno la forza dell'altro, perché solo uniti potremo sperare di superare ciò che sta per arrivare."

Ugolino guardò la nuora, poi fissò il figlio. I suoi occhi, solitamente severi, si velarono di lacrime. Fu lui a fare il primo passo, alzandosi a fatica. Leonardo non aspettò un istante di più: si tese in avanti e strinse il padre in un abbraccio potente, un abbraccio che sapeva di perdono, di paura condivisa e di una promessa silenziosa di non abbandonarsi mai.

Lucia li guardò, un piccolo sorriso triste sulle labbra, sapendo che quella pace domestica era l'unico scudo che potevano ancora permettersi prima che il fragore delle bombarde rompesse per sempre il silenzio di Chioggia.

 

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Cenni storici

La Guerra di Chioggia 1378–1381: Venezia sconfitta nel 1379, riscossa nel 1380; pace 1381 con perdite (Dalmazia, Treviso) ma mantenne l'egemonia

La Guerra di Chioggia (1378–1381) vide Venezia opporsi a una coalizione guidata da Genova, Ungheria e Francesco I da Carrara. Dopo la sconfitta e la presa di Chioggia (1379) la Repubblica rischiò il collasso; la svolta arrivò nel 1380 con il blocco navale e la vittoria veneziana, che portarono alla Pace di Torino (1381). Venezia, pur vittoriosa, cedette la Dalmazia all’Ungheria e Treviso agli Asburgo, ma mantenne l’indipendenza e l’egemonia adriatica.

La Guerra di Chioggia: La Battaglia per la Sopravvivenza di Venezia





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