Dalla crisi ducale (574-584) alla ricostituzione dell'autorità centrale

Xilografia tratta dalla Cronaca di Norimberga. Il re longobardo Autari, sovrano dal 584 al 590 (pubblico dominio)
Autari (584–590): eletto per porre fine all’anarchia ducale, ricentrò il potere, adottò il titolo Flavius e rafforzò legami dinastici con i Bavaresi.
Autari, eletto re nel 584 dopo un decennio di anarchia ducale, segnò la svolta per i Longobardi in Italia. Rispose alla frammentazione interna e alle minacce di Franchi e Bizantini, ricentrando il potere, limitando l’autonomia dei duchi e costituendo un patrimonio regale. Assunse il titolo di Flavius e, con il matrimonio con la bavarese Teodolinda, rafforzò alleanze e integrazione culturale.
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Contesto politico sociale e istituzionale
Il periodo immediatamente precedente all’ascesa di Autari è segnato da un decennio di interregno ducale durante il quale il potere reale era sostituito dall’autorità locale dei duchi, con conseguente frammentazione politica e rischio di interventi esterni. La necessità di un’autorità centrale emerge con forza quando, nel 584, viene eletto un re in grado di ricomporre l’unità del regno e di fronteggiare le pressioni esterne e interne.
La restaurazione del potere regio implicò una doppia strategia: imposizione dell’autorità sui duchi e ricerca di una legittimazione che superasse la sola forza militare. L’elezione di Autari va letta come risposta all’anarchia ducale e come tentativo di creare un centro amministrativo capace di coordinare risorse e difesa; in questo quadro si collocano prime misure volte a sottrarre parte delle risorse territoriali al controllo esclusivo dei duchi per costituire un patrimonio regale stabile.
Sul piano internazionale, il regno longobardo si trovava a mediare tra tre poli di potere: i Franchi a nord-ovest, che talvolta intervenivano in Italia per motivi dinastici o anti-longobardi; l’Impero bizantino che manteneva enclavi e pretese nell’Italia meridionale e costiera; e i Bavaresi, con i quali si cercavano alleanze matrimoniali e politiche. Le relazioni con i Franchi e i Bizantini oscillavano tra conflitto aperto e negoziazione diplomatica, mentre le alleanze con i Bavaresi erano strategiche per consolidare legami dinastici e ottenere riconoscimenti esterni della legittimità regia.
A livello sociale e istituzionale, il regno longobardo in questa fase mostra segnali di integrazione tra élite longobarda e popolazione romana: si sviluppano pratiche fiscali più strutturate, la ripartizione dei tributi e la regolazione dei latifondi, e si assiste a una progressiva istituzionalizzazione del potere regio che mira a ridurre l’autonomia assoluta dei duchi. Questi processi non cancellano le tensioni etniche e religiose, ma creano le basi per una convivenza amministrativa più stabile.
Infine, il ruolo delle alleanze matrimoniali e delle figure femminili di rilievo è cruciale: il matrimonio con una principessa bavarese come Teodolinda non è solo un fatto privato ma un atto politico che rafforza legami dinastici, favorisce la legittimazione del sovrano e apre canali di mediazione culturale e religiosa tra Longobardi e popoli vicini.
Chi era Autari
Autari emerge nella cronaca longobarda come la figura scelta dai duchi per porre fine a un decennio di frammentazione politica noto come “periodo dei duchi”; la sua elezione nel 584 segnò la volontà delle élite longobarde di ricostituire un centro di comando capace di difendere i territori conquistati e di coordinare la difesa contro le potenze esterne. Autari apparteneva alla cerchia dei capi militari longobardi e la sua ascesa va letta come una risposta alla pressione combinata di Franchi e Bizantini e alla necessità di stabilità interna.
Sul piano istituzionale Autari lavorò per rafforzare il potere regio dopo l’interregno: cercò di limitare l’autonomia dei duchi, che erano i capi delle singole tribù longobarde, ricomporre il patrimonio regale e creare strumenti amministrativi più stabili per la riscossione delle risorse e la gestione del territorio. Il suo regno, che tradizionalmente viene datato 584–590, è ricordato come un tentativo di ricentralizzazione e di normalizzazione delle relazioni tra élite longobarde e popolazione romana residente nelle regioni conquistate
Per consolidare l’autorità, Autari impose la sottomissione formale di molti duchi e adottò simboli di legittimità che richiamavano la tradizione imperiale: tra questi è segnalato l’uso del titolo “Flavio”, già impiegato in contesti italici precedenti come quelli di Odoacre e Teodorico, come elemento di continuità e prestigio politico. Queste scelte avevano lo scopo di trasformare il potere reale da semplice comando militare a istituzione riconosciuta e duratura.
All’esterno, Autari dovette fronteggiare le ambizioni dei Franchi e le pretese bizantine sulle coste e sulle città ancora sotto controllo imperiale. Per rafforzare la posizione internazionale del regno, il matrimonio con Teodolinda, principessa bavarese, fu un atto politico decisivo: la sposa non solo rinsaldò legami con i Bavaresi, ma contribuì anche alla legittimazione dinastica e alla mediazione culturale e religiosa tra Longobardi e popoli vicini. Queste alleanze matrimoniali furono parte integrante della strategia di Autari per stabilizzare il regno e ottenere riconoscimenti esterni
Autari e i Longobardi
All’epoca di Autari (584-590), il dominio fondato dai Longobardi aveva ancora caratteristiche territoriali e istituzionali non del tutto definite.
I Longobardi erano poco romanizzati, nonostante i contatti precedenti avuti nei Balcani con l’impero bizantino in qualità di federati, ed erano caratterizzati da una cultura che aveva una forte connotazione militare, basata sull’equazione tra uomo libero e guerriero. Inoltre, non va dimenticato che i Longobardi si stanziarono in Italia in modo violento e disordinato e anche piuttosto lento a causa di una carenza di un forte potere centrale al loro interno.
Per un certo periodo, dopo l’assassinio di Alboino e del suo successore Clefi , nelle loro file era venuta a mancare addirittura la monarchia (574-584). Ciò nonostante i Bizantini, duramente impegnati sul fronte orientale da Avari e Persiani, oltre che dalle prime avvisaglie della marea slava nei Balcani, non avevano abbozzato quasi nessuna controffensiva, lasciando in balia degli invasori le truppe stanziate in Italia. Queste ultime, asserragliate nei loro forti, avevano resistito per parecchi anni ai Longobardi, anche nel bel mezzo di zone invase, prima di tutto la Pianura Padana.
Più lenta ancora e priva di coordinamento era stata la penetrazione a sud degli Appennini, che si era indirizzata soprattutto verso la Toscana, l’Umbria, l’Italia meridionale. Ampie zone territorialmente compatte erano rimaste in mano bizantina: la Venezia e la Lombardia orientale, la Liguria, l’Emilia e la Romagna, il ducato di Roma, tutte le regioni costiere del sud, le grandi isole.
In questa situazione, i Longobardi della fine del VI secolo molto probabilmente costituivano ancora un gruppo chiuso nei confronti della popolazione indigena. Raggruppati nelle fare, i grandi gruppi familiari che quasi certamente costituivano la base stessa della loro organizzazione militare, essi erano stanziati nelle città come nelle campagne, in mezzo alla popolazione romana che dominavano e sfruttavano. I Romani avevano subito una dolorosa amputazione, giacché buona parte dell’antica classe dirigente senatoria era stata spazzata via, nelle zone occupate dai Longobardi, che avevano ucciso o cacciato la maggior parte dei senatori e ne avevano confiscato i beni.
Dopo dieci anni di anarchia ducale divenne chiaro a molti dei duchi che continuare a combattere divisi li avrebbe infine portati alla rovina. Nel 584 numerosi duchi risolsero infine, sotto la duplice minaccia dei bizantini e dei franchi, di eleggere re Autari, figlio di Clefi.
Uno dei motivi che spinse infatti i longobardi ad eleggere un nuovo re era quello della nuova alleanza fra bizantini e franchi, che univa le due grandi potenze dell’Europa contro i divisi e litigiosi duchi longobardi.
Il nuovo re si trovò subito in una situazione disperata; i bizantini sotto la guida del nuovo imperatore Maurizio avevano infatti serrato le fila ed erano tornati alla controffensiva.
Nel 584 il re dei Franchi Childeberto organizzò una campagna militare contro i Longobardi.
Re Childeberto si diresse in Italia. Venendo a sapere questo, i Longobardi, temendo, per non venire sopraffatti dal suo esercito, si sottomisero al suo volere, dandogli molti tributi e promettendo di essere fedeli e sottoposti a lui. Ratificato con questi tutto ciò che voleva, il re tornò in Gallia e ordinò di preparare l’esercito e ordinò di inviarlo in Spagna; ma si fermò. Prima di questi anni aveva ricevuto dall’imperatore Maurizio cinquantamila solidi, per allontanare i Longobardi dall’Italia. Venuto a sapere l’imperatore che egli aveva stipulato la pace con loro, chiedeva il denaro, ma il re fiducioso delle sue risorse non volle dare una risposta a questa richiesta riguardo a questa cosa. (dal racconto di Gregorio nel libro VI delle Historiae)
I Franchi sotto la guida di re Childeberto calano quindi in Italia per scacciare i Longobardi, a seguito di un lauto finanziamento da parte dell’imperatore bizantino Maurizio. Tuttavia Childeberto non soddisfa le richieste di Bisanzio, perché, pur non restituendo il compenso ricevuto per la spedizione militare, preferisce non combattere i Longobardi per garantirsi la loro fedeltà. Questo episodio mette in evidenza come la situazione longobarda fosse estremamente fluida, che corrisponde verosimilmente a quello degli ultimi anni dell’interregno o al primo periodo del regno di Autari.
Autari ascese al trono in un contesto di forte frammentazione del dominio longobardo, sottoposto alla duplice pressione dei Franchi e dei Bizantini, eppure ottenne un deciso sostegno dai duchi, che gli assegnarono un tesoro pari alla metà dei propri beni.
Autari promosse l'evoluzione del proprio popolo da insieme scoordinato di unità militari a stirpe unitaria, in grado di generare un vero e proprio Stato
In questo sforzo, si attribuì il titolo di Flavius, riferendosi a una tradizione che risaliva a Odoacre e a Teodorico il Grande.
Si trattò di una precisa scelta politica, volta ad affermare la legittimità del potere longobardo non solo sulla propria stirpe, ma sulla totalità della popolazione italica, in larga maggioranza di stirpe latina, richiamandosi esplicitamente (in chiave anti-bizantina) all'eredità dell'Impero Romano d'Occidente.
Autari si avvicina alla fede cattolica
Autari cercò cautamente di avvicinarsi alla fede cattolica professata dalla popolazione romano-italica.
Per stabilizzare il dominio longobardo, sostituì all'hospitalitas vigente durante il Periodo dei duchi (la cessione, arbitrariamente manipolabile, ai Longobardi di un terzo dei prodotti del suolo) un sistema più definito, con una divisione dei latini in scaglioni di ricchezza, dai quali dipendevano le imposte da versare ai dominatori che assicuravano la sicurezza militare. Il sistema colpì duramente l'aristocrazia latifondista latina, ma rappresentò un fattore di stabilità per la massa della popolazione e per l'equilibrio complessivo del regno.
Pochi anni dopo, nel 588, i Longobardi chiedono a Chiliberto II la sorella per farla diventare moglie del loro re.
Autari sposa Teodolinda
I rapporti fra Longobardi e Franchi furono di nuovo critici in quanto, poco dopo aver promesso la sorella ai Longobardi, Childeberto non mantiene fede alla parola data promettendo la sorella ai Visigoti di Spagna.
Inoltre, Childeberto si rende protagonista di un nuovo sconvolgimento delle alleanze a sfavore dei Longobardi, poiché, dopo aver chiesto l’appoggio dell’imperatore bizantino, organizzò una campagna militare per eliminare i Longobardi dalla Italia ma senza successo.
Nel 589 Autari sposò Teodolinda, figlia del duca baiuvaro Garibaldo, rinforzando così un'alleanza già esistente.
Teodolinda discendeva dai Longobardi per via materna. In questo modo, sul trono longobardo ritornava il "carisma" della stirpe regia dei Letingi, rafforzando sensibilmente la legittimità del regno di Autari.
Tenendo fede al motivo per cui era stato eletto re dopo il Periodo dei duchi, contrastò sia i Franchi sia i Bizantini e ne spezzò la coalizione.
Nel 588 Autari respinse un nuovo attacco franco e rivolse la sua politica verso un accordo con i Bavari, a loro volta nemici dei Franchi, fidanzandosi in quello stesso anno con la principessa Teodolinda.
Re Autari seppe fronteggiare le incursioni franche, con le armi o con l’oro, evitando ogni volta la distruzione del neonato regno longobardo. Egli agì anche, per quanto le minacce esterne glielo permettessero, per riportare all’obbedienza i vari duchi ribelli. Molto probabilmente aveva questo scopo la spedizione del duca di Trento Evin inviato in Istria dal re.
Tra i vari duchi che volevano passare da parte imperiale, o vi erano già passati, troviamo anche Grasulfo del Friuli (duca dal 581 al 590). Ne siamo a conoscenza perché il suo nome appare in due differenti lettere. La prima è quella in cui il maggiordomo d’Austrasia Gogone lo invoca con il nome di “Celsitudo”, sottolineando così il fatto che esso era benvoluto negli ambienti franchi, e quindi filo-imperiali. Mentre nove anni dopo, nel 590, lo ritroviamo in una epistola dell’esarca Romano che ricorda come abbia dovuto marciare con l’esercito contro il duca friulano. In mezzo a questi due estremi vi fu l’incursione di Evino duca di Trento in Istria, che a questo punto possiamo ritenere volta non solo al saccheggio della penisola, ma anche alla sottomissione del duca di Cividale.
Nel 589, un esercito longobardo, capitanato da Evino duca di Trento, entrò in Istria. Incendi e saccheggi furono la caratteristica di questa avanzata. L’Istria si difese e non venne assoggettata e si concluse una tregua con l’esarca di Ravenna. L’esercito longobardo si ritirò portando al re un grosso bottino.
Nel 590 si rinnovò l'alleanza fra Franchi e Bizantini che, complice un accordo tra i Franchi e numerosi duchi longobardi (quelli di Bergamo, Treviso, Parma, Reggio Emilia e Piacenza), condusse i Longobardi alla perdita di tutta l'Emilia. Autari fu costretto a trincerasi a Pavia, mentre Childeberto spezzò in due parti il regno longobardo, occupando Verona ed infilandosi nella Valle dell'Adige fin oltre Trento.
La morte di re Autari
Autari morì improvvisamente il 5 settembre di quello stesso 590, avvelenato, secondo quanto scrive Paolo Diacono. Il Re potrebbe però essere morto in seguito all'epidemia che infieriva nella Pianura Padana. Gli successe il cognato Agilulfo che venne elevato al trono attraverso il matrimonio con la regina vedova, Teodolinda, una pratica quella del passaggio di regalità dalla regina vedova, a cui i longobardi erano usi.
Il regno di Autari fu troppo breve per poter incidere in maniera significativa sulla fisionomia della regalità longobarda. Assai più significativo fu il regno di Agilulfo e di sua moglie Teodelinda, cui si può collegare anche il breve regno del loro figlio Adaloaldo (590-626).
Stefano Gasparri, Culture barbariche, modelli ecclesiastici, tradizione romana nell’Italia longobarda e franca, Estratto da Reti Medievali Rivista, VI - 2005/2 (luglio-dicembre)
Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, Volume IX, 1893
Marco Franzoni, Al di là dei monti: La frontiera del Friuli dall’arrivo dei Longobardi all’anno 1000, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari di Venezia
Andrea Galletti, Visti da fuori. La rappresentazione dei Longobardi nelle narrazioni del regno dei Franchi., Università di Bologna, 2016
Stefano Gasparri, Il potere del re, Studi su istituzioni e società nel medioevo europeo, 2017.
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