Autari fu eletto re dagli stessi duchi nel  584 e regnò fino al 590. Venne ucciso il 5 settembre 590.

 

Autari fu eletto re dagli stessi duchi nel  584, quando si resero conto che l'assenza di un potere centrale minacciava l'esistenza stessa del popolo longobardo nell'Italia  recentemente conquistata.

All’epoca di Autari (584-590), il dominio fondato dai Longobardi aveva ancora caratteristiche territoriali e istituzionali non del tutto definite. I Longobardi erano poco romanizzati, nonostante i contatti precedenti avuti nei Balcani con l’impero bizantino in qualità di federati, ed erano caratterizzati da una cultura che aveva una forte connotazione militare, basata sull’equazione tra uomo libero e guerriero. Inoltre, non va dimenticato che i Longobardi si stanziarono in Italia in modo violento e disordinato e anche piuttosto lento a causa di una carenza di un forte potere centrale al loro interno.

Per un certo periodo, dopo l’assassinio di Alboino e del suo successore Clefi, nelle loro file era venuta a mancare addirittura la monarchia (574-584). Ciò nonostante i Bizantini, duramente impegnati sul fronte orientale da Avari e Persiani, oltre che dalle prime avvisaglie della marea slava nei Balcani, non avevano abbozzato quasi nessuna controffensiva, lasciando in balia degli invasori le truppe stanziate in Italia. Queste ultime, asserragliate nei loro forti, avevano resistito per parecchi anni ai Longobardi, anche nel bel mezzo di zone invase, prima di tutto la Pianura Padana.

Più lenta ancora e priva di coordinamento era stata la penetrazione a sud degli Appennini, che si era indirizzata soprattutto verso la Toscana, l’Umbria, l’Italia meridionale. Ampie zone territorialmente compatte erano rimaste in mano bizantina: la Venezia e la Lombardia orientale, la Liguria, l’Emilia e la Romagna, il ducato di Roma, tutte le regioni costiere del sud, le grandi isole.

In questa situazione, i Longobardi della fine del VI secolo molto probabilmente costituivano ancora un gruppo chiuso nei confronti della popolazione indigena. Raggruppati nelle fare, i grandi gruppi familiari che quasi certamente costituivano la base stessa della loro organizzazione militare, essi erano stanziati nelle città come nelle campagne, in mezzo alla popolazione romana che dominavano e sfruttavano. I Romani avevano subito una dolorosa amputazione, giacché buona parte dell’antica classe dirigente senatoria era stata spazzata via, nelle zone occupate dai Longobardi, che avevano ucciso o cacciato la maggior parte dei senatori e ne avevano confiscato i beni.

Dopo dieci anni di anarchia ducale divenne chiaro a molti dei duchi che continuare a combattere divisi li avrebbe infine portati alla rovina. Nel 584 numerosi duchi risolsero infine, sotto la duplice minaccia dei bizantini e dei franchi, di eleggere re Autari, figlio di Clefi.

Uno dei motivi che spinse infatti i longobardi ad eleggere un nuovo re era quello della nuova alleanza fra bizantini e franchi, che univa le due grandi potenze dell’Europa contro i divisi e litigiosi duchi longobardi.

Il nuovo re si trovò subito in una situazione disperata; i bizantini sotto la guida del nuovo imperatore Maurizio avevano infatti serrato le fila ed erano tornati alla controffensiva.

Autari ascese al trono in un contesto di forte frammentazione del dominio longobardo, sottoposto alla duplice pressione dei  Franchi  e dei  Bizantini, eppure ottenne un deciso sostegno dai duchi, che gli assegnarono un tesoro pari alla metà dei propri beni.

Autari promosse l'evoluzione del proprio popolo da insieme scoordinato di unità militari a stirpe unitaria, in grado di generare un vero e proprio Stato

In questo sforzo, si attribuì il titolo di  Flavius, riferendosi a una tradizione che risaliva a  Odoacre e a  Teodorico il Grande.

Si trattò di una precisa scelta politica, volta ad affermare la legittimità del potere longobardo non solo sulla propria stirpe, ma sulla totalità della popolazione italica, in larga maggioranza di stirpe latina, richiamandosi esplicitamente (in chiave anti-bizantina) all'eredità dell'Impero Romano d'Occidente.

Autari cercò cautamente di avvicinarsi alla fede cattolica professata dalla popolazione romano-italica. 

Per stabilizzare il dominio longobardo, sostituì all'hospitalitas vigente durante il Periodo dei duchi (la cessione, arbitrariamente manipolabile, ai Longobardi di un terzo dei prodotti del suolo) un sistema più definito, con una divisione dei latini in scaglioni di ricchezza, dai quali dipendevano le imposte da versare ai dominatori che assicuravano la sicurezza militare. Il sistema colpì duramente l'aristocrazia  latifondista  latina, ma rappresentò un fattore di stabilità per la massa della popolazione e per l'equilibrio complessivo del regno.

Nel 589 Autari sposò Teodolinda, figlia del duca baiuvaro Garibaldo, rinforzando così un'alleanza già esistente: Teodolinda discendeva dai Longobardi per via materna. In questo modo, sul trono longobardo ritornava il "carisma" della stirpe regia dei Letingi, rafforzando sensibilmente la legittimità del regno di Autari.

Tenendo fede al motivo per cui era stato eletto re dopo il Periodo dei duchi, contrastò sia i Franchi sia i Bizantini e ne spezzò la coalizione.

Nel 588 Autari respinse un nuovo attacco franco e rivolse la sua politica verso un accordo con i Bavari, a loro volta nemici dei Franchi, fidanzandosi in quello stesso anno con la principessa Teodolinda.

Re Autari seppe fronteggiare le incursioni franche, con le armi o con l’oro, evitando ogni volta la distruzione del neonato regno longobardo. Egli agì anche, per quanto le minacce esterne glielo permettessero, per riportare all’obbedienza i vari duchi ribelli. Molto probabilmente aveva questo scopo la spedizione del duca di Trento Evin inviato in Istria dal re.

Tra i vari duchi che volevano passare da parte imperiale, o vi erano già passati, troviamo anche Grasulfo del Friuli (duca dal 581 al 590). Ne siamo a conoscenza perché il suo nome appare in due differenti lettere. La prima è quella in cui il maggiordomo d’Austrasia Gogone lo invoca con il nome di “Celsitudo”, sottolineando così il fatto che esso era benvoluto negli ambienti franchi, e quindi filo-imperiali. Mentre nove anni dopo, nel 590, lo ritroviamo in una epistola dell’esarca Romano che ricorda come abbia dovuto marciare con l’esercito contro il duca friulano. In mezzo a questi due estremi vi fu l’incursione di Evino duca di Trento in Istria, che a questo punto possiamo ritenere volta non solo al saccheggio della penisola, ma anche alla sottomissione del duca di Cividale.

Nel 589, un esercito longobardo, capitanato da Evino duca di Trento, entrò in Istria. Incendi e saccheggi furono la caratteristica di questa avanzata. L’Istria si difese e non venne assoggettata e si concluse una tregua con l’esarca di Ravenna. L’esercito longobardo si ritirò portando al re un grosso bottino.

Nel 590 si rinnovò l'alleanza fra Franchi e Bizantini che, complice un accordo tra i Franchi e numerosi duchi longobardi (quelli di Bergamo, Treviso, Parma, Reggio Emilia e Piacenza), condusse i Longobardi alla perdita di tutta l'Emilia. Autari fu costretto a trincerasi a Pavia, mentre Childeberto spezzò in due parti il regno longobardo, occupando Verona ed infilandosi nella Valle dell'Adige fin oltre Trento.

Autari morì improvvisamente il 5 settembre di quello stesso 590, avvelenato, secondo quanto scrive Paolo Diacono. Il Re potrebbe però essere morto in seguito all'epidemia che infieriva nella Pianura Padana. Gli successe il cognato Agilulfo a seguito del matrimonio con la vedova di Autari.

L’esarca continuò da solo la guerra ed invaso il Friuli ottenne la sottomissione del nuovo duca Gisulfo II, che molto probabilmente scese a patti con l’inviato di Costantinopoli

Fu del veleno ad uccidere re Autari il 5 settembre del 590 a Pavia, assassinio frutto di un’ennesima congiura di palazzo incentivata dalle casse del tesoro dell’esarca. Il suo sostituto venne elevato al trono attraverso il matrimonio con la regina vedova, una pratica quella del passaggio di regalità dalla regina vedova, a cui i longobardi erano usi. Così la regina Teodolinda, figlia del duca dei Bavari, e quindi cattolica, scelse Agilulfo duca di Torino.

 

Stefano Gasparri, Culture barbariche, modelli ecclesiastici, tradizione romana nell’Italia longobarda e franca,  Estratto da Reti Medievali Rivista, VI - 2005/2 (luglio-dicembre)

Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, Volume IX, 1893

Marco Franzoni, Al di là dei monti: La frontiera del Friuli dall’arrivo dei Longobardi all’anno 1000, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari di Venezia