Tendenza delle principali grandezze climatiche: il mare

 

 

A livello globale, il mare è forse uno di quegli elementi che più subisce la variazione climatica. Cambiamento della temperatura media, variazione dell’acidità e della salinità, innalzamento del livello del mare e, non meno importate, l’inquinamento stanno modificando in modo sostanziale la vita marina e costiera.

 

 

 

 

Il mare

Le aree marine di interesse per il Friuli Venezia Giulia comprendono la laguna di Marano-Grado e il mare aperto prospiciente la costa dal confine con il Veneto a quello con la Slovenia. Si tratta della parte più settentrionale dell’Adriatico, e quindi dell’intero Mediterraneo. La posizione semi-continentale rende l’area soggetta all’elevata variabilità del forzante atmosferico, che caratterizza la regione, e dell’apporto delle acque continentali. Questo, associato alla modesta profondità (al massimo 25 m nel Golfo di Trieste) causa notevoli variazioni del bilancio termico e idrologico, e quindi delle caratteristiche della massa d’acqua. Quest’ultima inoltre risente della circolazione dell’intero Adriatico, a sua volta dipendente da quella dell’intero Mediterraneo.

Temperatura e salinità

Essendo l’area costiera del bacino poco profonda, essa è fortemente influenzata dalla variabilità atmosferica e dell’apporto di acque continentali, pertanto le variazioni stagionali e interannuali di temperatura e salinità sono molto marcate. L’analisi dei dati di temperatura evidenzia che nel nord Adriatico la variabilità stagionale prevale su quella spaziale, con valori minimi in gennaio (zone costiere) o febbraio (zone a largo) e valori massimi in agosto (acque superficiali) o settembre (acque di fondo).

Secondo alcuni studiosi, nel periodo 1921-2000, non si osservano significative variazioni né nella temperatura né nella salinità, anche se un aumento della temperatura è stato osservato a partire dal 1970, coerentemente con l’analogo aumento della temperatura atmosferica.

Livello medio del mare ed eventi estremi

Il livello marino relativo osservato a Trieste rappresenta bene quello dell’intera costa regionale. Le caratteristiche del livello marino maggiormente rilevanti per lo studio sui cambiamenti climatici sono le variazioni del livello medio e della frequenza degli eventi estremi.

Su scala secolare a Trieste si riscontra un aumento del livello medio alla velocità media di 1.3 mm/a. L’aumento del livello nel Mediterraneo ha subito un’interruzione tra la metà degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’90, per poi riprendere a una velocità molto maggiore di quella media secolare (4.4 mm/a nel periodo 1992-2016 a Trieste).

Il livello marino presenta un ciclo stagionale medio dipendente dall’andamento della pressione atmosferica e dal regime del vento. Durante il tardo inverno-inizio primavera la pressione presenta il massimo annuale e, attraverso l’effetto barometrico inverso, è la causa principale del minimo annuale del livello marino; a contribuire all’abbassamento del livello c’è anche la frequente presenza di vento continentale (Bora). Nel tardo autunno accade l’opposto, ossia bassa pressione e massimo annuale del livello; in questo caso ad accentuare il fenomeno è la frequente presenza di vento meridionale (Scirocco) lungo l’Adriatico.

La bassa pressione e il vento di Scirocco sono alla base degli eventi di aumento di livello marino, talvolta tali da allagare le aree costiere della Regione, chiamati storm surges (noti anche come acqua alta).