Desiderio diventa re dei Longobardi. Successivamente sconfitto da Carlo Magno.


Desiderio diventa re dei Longobardi. Nel 774 viene sconfitto da Carlo Magno. Con Carlo Magno terminò, di fatto, il regno dei Longobardi.

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Quando il papa obbligò Ratchis a tornare nel monastero, Desiderio fu fatto re dei Longobardi evitando la guerra civile. Desiderio regnò per 18 anni.

La fonte più nota e accurata di notizie per quanto riguarda il regno longobardo, Paolo Diacono, nativo di Cividale del Friuli, interrompe la sua Historia Langobardorum al 744, con la morte di Liutprando; non narra quindi la storia degli ultimi tre re, i due fratelli Ratchis e Astolfo, prima duchi del Friuli e poi sovrani, e Desiderio. La storia degli ultimi trent’anni di vita del regno longobardo, quindi, dipende dalle voci esterne al regno, franche e papali: manca completamente una voce longobarda contemporanea.

Le poche fonti delineano un forte conflitto dentro il regno longobardo: Ratchis, fratello di Astolfo e re prima di lui, era uscito dal monastero di Montecassino dove si era ritirato quando, nel 749, aveva rinunciato al regno, e si era messo alla testa di parecchi optimates Langobardorum, cioè dell’aristocrazia del regno, soprattutto di quella di origine friulana, tradizionalmente la più animosa. 

Dalla Toscana però mosse il duca di Tuscia, Desiderio, che reclamò per sé il trono e raccolse il sostegno di tutti gli oppositori al casato friulano di Ratchis e Astolfo. Il pretendente ottenne anche l'appoggio di papa Stefano II e dei Franchi di Pipino il Breve, che gli misero a disposizione delle truppe.

Il papa esercitò pressioni dirette sul "re monaco", che si mostrava esitante ed era ulteriormente indebolito dalla defezione di quanti, tra i suoi sostenitori, temevano un nuovo intervento franco. Nel marzo del 757 Rachis rientrò in monastero, spianando la strada all'incoronazione di Desiderio.

Il nuovo sovrano aveva chiesto con molta forza l’aiuto papale, per poter assumere appieno la dignità regale, e giurando che avrebbe fatto in ogni cosa la volontà di Papa Stefano.

Desiderio, per avere l’appoggio del pontefice nella nomina a re, aveva promesso la restituzione di alcune città al papa: promessa che non mantenne.

Ma i rapporti con il papato presto si guastarono, in forza della nuova alleanza che esso cementò con i Pipinidi, la dinastia di Pipino il Breve, e dei figli Carlo Magno e Carlomanno. 

Nel 758, papa Paolo I si rivolse al re di Francia. Pipino non inviò armate ma i suoi messi per trattare con il re longobardo. Contemporaneamente, Desiderio si assicurò l'appoggio diplomatico dell'Impero bizantino per estendere nuovamente i suoi domini. L'opera di rafforzamento del potere regio di Desiderio culminò, nel 759, con l'associazione al trono del figlio Adelchi.

Gli attriti con la Chiesa furono appianati solo nel 763, grazie ad appositi accordi.

Memore del precedente di Astolfo, Desiderio ritenne di poter evitare nuovi interventi dei Franchi a sostegno del papato attraverso una politica di piccole concessioni al pontefice. Nel 757 consegnò al Papa Ferrara, Faenza e alcuni possedimenti nella Pentapoli, ma conservò la maggior parte dei territori a suo tempo promessi a papa Stefano II. In quel momento, tuttavia, Pipino il Breve era costretto da problemi interni al suo regno a non impegnarsi nuovamente in Italia, così papa Paolo I sottoscrisse un accordo che accettava la situazione che si era venuta a creare.

Le fonti documentarie e archeologiche sono abbastanza chiare nel presentarci lo sforzo di Desiderio, insieme con la moglie, Ansa, di creare una dinastia, in un momento peraltro difficilissimo della storia nazionale: lo dimostra la fondazione del monastero di San Salvatore, in Brescia, la città da cui doveva essere originario il sovrano. Il monastero cittadino, dove doveva essere badessa una delle tre figlie della coppia regale, Anselperga, era concepito come centro di potere, e la sua chiesa come sede del sacrario familiare della dinastia; un’altra fondazione monastica, nel sito detto Leones, cioè Leno, è ulteriore testimone del legame fra Desiderio e il territorio bresciano.

Anche la politica matrimoniale di Desiderio testimonia di questa volontà di potenza, visto che le altre due figlie divennero spose di Carlomanno (nel 768) e Carlo Magno (nel 769). 

Gerberga ebbe da Carlomanno due figli, ma rimase improvvisamente vedova; Desiderio tentò di contare sull’appoggio dei seguaci di Carlomanno, chiedendo l’unzione regale per i nipoti, per consacrarli eredi del loro padre e quindi re dei Franchi, allo scopo di isolare Carlo Magno; ma non ci riuscì, e Gerberga dovette con i due bambini rientrare in Italia, bollata dalla storiografia franca come moglie malivola, ‘malvagia’, e pessima consigliera del marito. 

Grazie anche alle divisioni interne del regno dei Franchi, Desiderio riuscì così ad assurgere a un ruolo di primo piano nella politica europea del tempo ma, in reazione alla sua politica aggressiva, Carlo Magno, rimasto unico re dei Franchi, ripudiò sua moglie; e questo fu il colpo definitivo che mandò a monte tutte le politiche espansionistiche di Desiderio.

L’Adelchi manzoniano chiama Ermengarda, ma di cui noi non sappiamo nemmeno il nome, in alcuni testi si parla di questa moglie come di una consorte “malata e sterile”, ripudiata con il consenso dei sacerdoti “come se fosse stata morta”.

Nel gennaio del 772 morì papa Stefano III, cui succedette Adriano I, che si sbarazzò del capo del partito filo-longobardo.

Desiderio colse il pericolo di una nuova alleanza tra il papa e i Franchi e tentò di sventarla per via diplomatica. Adriano rimase però inamovibile nella sua richiesta di completa esecuzione degli accordi precedenti, con la cessione al papato di tutti i territori che reclamava; Desiderio passò quindi all'offensiva riconquistando Faenza,  Ferrara, Comacchio e minacciando Ravenna.

Alla fine del 772, Desiderio intensificò la pressione militare occupando Senigallia, Jesi e Gubbio, entrando nel Ducato romano e minacciando la stessa Roma. Adriano scomunicò il re longobardo e chiese l'aiuto di Carlo Magno. Nella primavera del 773, Carlo radunò il proprio esercito presso Ginevra e lo ripartì in due tronconi: uno discese la Valle d'Aosta, l'altro, condotto dallo stesso Carlo, avrebbe seguito la tradizionale via attraverso il Moncenisio.

Alla decisiva battaglia contro l'esercito di Carlo Magno, Adelchi ebbe l'incarico di presidiare la Valle d'Aosta. Mentre il grosso dell'esercito longobardo, guidato da Desiderio, reggeva in Val di Susa all'urto di quello franco capeggiato da Carlo Magno. Adelchi fu sopraffatto forse anche a causa dei tradimenti di alcuni longobardi. I vinti ripiegarono disordinatamente in Val Padana.

Desiderio si arroccò nella capitale, Pavia, mentre Adelchi riparò a Verona. In seguito alla caduta di Verona, nel 773-774, e soprattutto di Pavia (774), il regno longobardo passò sotto la corona di Carlo Magno e Adelchi cercò riparo a Costantinopoli (774), dove ricevette il titolo di patrizio e assunse il nome greco di "Teodoto". Desiderio fu mandato assieme alla moglie Ansa in Francia, e imprigionati in un monastero.

Con Carlo Magno terminò, anche se sopravvisse il nome, il regno dei Longobardi. Carlo venne nominato re dei Longobardi.

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

Dopo Manzoni nessuno ha osato parlare dei Longobardi… Storia di Desiderio, l’ultimo re, il padre di Adelchi e di Ermengarda, Pangea