L’acqua copre oltre il 70% della superficie terrestre ed è essenziale per tutte le forme di vita del nostro pianeta

Garantire acque pulite per una vita più sana

L’acqua copre oltre il 70 % della superficie terrestre ed è essenziale per tutte le forme di vita del nostro pianeta.  Allo stato attuale i mari in Europa, dal Baltico al Mediterraneo, sono in cattive condizioni. L’agricoltura intensiva, con l’eccessivo utilizzo di nutrienti, provoca l’eutrofizzazione dell’acqua. L’inquinamento causato dalla dispersione della plastica

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L’acqua copre oltre il 70 % della superficie terrestre ed è essenziale per tutte le forme di vita del nostro pianeta. Di tutta l’acqua della superficie terrestre, il 96,5 % è contenuto negli oceani sotto forma di acqua salata, mentre il restante 3,5 % è costituito da acqua dolce (laghi, fiumi, falde acquifere e ghiaccio). Per il benessere delle persone e della natura è indispensabile una buona gestione di questa risorsa limitata e preziosa.

Nel corso della storia, le persone si sono insediate vicino a fiumi, laghi e coste. I fiumi e i corsi d’acqua trasportavano acqua pulita e rimuovevano i rifiuti. Con la crescita degli insediamenti umani, è aumentato anche l’uso di acqua pulita e lo scarico di acque inquinate.

Circa l’88% del consumo di acqua dolce in Europa proviene da fiumi e falde acquifere.

Il resto proviene da serbatoi (circa il 10 %) e laghi (meno del 2 %). Secondo i dati più aggiornati dell’EEA, solo il 44 % delle acque di superficie in Europa raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, in parte a causa dell’inquinamento.

Allo stato attuale i mari in Europa, dal Baltico al Mediterraneo, sono in cattive condizioni.

Tutti e quattro i mari regionali in Europa hanno un problema di contaminazione su larga scala, che va dal 96 % della zona valutata nel Mar Baltico e dal 91 % nel Mar Nero all’87 % nel Mar Mediterraneo e al 75 % dell’Oceano Atlantico Nord-Orientale. Il problema della contaminazione è causato principalmente dalle sostanze chimiche sintetiche e dai metalli pesanti provenienti da attività umane sia terrestri che marittime.

Le attività costiere e marittime, come la pesca, il trasporto marittimo, il turismo, l’acquacoltura e l’estrazione di petrolio e gas, determinano molteplici pressioni sull’ambiente marino, compreso l’inquinamento. I rifiuti dispersi nell’ambiente marino sono presenti in tutti gli ecosistemi marini: plastica, metalli, cartone e altri rifiuti si accumulano sulle coste, sui fondali marini e nelle acque di superficie. Le navi e le attività offshore determinano anche inquinamento acustico subacqueo che può incidere negativamente sulla vita marina.

Oltre all’inquinamento da fonti puntuali dell’industria e degli impianti di trattamento delle acque reflue, i corpi idrici risentono anche di un inquinamento diffuso, ad esempio dovuto ai trasporti, all’agricoltura, alla silvicoltura e alle abitazioni rurali. Gli inquinanti rilasciati inizialmente nell’aria e nel suolo spesso finiscono anche nei corpi idrici.

Il problema dell’agricoltura intensiva

L’agricoltura intensiva si basa su fertilizzanti per aumentare le rese agricole. Questi fertilizzanti spesso agiscono introducendo azoto, fosforo e altre sostanze chimiche nel suolo. Parte dell’azoto destinato alle colture non viene assorbito dalle piante in quanto la quantità di fertilizzante impiegata può essere superiore a quella che la pianta può assorbire. Questo eccesso di azoto si infiltra nei corpi idrici dove stimola la crescita di alcune piante acquatiche e alghe in un processo noto come eutrofizzazione. Questa crescita extra provoca il depauperamento dell’ossigeno nell’acqua, rendendola inabitabile per altre specie animali e vegetali.

I pesticidi utilizzati in agricoltura mirano a proteggere le colture dai parassiti invasivi, garantendo la crescita delle colture. Tuttavia, tali effetti possono verificarsi al di là dell’obiettivo previsto, danneggiando altre specie e riducendo la biodiversità. Spesso queste sostanze finiscono nei corpi idrici.

L’inquinamento da plastica

La plastica è diventata parte integrante di quasi tutti gli aspetti della nostra vita e il problema della plastica presente nei nostri canali navigabili, laghi e mari è drammatico e ben documentato.

Eliminare i rifiuti di plastica visibili da fiumi, spiagge e persino dal mare potrebbe essere ancora possibile ma, con il tempo e l’esposizione alla luce solare, i rifiuti di plastica si frammentano in pezzi sempre più piccoli, noti come microplastiche e nanoplastiche. Gli impianti di trattamento delle acque reflue possono filtrare la maggior parte di queste particelle minuscole, ma i fanghi residui spesso vengono dispersi sul territorio, con particelle di plastica talvolta trasportate nei corpi idrici dalle precipitazioni. Queste particelle più piccole sono difficilmente visibili a occhio nudo e il loro impatto sulla natura e sulla nostra salute è ancora poco chiaro.

Molte materie plastiche sono anche altamente adsorbenti e attirano altri contaminanti. Ciò espone la vita marina a sostanze chimiche dannose che, a loro volta, possono finire nei nostri piatti.

 

agenzia europea dell'ambiente, Verso un'Europa a inquinamento zero, 2020