Le aspirazioni di Trieste e la dimostrazione di forza di Venezia nel 1202

Trieste nel XII Secolo: Un'Autonomia Nascente Sotto la Minaccia Veneziana

simulazione di una stampa di Trieste (RDM-AI07_25)

La Quarta Crociata come strumento del potere veneziano sull'Istria

Durante il XII secolo, Trieste manifestò un desiderio crescente di autonomia dall'Impero, in un contesto di espansione dell'influenza veneziana sull'Adriatico. Sebbene avesse probabilmente stretto legami con Venezia in cambio di protezione, la città istriana cercò di affermare la propria indipendenza. Questa aspirazione fu bruscamente interrotta nel 1202, quando il doge Enrico Dandolo, sfruttando la spedizione della Quarta Crociata, costrinse Trieste a un atto formale di sottomissione, imponendo giuramenti e tributi, evidenziando la supremazia veneziana nella regione.

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Trieste nel XII Secolo: Un Cammino verso l'Autonomia

Nel XII secolo, Trieste iniziò un importante distacco dall'autorità imperiale. Contemporaneamente, la città rivolgeva sempre più lo sguardo a Venezia, negoziando e conquistando maggiori libertà. Questo processo culminò, in seguito, con la nascita del suo libero comune.

In quel periodo, Venezia era in forte espansione e pretendeva obbedienza dalle città costiere. Aveva stabilito una sorta di alleanza, un legame basato sulla difesa delle città istriane nell'Adriatico. Questo sistema offriva protezione dai pirati e favoriva il commercio marittimo, permettendo a Venezia di mantenere la sua supremazia negli scambi via mare.

Trieste e gli Accordi con Venezia

Tra il 1148 e il 1151, diverse città istriane firmarono accordi di fedeltà con il Doge veneziano. Per Trieste non esistono documenti simili, ma è quasi certo che anche la città avesse stipulato un accordo. Nel 1202, dei documenti rivelano che Trieste non aveva rispettato i patti con Venezia e temeva severe conseguenze.

Durante il XII secolo, Venezia perse temporaneamente il controllo sulla Dalmazia a causa di conflitti con l'Ungheria. Dopo averne assunto il controllo nel 1105, Venezia affrontò diverse difficoltà, come la crescente influenza ungherese. Tuttavia, grazie alla sua potente flotta e alle alleanze politiche, riuscì a riprendere il controllo su molte città dalmate nel XIII secolo.

Fu proprio in questo momento di debolezza veneziana che alcune città istriane, inclusa Trieste, non rispettarono gli accordi, cercando di rendersi più indipendenti da Venezia. Questo periodo fu cruciale per Trieste, che si avviò verso una maggiore autonomia e la definizione della sua identità come libero comune.

Trieste e la Quarta Crociata: Un Capitolo Veneziano

Nel 1198, Papa Innocenzo III promosse la Quarta Crociata. Per Venezia, fu un'occasione per colpire le città rivali. Il piano era di invadere l'Egitto, per poi raggiungere la Terra Santa. Un'idea suggerita da Riccardo Cuor di Leone.

All'inizio, Venezia chiese al Papa di non partecipare, temendo di perdere i suoi commerci con l'Egitto e di essere scomunicata. Poi, re Riccardo morì e il progetto si fermò. I crociati scelsero di andare via mare e optarono per Venezia per armare la loro flotta, scartando Marsiglia e Genova.

Nei primi mesi del 1201, i rappresentanti crociati giunsero a Venezia. Trattarono con il doge Enrico Dandolo. Sebbene anziano e cieco, Dandolo era molto energico. I crociati spiegarono di voler raggiungere la Terra Santa via mare. Il doge ascoltò e promise di chiedere alle assemblee politiche veneziane.

La Quarta Crociata, nata per riconquistare Gerusalemme, cambiò strada. Problemi economici e politici portarono all'assedio di Zara nel 1202 e al sacco di Costantinopoli nel 1204.

In aprile, Veneziani e Crociati firmarono un accordo. Per 85.000 marche d'argento, Venezia avrebbe trasportato e rifornito le truppe. Avrebbe aggiunto 50 galee e avrebbe ottenuto metà delle future conquiste.

I crociati che si riunirono a Venezia ed i fondi raccolti furono meno del previsto che, nel giugno 1202, ammontavano solo a 51.000 marche

Il capo dei crociati negoziò ancora con il doge Dandolo. Quest'ultimo colse l'occasione per vendicarsi delle città adriatiche che erano ostili a Venezia. Il capo dei crociati negoziò nuovamente con il doge Dandolo, il quale colse l'opportunità per rivalersi sulle città adriatiche ostili a Venezia. In cambio del denaro mancante, Dandolo divenne capo della flotta, utilizzandola per gli interessi di Venezia.

Tra fine settembre e inizio ottobre, in piazza San Marco, si svolse una cerimonia intensa. Il doge Dandolo prese la croce, promettendo di condividere il destino dei crociati in cambio del sostegno del popolo e dei suoi figli, che lo avrebbero sostituito durante la sua assenza. Successivamente, Dandolo partì da Venezia con una flotta stimata tra 220 e 370 navi, con circa 17.000 veneziani e 32.000 crociati a bordo.

Dalle cronache veneziane sappiamo che le navi salparono l’8 ottobre del 1202. C’erano tre galere, chiamate Aquila, Peregrina e Paradiso, e altri trecento vascelli (cinquanta galee, centoventisette di carico per il trasporto dei crociati, e centoventi arsilii pei cavalli).Si contavano 40000 soldati. Il doge Enrico Dandolo comandante supremo della spedizione

Prima di salpare verso l'Oriente, Enrico Dandolo decise di punire le città istriane che non avevano mantenuto le promesse. Trieste fu la prima a subire le conseguenze di questa decisione veneziana in quanto considerata ostile.

Il Doge Enrico Dandolo a Trieste: Un Atto di Sottomissione

Nei primi giorni di ottobre del 1202, la città di Trieste fu colta da grande preoccupazione. La notizia dell'arrivo della flotta veneziana e dei Crociati nelle acque di Pirano fece temere ai triestini che il potente Doge Enrico Dandolo volesse ristabilire con la forza l'antica sottomissione di Trieste a Venezia, proprio come aveva fatto alcuni anni prima con Pola.

Per scongiurare un attacco militare, Trieste inviò rapidamente a Pirano una folta delegazione di cittadini influenti. Questi avevano il compito di giurare obbedienza al Doge, nella speranza di placare la sua ira. Enrico Dandolo accettò la loro dimostrazione di pentimento.

Il 5 ottobre 1202, il Doge fece il suo ingresso a Trieste, accompagnato da un imponente seguito di Crociati. Fu accolto festosamente dai cittadini, dai sacerdoti, dai chierici e dal suono solenne delle campane di San Giusto. Il vecchio Doge Dandolo, circondato da nobili francesi, da un gruppo di patrizi veneziani, dalle autorità civili (tra cui il podestà di Capodistria) e dai suoi soldati, ricevette l'atto di sottomissione dei rappresentanti triestini, che si dichiararono sudditi della Serenissima Repubblica di Venezia.

In quell'occasione, il Doge impose a Trieste un solenne giuramento di fedeltà a lui e ai suoi successori. La città si impegnò a non imporre tasse a Venezia e a fornire aiuto per combattere i pirati che si fossero avventurati a nord di Rovigno. Inoltre, Trieste promise di versare annualmente al Doge un tributo di cinquanta orne di vino locale, trasportandolo a proprie spese fino al Palazzo Ducale nel giorno di San Martino.

Con questo atto, Venezia affermò la sua autorità su Trieste, superando di fatto il potere dell'Impero in questa regione.

 

 

Samuele Romanin, Storia documentata di Venezia, tomo II

Storia di Trieste, volume I



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