L'intreccio di alleanze che ridefinì la mappa del Nord Italia

La Guerra di Chioggia: La Battaglia per la Sopravvivenza di Venezia

Guerra di Chioggia (RDM-AI12_25)

La Guerra di Chioggia 1378–1381: Venezia sconfitta nel 1379, riscossa nel 1380; pace 1381 con perdite (Dalmazia, Treviso) ma mantenne l'egemonia

La Guerra di Chioggia (1378–1381) vide Venezia opporsi a una coalizione guidata da Genova, Ungheria e Francesco I da Carrara. Dopo la sconfitta e la presa di Chioggia (1379) la Repubblica rischiò il collasso; la svolta arrivò nel 1380 con il blocco navale e la vittoria veneziana, che portarono alla Pace di Torino (1381). Venezia, pur vittoriosa, cedette la Dalmazia all’Ungheria e Treviso agli Asburgo, ma mantenne l’indipendenza e l’egemonia adriatica.

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La guerra di Chioggia

La Guerra di Chioggia (1378–1381) fu lo scontro decisivo tra Venezia e Genova per il controllo dei traffici nel Mediterraneo. Dopo duri assedi e battaglie, si concluse con la Pace di Torino (1381): Venezia perse alcuni territori (Dalmazia e Treviso) ma mantenne il predominio commerciale nell’Adriatico, mentre Genova dovette ritirarsi

 

La linea del tempo

Linea del tempo.

Linea del tempo. (azzurro) Imperatori del Sacro Romano Impero, (giallo) papa in carica, (arancione) patriarchi di Aquileia, (viola) dogi di Venezia, (verde) patriarchi di Grado, (rosa) duchi di Carinzia, (rosso) vescovo di Trieste, (azzurro chiaro) re di Ungheria e Croazia . (credit RDM) Clicca sull’immagine per ingrandire

I preludi della guerra

La rivalità tra Venezia e Genova per il controllo del Levante degenerò in aperto conflitto dopo l’incidente di Cipro del 1372, la conquista genovese di Famagosta (1373) e le pesanti condizioni imposte al regno cipriota; questi eventi prepararono il terreno alla Guerra di Chioggia (1378–1381)

La disputa scoppiata a Cipro nacque da una rissa tra consoli veneziani e genovesi durante l’incoronazione di Pietro II di Cipro: la reazione genovese sfociò in una spedizione militare che portò alla presa di Famagosta nell’autunno del 1373 e all’imposizione di tributi e risarcimenti che rafforzarono la presenza genovese nel Levante . La Maona genovese assunse il controllo economico del porto, trasformando Famagosta in un centro strategico per il commercio di spezie e tessuti e acuendo la rivalità con Venezia.

Nel 1376 i Genovesi favorirono la fuga e l’ascesa di Andronico IV Paleologo al trono bizantino, ottenendo in cambio la promessa della cessione dell’isola di Tenedo; il governatore locale, però, rimase fedele al deposto imperatore e rifiutò la consegna, provocando l’ira genovese e una serie di atti ostili contro i Veneziani che alimentarono ulteriormente la tensione tra le due repubbliche marinare. La questione di Tenedo divenne così un ulteriore motivo di scontro politico e navale nell’Egeo

Venezia cercò inizialmente una soluzione diplomatica, ma la situazione precipitò quando, nel 1378, Giovanni V Paleologo riuscì a riconquistare il trono con l’aiuto dei Turchi e concesse ai Veneziani alcune agevolazioni che non bastarono a placare le ostilità; la fragile tregua si ruppe rapidamente e le potenze italiane cominciarono a schierarsi apertamente l’una contro l’altra. La ripresa del potere da parte di Giovanni V e le manovre diplomatiche successive reindirizzarono conflitti locali verso una guerra su scala più ampia nell’Adriatico e nel Levante

Subito dopo entrambi gli schieramenti cercarono alleati: Venezia si avvicinò a Pietro II di Cipro e trovò appoggi tra i Visconti di Milano; Genova raccolse intorno a sé forze e sovrani contrari a Venezia, tra cui il re Luigi d’Ungheria, il signore di Padova Francesco I da Carrara, il patriarca di Aquileia Marquardo di Randeck, il duca d’Austria e altre città italiane, creando una rete di alleanze che trasformò la contesa commerciale in una guerra regionale per il controllo dell’Adriatico e del Levante. Queste alleanze furono decisive per l’escalation che portò allo scontro diretto nella laguna di Chioggia pochi anni dopo

 Il primo anno di guerra: 1378

Nel 1378 la guerra tra Venezia e Genova si aprì con una serie di scontri navali e manovre terrestri: Vettor Pisani guidò la reazione veneziana in mare, mentre una lega guidata dall’Ungheria e da signorie italiane avanzò sulla terraferma, senza però riuscire a strappare la laguna alla Repubblica di Venezia

Preparativi navali veneziani

All’inizio del conflitto Venezia armò 20 galee e affidò il comando a Vettor Pisani, con l’ordine di contrastare le operazioni genovesi e di portare la guerra verso il Tirreno. Le forze veneziane furono rapidamente impegnate in crociere offensive e pattugliamenti per proteggere le rotte adriatiche e il traffico lagunare.

Battaglia di Capo d’Anzio 30 maggio 1378

Il primo grande scontro navale avvenne il 30 maggio 1378 presso Capo d’Anzio, alle foci del Tevere : la squadra veneziana di Vettor Pisani (circa 14 galee) affrontò una formazione genovese guidata da Luigi del Fiesco (circa 16 galee). Approfittando di una burrasca, i Veneziani attaccarono di sorpresa, ottennero una netta vittoria, catturarono quattro galee genovesi e presero numerosi prigionieri.

Ripercussioni politiche a Genova

La sconfitta navale provocò forte agitazione a Genova: il doge Domenico da Campofregoso fu deposto e sostituito da Niccolò da Guarco; nel frattempo Genova inviò nuove flotte, tra cui una guidata da Luciano Doria, per operare in Adriatico e sostenere gli alleati terrestri contro Venezia.

Offensiva terrestre e alleanze contro Venezia

Sul fronte terrestre la guerra si sviluppò secondo lo schema “Genova via mare, Ungheria e alleati via terra”: il re d’Ungheria dichiarò guerra a Venezia (26 maggio) e inviò contingenti che, uniti a truppe del Patriarcato di Aquileia, dei Carraresi e di signorie friulane, avanzarono verso la laguna.

Il 21 giugno 1376 era stata firmata una alleanza tra Luigi I d'Ungheria, il Patriarca di Aquileia e Francesco di Carrara della durata di 50 anni. Una alleanza di mutua offensiva e difensiva in particolare contro coloro che avrebbero attaccato il patriarcato. L’alleanza escludeva il Papa e l’Imperatore. 

A fine giugno un corpo di circa 5.000 cavalieri ungheresi guidato da Giovanni Vaivoda penetrò nel Friuli; la lega raggiunse numeri considerevoli (circa 16000 uomini) e depredò il trevigiano, accampandosi nei pressi di Castelfranco e assediando senza successo il castello di Mestre.

Operazioni veneziane in Adriatico e contro Cattaro

Dopo la vittoria ad Anzio, Pisani rientrò a Venezia con i prigionieri; la Serenissima armò altre galee e lanciò operazioni offensive lungo la costa adriatica. Una spedizione veneziana si diresse verso Cattaro (vicino a Zara), città sotto influenza ungherese, e con l’uso di bombarde e artiglieria da assedio riuscì a impadronirsene, consolidando la difesa delle rotte e ostacolando i rifornimenti nemici.

 

Il secondo anno di guerra: 1379

Il 1379 segnò l’escalation decisiva del conflitto: successi genovesi in mare e offensive terrestri degli alleati misero Venezia sotto forte pressione, culminando nella presa di Chioggia e nella chiusura delle vie lagunari.

Sconfitte e incursioni genovesi

In maggio la flotta veneziana subì una tremenda sconfitta che aprì la strada alle operazioni offensive dei Genovesi. Dopo l’inverno la flotta nemica, spinta dall’iniziativa dei suoi comandanti, penetrò nel golfo di Venezia: prese Rovigno e compì razzie e assalti su Grado e Caorle, incendiando centri costieri e mettendo in crisi le difese lagunari. I genovesi riconquistarono inoltre le posizioni perse da Pisani nelle campagne precedenti in Istria e Dalmazia.

Minaccia alla laguna e cattura di una nave mercantile

Spingendosi fino davanti al porto di San Nicolò del Lido, la flotta genovese suscitò grande allarme a Venezia: per la prima volta dopo secoli armi nemiche furono visibili nelle acque della laguna. In quell’area fu catturata la nave di Tomaso Mocenigo, rientrante carica di merci dalla Siria, episodio che aggravò la percezione della minaccia e la necessità di misure difensive straordinarie.

Pressione terrestre e trattative fallite

Sul fronte terrestre gli alleati di Genova avanzarono con decisione. Le truppe ungheresi e i signori padovani e carraresi occuparono castelli e posizioni strategiche: furono presi e innalzate bandiere nemiche su castelli come Romano e il Moranzano sul Brenta; le truppe ungheresi si accamparono in punti chiave (Cittadella, Bassano, Camposampiero, Mirano) e si giunse a minacciare Treviso. A Sacile si svolsero trattative che però naufragarono: le richieste avversarie erano estreme — un censo annuo di 100.000 ducati o il libero trasporto del sale, un pagamento immediato di 500.000 fiorini in luogo del milione richiesto, la cessione di Trieste (richiesta da Leopoldo d’Austria), il riconoscimento del re d’Ungheria come signore e la consegna temporanea di città e castelli (Treviso, Conegliano, Castelfranco, Mestre, Noale) fino al pagamento. Le trattative si ruppero e la pace non fu raggiunta.

Difese veneziane e presidio di Chioggia

Venezia reagì mobilitando risorse: inviò Nicolò da Gallicano con mille fanti a presidiare Chioggia e concentrò truppe e cavalleria nelle isole lagunari e nei monasteri strategici (fu segnalata la presenza di 4.000 cavalieri al monastero di San Nicolò). Si cercarono anche vie diplomatiche, con emissari inviati in Ungheria, ma senza esito.

Assedio e caduta di Chioggia 6–16 agosto 1379

Il 6 agosto una squadriglia di 47 galee genovesi al comando di Pietro Doria, dopo aver saccheggiato e incendiato Umago, Grado e Caorle, tentò di forzare Malamocco; fallito l’assalto all’isola, i Genovesi incendiarono Pellestrina, occuparono Chioggia minore e si prepararono all’assalto di Chioggia maggiore, difesa dal podestà Pietro Emo con circa 3.000 fanti. Il 16 agosto iniziò l’assalto: la città fu pesantemente bombardata con bombarde e colpita da «rochette», frecce incendiarie alimentate da polvere nera; secondo il cronista Daniele Chinazzi una di queste «impizzò il colmo» della torre, generando un incendio inestinguibile

Dopo combattimenti cruenti i Genovesi riuscirono a impadronirsi della città e issarono le bandiere di Genova, del re d’Ungheria e dei Carrara.

Reazione veneziana e conseguenze immediate

Di fronte alla perdita di Chioggia, Venezia rifiutò trattative umilianti: sbarrò i canali, rafforzò le fortificazioni delle isole lagunari e organizzò la difesa della città con misure d’emergenza sia navali sia terrestri. Le misure prese in questo periodo — chiusura delle vie d’acqua, presidio delle isole e mobilitazione di risorse — posero le basi per la successiva controffensiva veneziana che, nei mesi successivi, avrebbe cercato di rompere l’accerchiamento e riconquistare la laguna.

 

Il terzo anno di guerra 1380

Il 1380 fu l’anno della svolta: dopo mesi di difficoltà Venezia riuscì a riorganizzarsi, a bloccare gli accessi alla laguna e a stringere l’assedio su Chioggia, trasformando gli assedianti in assediati e ottenendo una vittoria decisiva.

Dicembre 1379 — primo contrattacco veneziano

Nel dicembre 1379 una piccola squadra di imbarcazioni comandata da Giovanni Barbarigo, patrizio veneziano, attaccò di sorpresa una galea e due vascelli nemici, conducendo a Venezia 150 prigionieri. Questa azione, pur modesta sul piano militare, ebbe un forte valore morale e contribuì a rinsaldare lo spirito della città.

22 dicembre 1379 — partenza della flotta veneziana e blocco della laguna

Il 22 dicembre 1379 la flotta veneziana, ricostituita e al comando del doge Andrea Contarini insieme a Vettor Pisani, salpò verso Chioggia. Quella stessa notte un corpo di 4.000 uomini tentò invano di riconquistare Chioggia Minore; tuttavia la flotta veneziana riuscì a bloccare gli accessi alla laguna clodiense affondando navi cariche di pietre nei canali navigabili, imprigionando così le navi genovesi e ribaltando la situazione: gli assedianti divennero gli assediati.

1º gennaio 1380 — arrivo di Carlo Zeno e inizio dell’assedio sistematico

Il 1º gennaio 1380 giunse in laguna la flotta di Carlo Zeno, composta da 18 galee provenienti dall’Oriente; con questo rinforzo iniziarono operazioni d’assedio coordinate, che combinarono il blocco navale con azioni terrestri e l’impiego sistematico di artiglieria.

Gennaio–febbraio 1380 — artiglieria, scontri e morte di Pietro Doria

Il 6 gennaio fu attaccato e distrutto uno schieramento genovese sulla punta della diga chioggiotta. Nei giorni successivi fu completato un ridotto all’estremità del fossato, dotato di due grosse bombarde che iniziarono a martellare le difese genovesi. Il tiro d’artiglieria si concentrò sul monastero di Brondolo, uno dei capisaldi della difesa: il 22 gennaio il crollo di parte dell’edificio causò la morte dell’ammiraglio genovese Pietro Doria. Alla morte di Doria succedette Napoleone Grimaldi, che tentò una sortita dal lato del convento distrutto; l’azione fallì e permise ai Veneziani di scardinare ulteriormente le difese nemiche. Il 19 febbraio Vettor Pisani investì con la sua flotta Brondolo, mentre Carlo Zeno, con un corpo da sbarco di 6.000 uomini, attaccò Chioggia Minore: i circa 10.000 genovesi impegnati nella difesa furono sbaragliati e Brondolo fu conquistata, stringendo l’assedio su Chioggia Maggiore.

Isolamento di Chioggia e tentativi di soccorso genovese (primavera–estate 1380)

I genovesi, ormai chiusi in una morsa, rimasero progressivamente isolati e a corto di viveri e munizioni. La madrepatria inviò Gaspare Spinola per assumere il comando delle difese e approntò una flotta di 39 galee, giunta a Chioggia nei primi giorni di luglio; la flotta sferrò ripetuti attacchi per rompere l’accerchiamento, ma senza risultati decisivi. Parallelamente fallirono i tentativi di Francesco da Carrara e del Patriarca d’Aquileia di interrompere i rifornimenti a Venezia.

Assediati, decimati dai tiri delle bombarde e tormentati dalla fame, molti genovesi tentarono una fuga disperata su zattere da Chioggia, ma le imbarcazioni di fortuna furono affondate e l’ultimo tentativo di salvezza fallì. I genovesi cercarono quindi di trattare la resa, ma Venezia rifiutò condizioni concilianti.

22–23 giugno 1380 — riconquista di Pellestrina e presa di Chioggia

Il 22 giugno i Veneziani riconquistarono Pellestrina; il 23 giugno Carlo Zeno lanciò l’assalto finale alle difese di Chioggia, ottenendo una vittoria decisiva: furono catturati 4.200 genovesi, 300 padovani e 19 galee. La presa di Chioggia rappresentò il punto di svolta che mise fine all’accerchiamento della laguna e capovolse le sorti della guerra.

Operazioni residue e conseguenze immediate (estate–autunno 1380)

Dopo Chioggia le ostilità in Adriatico proseguirono per alcuni mesi. Il genovese Matteo Maruffo operò in Istria: il 26 giugno Trieste si consegnò al Principato ecclesiastico di Aquileia; il 1º luglio furono occupate Capodistria e, l’8 agosto, Arbe. In risposta la flotta di Vettor Pisani uscì da Venezia, riconquistò Capodistria e Arbe e inseguì i nemici in fuga. Purtroppo per Pisani queste furono le sue ultime imprese: il 13 agosto morì di febbri malariche a Manfredonia. Nel frattempo ripresero tentativi di pace che però non portarono a un accordo immediato; le ostilità continuarono a intermittenza, con assedi e contese territoriali (tra cui il rinnovato assedio di Treviso da parte del Carrarese) fino alla pace definitiva che sarebbe stata negoziata l’anno successivo.

 

L’anno della pace 1381

Il 1381 segnò la fine formale delle ostilità principali tra Venezia e Genova grazie alla mediazione internazionale, ma lasciò questioni irrisolte e una riorganizzazione degli equilibri nel Nord‑Adriatico.

Contesto e primi avvenimenti del 1381

Il 2 gennaio 1381 il patriarca di Aquileia, Marquato, convocò i rappresentanti di Cividale, Udine, Gemona e Venzone per ottenere la loro promessa di fedeltà alla Lega; il giorno dopo il patriarca morì. Sul fronte terrestre la guerra proseguiva: Francesco da Carrara stringeva sempre più l’assedio su Treviso, ormai ridotta agli estremi; Castelfranco e Noale erano già cadute in mano nemica. Vedendo impossibile difendere quella parte della Terraferma, Venezia decise di cedere Treviso al duca Leopoldo d’Austria a condizione che questi intervenisse subito con un esercito in Italia.

Occupazione austriaca e ricerca della pace

Leopoldo accettò e inviò truppe che entrarono in Treviso il 2 maggio 1381, impegnandosi a proteggere gli altri domini veneziani in Terraferma. A cercare la pace, oltre a Veneziani e Genovesi, furono anche Urbano VI (rifugiato presso Genova) e i fiorentini, preoccupati per i danni al commercio. La mediazione decisiva venne da Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, il cui prestigio permise di avviare negoziati che portarono alla pace firmata a Torino l’8 agosto 1381.

Termini principali della pace di Torino 8 agosto 1381

  • ·       Dalmazia: Venezia cedeva la Dalmazia al re d’Ungheria; in cambio otteneva 7.000 ducati d’oro annui e il monopolio della navigazione nell’Alto Adriatico.
  • ·       Terraferma: Venezia cedeva alla Casa d’Asburgo Conegliano e Treviso.
  • ·       Scambio territoriale: Padova cedeva a Venezia Cavarzere.
  • ·       Ritiro delle truppe: Il Patriarca di Aquileia si impegnava a ritirare le sue forze dai territori occupati.
  • ·       Genova: si impegnava a ritirare le truppe dai territori conquistati, pur mantenendo l’egemonia commerciale su Cipro e l’occupazione di Famagosta.
  • ·       Premio al mediatore: Amedeo VI riceveva in compenso l’isola di Tenedo nell’Egeo.

Conseguenze immediate e sviluppi successivi

I Padovani giudicarono la questione di Treviso ancora aperta e intensificarono le operazioni militari contro la città, approfittando del limitato sostegno di Leopoldo. Nel maggio 1383 Leopoldo giunse con un corpo di spedizione, ma gli attacchi dei Carraresi continuarono. Ritenendo insostenibile la situazione, Leopoldo vendette per 100.000 ducati Treviso, Ceneda, Feltre e Belluno a Francesco I da Carrara, che entrò in Treviso il 4 febbraio 1384. Tuttavia il dominio carrarese durò solo pochi anni: Treviso fu riconquistata definitivamente da Venezia dopo alterne vicende.

 

 

 

 

S. Romanin, Storia documentata di Venezia, tomo III, 1853-1861

Daniele Chinazzi di Treviso, Cronaca della guerra di Chioggia, versione ridotta di Ludovico Anton Muratori 1865

Palladio, Historie della Provincia del Friuli

Annali del Friuli, vol 5

 



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