Leonardo e Daniele

Leonardo e Daniele(DMR-AI11_25)

 

Caduta di Chioggia: migliaia di Veneziani catturati, il popolo in panico implora la resa mentre Venezia fortifica il Lido e tenta una pace disperata

L’episodio precedente…. Durante le fasi più drammatiche della Guerra di Chioggia, le forze congiunte di Genova e Padova, supportate dal Re d'Ungheria, sferrano l'attacco decisivo contro la bastia veneziana, punto strategico difeso strenuamente dalla Serenissima. Nonostante i tentativi di soccorso notturni via mare provenienti da Malamocco e la mobilitazione febbrile dei maestri d'ascia all'Arsenale di Venezia, il destino di Chioggia si compie quando un soldato genovese riesce a dare alle fiamme il ponte difensivo con un'imbarcazione incendiaria. Spezzate le linee difensive, i Veneziani vengono respinti fino alla piazza principale, dove l'ultimo nucleo di resistenza crolla con la cattura del podestà. La città, ormai sconfitta, viene abbandonata al saccheggio e su di essa vengono issate le insegne nemiche.

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 Episodio 20. Il Trionfo del Carrarese e l'Angoscia di Venezia

Le cupe notizie non impiegarono molto a valicare la laguna: come una piaga d'aria gelida, la voce si diffuse rapidamente per i campi e le calli di Venezia, raggiungendo infine anche Leonardo. Chioggia era caduta.

Qualche giorno dopo, la gravità del momento spinse i passi di Leonardo verso un luogo familiare: la penombra calda della locanda dei genitori di Lucia. Non si trattava di una sosta casuale per cercare conforto o smorzare l'angoscia nel vino. Ad attenderlo al tavolo più appartato c'era il suo amico Daniele, con il volto scavato dalla stanchezza. Daniele lo aveva cercato con urgenza, pronto a rivelargli, lontano da orecchi indiscreti, la drammatica e cruda realtà della situazione che si era venuta a creare a Chioggia dopo la presa della città.

 

Daniele era riuscito a ritagliarsi un ruolo pericoloso e invisibile: grazie alle sue strette conoscenze tra i consiglieri del Doge e gli alti vertici della Repubblica, si era ripromesso di seguire e documentare ogni ombra di quella maledetta Guerra di Chioggia. Non per gloria, ma per non lasciare che la verità venisse inghiottita dal fango della laguna.

I due si sedettero al tavolo più nascosto, nell'angolo più buio della locanda. Un'unica candela consumata illuminava le caraffe e due bicchieri di vino denso, rimasti intatti. Daniele si sporse in avanti, il volto tirato, e fissò Leonardo negli occhi prima di rompere quel silenzio soffocante.

Non c'è più nulla da sperare, Leonardo. È andata. È finita nel peggiore dei modi.» La voce di Daniele era un sussurro raschiato, carico di una rabbia impotente.

Leonardo strinse il bordo del tavolo, sentendo il sangue gelargli nelle vene. «Cosa hai saputo dai palazzi? Parla, Daniele. Chioggia... come sta la città?»

 

 

Daniele scosse la testa, la mano che tremava leggermente …

«La città non esisteva più, se non come bottino. Quando Chioggia è crollata, l'orrore si è compiuto in piazza. Ho parlato con chi è fuggito dall'inferno: lì, dove un tempo la gente vendeva il pesce, ora sventolano le insegne genovesi. Sul palazzo del governo hanno issato i vessilli del Signore di Padova, e sopra la torre più alta svettano le bandiere del Re d’Ungheria. Ci hanno calpestati, ….»

Leonardo chiuse gli occhi per un istante, figurandosi le bandiere nemiche sferzate dal vento della laguna. «E la gente? I soldati, i civili... che ne è stato di loro?»

«Nessuna pietà» rispose Daniele, chinandosi ancora di più, mentre l'ombra della sua figura si allungava sulla parete. «La città è stata consegnata al saccheggio totale. I Genovesi vi hanno usato una crudeltà che non appartiene agli uomini, ma alle bestie…. Se la flotta non interviene subito, Leonardo... Venezia sarà la prossima.»

La voce di Daniele si fece ancora più bassa, quasi tremante, come se pronunciare quei numeri e quei nomi potesse evocare di nuovo lo spettro di quella carneficina.

«Non è stata solo una sconfitta, Leonardo... è stato un massacro» riprese Daniele, fissando il vino rosso che rifletteva la fiammella della candela. «Tra la nostra gente si contano già circa ottocentosessanta morti. Il canale era rosso di sangue veneziano!»

Leonardo inghiottì a vuoto, la gola era secca. «E quanti ne hanno presi? Chi è caduto nelle loro mani?»

«Quasi quattromila uomini... » rispose Daniele con amarezza. «Hanno catturato le menti e le spade migliori della Repubblica. Pietro Emo, il nostro podestà, è stato incatenato. Tadeo Giustiniano, il capitano delle truppe, è nelle loro mani, e con lui Nicoletto Contarini, che ha difeso la bastia fino all'ultimo respiro. E non è tutto: caduti anche Nicolò Lorefano, Nicolò da Gallicano, Baldo Galucci il bolognese, Becco da Pisa... l'intera catena di comando è stata spezzata.»

Leonardo si coprì il volto con le mani, schiacciato dal peso di quel bollettino di guerra. «E le famiglie? I deboli? Hanno massacrato anche loro?»

Daniele tirò un lungo sospiro, l'unico barlume di luce in mezzo a tanta oscurità. «Dio, nella sua misericordia, ha salvato gli innocenti. Le donne e i bambini che erano riusciti a rifugiarsi nelle chiese sono stati risparmiati. I Genovesi li hanno lasciati salvi a Chioggia. Ma vivono tra le rovine, prigionieri a casa loro.»

Daniele fece una breve pausa, incrociando lo sguardo sconvolto di Leonardo, poi proseguì il racconto, la voce venata di una sottile, bruciante ironia.

«Ma la farsa più grottesca si è consumata poco dopo, con l'arrivo dei vincitori» sussurrò Daniele, stringendo i pugni. «Francesco da Carrara, il Signore di Padova, non appena è stato avvisato da Doria del successo, è quasi impazzito dalla gioia. È partito da Castelcaro scortato da un seguito imponente ed è giunto a Chioggia per incassare il suo trionfo.»

Leonardo corrugò la fronte, disgustato. «E i Genovesi? Come hanno accolto il padovano?»

«Con una devozione servile che fa voltare lo stomaco» sputò Daniele. «Appena è arrivato, i soldati genovesi hanno iniziato a strepitare in coro: “Carro, Carro, Osanna, et Benedictus qui venit!”. Lo hanno sollevato di peso e portato sulle spalle in trionfo fino alla piazza principale. Lì, Pietro Doria ha mantenuto la parola data: gli ha consegnato formalmente le chiavi di Chioggia, proclamandolo signore della città.»

«Un'incoronazione sulle macerie del nostro sangue...» mormorò Leonardo, serrando la mascella.

«Esattamente. E il Carrara, ebbro di superbia, si è messo a nominare cavalieri a destra e a manca per festeggiare, mandando subito messaggeri al Re d’Ungheria e a tutti i loro alleati per vantarsi della caduta di San Marco.»

Daniele si sporse verso Leonardo, addolcendo leggermente il tono. «Tuttavia, in mezzo a questo teatro di tiranni, è successo qualcosa di inatteso. Francesco si è fatto condurre davanti tutti i prigionieri e, con un gesto di calcolata clemenza, ha deciso di liberare i cittadini di Chioggia. Li ha fatti giurare di essergli fedeli e li ha rimandati alle loro case. Per quella povera gente, rientrare tra le proprie mura invece di finire nelle stive genovesi è stato un sollievo inestimabile... anche se ora vivono sotto la bandiera del Carrarese.»

Daniele sospirò profondamente, facendo oscillare leggermente il vino nei bicchieri, prima di riprendere a parlare con tono amaro.

«Nel frattempo, al di là della laguna, il clima è completamente opposto» continuò Daniele. «Appena la notizia della vittoria è arrivata a Padova, la città è esplosa in grandi solennità e processioni. Tutti celebrano e sperano che questo successo porti finalmente alla pace... una pace che desiderano più di ogni altra cosa.»

«La pace dei vincitori...» borbottò Leonardo, lasciandosi sfuggire un riso amaro e privo di gioia. «E qui a Venezia, invece, regna il terrore! La città è sprofondata nel pianto e nel turbamento più nero. Le chiese sono assediate da gente sfinita che prega senza sosta, sperando in un miracolo che non arriva.»

Daniele annuì cupamente, avvicinandosi ancora di più al tavolo. «Pensa che una delegazione di cittadini ormai disperati si è spinta fino alle porte di Palazzo Ducale. Piangevano a dirotto, supplicavano il Doge di porre immediato rimedio a questa sventura. Lo imploravano di cercare la pace con il Signore di Padova a qualsiasi costo, persino restituendogli tutti i territori e tentando di farselo alleato, pur di fermare il massacro prima che sia troppo tardi.»

Leonardo sgranò gli occhi, incredulo. «E il Doge? Come ha reagito il Contarini di fronte alla disperazione del suo popolo? Alla mia gilda è già arrivato l’ordine tassativo di armare altre navi e di studiare ogni modo possibile per fortificare Venezia!»

«Sua Serenità Andrea Contarini non ha perso la testa,» disse Daniele, con un evidente pizzico di ammirazione negli occhi. «Mantenendo un volto del tutto sereno, li ha confortati con profonda fermezza. Li ha esortati a non perdersi d'animo, assicurando che la Signoria è determinata a trovare una via d'uscita. Poi li ha spinti — come del resto già sai — a muoversi in massa verso il Lido, a fortificare e sbarrare le entrate della laguna per impedire che il nemico infligga danni ancora più devastanti. »

Daniele si chinò ancora di più sul tavolo, abbassando la voce al minimo. «E proprio poco fa è giunta la conferma: all'interno del Maggior Consiglio è stato deliberato di inviare tre ambasciatori direttamente a Chioggia, dal Signore di Padova. L'ordine è chiaro: ottenere la pace, in ogni modo possibile.»

 

 © Roberta Di Monte - Riproduzione vietata senza consenso scritto.

 

Nota bene. Questo episodio è stato adattando le cronache del tempo di Chinazzi Daniele



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