Governo fermo, riforme economiche e la drammatica fine del patriarca guerriero

Arte della Lana a Udine nel 1348

Arte della Lana a Udine nel 1348 (RDM-AI10_26)

Bertrando di Saint-Geniès guidò Aquileia tra riforme e successi militari: recuperò il Cadore, promosse l’Arte della Lana e fu assassinato nel 1350

Sotto la guida del saggio e risoluto Bertrando di Saint-Geniès, il Patriarcato d'Aquileia visse una stagione di grande fermento politico ed economico. Giunto in Friuli nel 1334, il patriarca seppe difendere i confini dello Stato sconfiggendo i Da Camino e recuperando il Cadore. Accanto all'azione diplomatica e militare, promosse importanti riforme civili, tra cui l'introduzione dell'Arte della Lana a Udine nel 1348 grazie ai mastri toscani. Gli ultimi anni furono segnati dalla tragica coincidenza del terremoto e della Peste Nera (l'annus horribilis del 1348) e si conclusero con il brutale assassinio del novantenne patriarca nella piana della Richinvelda nel 1350, a opera dei nobili ribelli guidati da Enrico di Spilimbergo.

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Il Patriarcato di Bertrando di Saint-Geniès (1334–1350)

Nomina e formazione

L'8 luglio 1334 papa Giovanni XXII nominò patriarca d'Aquileia Bertrando di Saint-Geniès, originario della Guascogna (diocesi di Cahors). Già avanti negli anni, l'eletto era un insigne dottore in ambo le leggi (utrumque ius) che aveva insegnato diritto all'Università di Tolosa e ricoperto prestigiosi incarichi curiali come uditore del Palazzo Papale (di Rota), cappellano pontificio e decano della chiesa di Angoulême

Ingresso in Friuli e la guerra contro Rizzardo da Camino

Giunto solennemente in Friuli nell'ottobre del 1334, Bertrando dimostrò subito un governo fermo e risoluto. Rizzardo III da Camino, conte di Ceneda, aveva approfittato della vacanza della sede patriarcale per occupare il castello di Cavolano lungo il fiume Livenza e diverse altre terre. Nel luglio del 1335 Bertrando convocò a Codroipo il Parlamento della Patria del Friuli per organizzare la difesa dello Stato e privò Rizzardo dei suoi feudi per contumacia. Sconfitto sul campo dalle truppe patriarcali nella battaglia di Camolli, Rizzardo morì per le gravi ferite riportate il 3 settembre 1335

Diplomazia e la riconquista del Cadore (1347)

Negli anni successivi Bertrando rivelò spiccate doti diplomatiche, bilanciando i rapporti con Venezia, i duchi d'Austria e i principi di Lussemburgo. Dopo complesse vicende militari e politiche, nel 1347 riuscì a scacciare i presidi tedeschi di Engelmaro di Villandres e di Ludovico il Bavaro, riportando il Cadore, insieme a Belluno e Feltre, sotto la diretta giurisdizione del Patriarcato. L'impresa fu resa possibile anche grazie al fondamentale apporto delle milizie guidate dal condottiero friulano Federico Savorgnan 

Riforme economiche, civili e religiose

Il governo di Bertrando fu caratterizzato da una fervida attività organizzativa:

Favorì l'introduzione dell'arte della lana a Udine (1348) e promosse l'apertura di nuove arterie stradali per facilitare i commerci verso il Cadore e la Carintia.

L’introduzione dell’Arte della Lana a Udine nel 1348 rappresentò una svolta fondamentale nella storia economica della città, trasformandola progressivamente da centro amministrativo e commerciale a polo manifatturiero

Nel 1348, il patriarca Bertrando di Saint-Geniès, sempre attento a promuovere lo sviluppo economico e la prosperità del Friuli, intervenne direttamente con un importante sostegno finanziario. Bertrando elargì cospicui contributi al Comune di Udine per incentivarne le autorità ad accogliere e favorire maestro Tizio Nexasi (o Tizio di Nese), un maestro lanaiolo originario di Firenze. L'intento era quello di impiantare in città l'intera filiera della produzione dei panni di lana su modello toscano, superando la sola lavorazione domestica o grezza e creando un'industria cittadina strutturata.

L'arrivo di maestro Tizio s'inseriva in un fenomeno già avviato tra il Duecento e il Trecento, caratterizzato dalla costante immigrazione in Friuli di mercanti, banchieri e artigiani toscani (fiorentini, lucchesi e senesi). La Toscana deteneva la supremazia europea nell'Arte della Lana. I maestri toscani portarono a Udine il know-how tecnico necessario per le circa trenta fasi di lavorazione del panno: dalla cernita e lavaggio della lana grezza, alla cardatura, pettinatura, filatura, tessitura, fino alla follatura (sodatura), tintura e cimatura. Per disciplinare il settore e proteggere la nuova produzione, il Comune e il Patriarcato definirono norme specifiche sul dazio dei panni (attestate tra il 1324 e il 1368) e concessero esenzioni per attirare manodopera qualificata (Paschini - Storia del Friuli Vol.2). Per l'affermazione dell'Arte della Lana fu determinante la presenza delle rogge cittadine di Udine

Le "case della lana" (1368)

L'impulso dato dal patriarca Bertrando nel 1348 pose le basi per investimenti imprenditoriali negli anni e decenni successivi

Nel 1368, nobili friulani come Francesco Savorgnan stipularono patti con mercanti toscani per l'affitto e la gestione di appositi complessi immobiliari a Udine

Tali edifici, situati in capo alla roggia nella contrada dei Savorgnan, presero proprio il nome di "case della lana" e furono adibiti al ciclo completo di lavorazione dei panni

 

I tragici ultimi anni

Gli ultimi anni del suo patriarcato furono segnati dalla devastazione del terribile terremoto del 25 gennaio 1348 e della successiva epidemia di Peste Nera. Il 1348 rappresentò un vero e proprio annus horribilis per la popolazione del Friuli, della Venezia Giulia e dell'Istria 

La drammatica sovrapposizione tra il devastante terremoto del mese di gennaio e la successiva epidemia di Peste Nera sconvolse profondamente la vita quotidiana, la demografia, la psicologia e la struttura socio-economica degli abitanti della regione

Il Terremoto del 25 Gennaio 1348: crolli e terrore collettivo

Nella notte del 25 gennaio 1348 (festa della Conversione di San Paolo), una violentissima scossa sismica con epicentro nelle Alpi Giulie/Carinzia scosse l'intera regione, con repliche che proseguirono per quaranta giorni.

Ci furono molti crolli e numerose frane. La popolazione fu colta da un immenso terrore e da uno stato di sbigottimento generale. Interpretando il sisma come un severo monito o punizione divina, molti abitanti cercarono la penitenza e il perdono

La Peste Nera (1348–1349): il crollo demografico

A pochi mesi dal terremoto, mentre le comunità stavano ancora riparando i crolli e sgomberando le macerie, si diffuse la Peste Nera proveniente dall'Europa orientale e dai porti adriatici. Nelle varie cittadine e comunità del Friuli e dell'Istria morì tra la metà e i due terzi dell'intera popolazione. Interi nuclei familiari furono cancellati e i vertici istituzionali, ecclesiastici e professionali (notai, medici, consiglieri) vennero decimate. Lo stesso patriarca Bertrando di Saint-Geniès scelse di lasciare Udine per rifugiarsi nel castello di Soffumbergo, cercando un'aria più salubre e isolata rispetto ai centri urbani affollati e infetti. Nelle città costiere istriane come Pirano e Muggia, i cimiteri all'interno delle mura diventarono rapidamente insufficienti per contenere la mole di cadaveri, rendendo necessaria la creazione di nuovi cimiteri esterni e il ricorso a fosse comuni

Le conseguenze di lungo periodo sugli abitanti e sulla società

La drastica mancanza di braccia da lavoro nelle campagne portò all'abbandono di vasti appezzamenti agricoli. Le opere di canalizzazione e manutenzione idraulica vennero trascurate, favorendo l'impaludamento dei terreni e la diffusione endemica della malaria nelle pianure friulane e istriane, evento che impedì un rapido recupero demografico per decenni

Per colmare i vuoti demografici nelle città e nei campi, le autorità (dal Patriarcato ai Comuni istriani fino a Venezia) emanarono editti straordinari con esenzioni fiscali quinquennali, concessioni di cittadinanza e terreni gratuiti per attirare nuovi abitanti provenienti dalla Carnia, dalla Carinzia, dalla Germania e dai territori balcanici/slavi

Il martirio alla Richinvelda

Il martirio alla Richinvelda (avvenuto la domenica del 6 giugno 1350) è uno degli episodi più drammatici e celebri della storia del Friuli medievale, culminato con l'assassinio del novantenne patriarca di Aquileia, il Beato Bertrando di Saint-Geniès

Il patriarca Bertrando aveva condotto con fermezza una politica di recupero dei diritti e dei feudi usurpati dalla nobiltà locale, scontrandosi apertamente con i castellani ghibellini e i conti di Gorizia. L'intransigenza del patriarca nel punire i soprusi e nel riaffermare l'autorità della Chiesa aquileiese portò i feudatari ribelli a stringere un patto di alleanza armata contro la sua persona, con a capo Enrico di Spilimbergo

Il 6 giugno 1350 Bertrando si mise in viaggio da Sacile verso Udine, scortato da una comitiva di nobili e cittadini a lui fedeli, tra cui Ermanno di Carnia, Gerardo di Cucagna, Federico di Savorgnano e numerosi soldati udinesi

Quando la comitiva giunse nella campagna della Richinvelda (vicino a Spilimbergo), Enrico di Spilimbergo fece uscire le proprie truppe dal borgo e sferrò un assalto improvviso e violento

Ci fu un sanguinoso scontro in cui molti Udinesi rimasero feriti o uccisi, mentre condottieri come Federico di Savorgnano e Gerardo di Cucagna vennero catturati. Il patriarca fu aggredito e ucciso sul campo

L'assassinio sconvolse l'equilibrio dello Stato patriarcale. Il successore, Nicolò di Lussemburgo (fratellastro dell'imperatore Carlo IV), rispose negli anni 1351–1353 con una feroce campagna di repressione e giustizia contro i congiurati: fece decapitare o impiccare diversi leader e complici della rivolta e ordinò la demolizione e il rasamento al suolo delle fortezze dei ribelli, tra cui i castelli di Porpetto, Mels e Tarcento

 

 

Paschini, storia del friuli, vol 2

Ceramiche rinascimentali a Udine e altri materiali dello scavo del Palazzo Savorgnan di Piazza Venerio / a cura di M. Buora e V. Tomadin. - Roma : L'Erma di Bretschneider, c1993

 



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