Diversi testi storici descrivono l’anno 589 come funesto. Il maltempo imperversò ovunque. Successivamente ci furono anni di carestia e di nuove epidemie.

 

Diversi testi storici descrivono l’anno 589 come funesto. Paolo Diacono indica il maltempo imperversò ovunque il 17 ottobre. Successivamente ci furono anni di carestia e di nuove epidemie. Il grande diluvio provocò tante deviazioni di fiumi e tante devastazioni, spinse l'Isonzo più a occidente. I due rami del Tagliamento si unirono. Il Meduna divenne affluente del Cellina

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Negli Annali d’Italia, Lodovico Muratori descrive l’evento come apocalittico. Infatti riporta che nel mese di novembre il Tevere crebbe fino ad allagare tutta Roma, molte case crollarono e furono persi molti granai.

Anche Giacomo Filiasi racconta che ci fu un terribile diluvio sulle Venezie.

Crebbero tutti i fiumi così stranamente, che la piana, e bassa Venezia fu tutta subissata. Rimasero distrutte borgate intere, ed annegati uomini, ed animali, furono distrutte le pubbliche strade, e cancellati campi. L’Adige in Verona crebbe ad una smisurata altezza, e fu allora che questo fiume mutò corso, e più non andò ad Este come prima. I Longobardi Padroni dell’alta Venezia non curarono più di chiudere gli aperti argini de’ fiumi, per danneggiare appunto la bassa Venezia da’ Greci posseduta

Furono distrutti il basso padovano, il polesine e tutti i territori che davano sulla laguna.

 Secondo la cronaca tramandata da Paolo Diacono:

“ In quel tempo ci furono piogge torrenziali nel territorio delle Venezie e della Liguria, e nelle regioni d’Italia, quali si crede non siano mai cadute dal tempo di Noè. Si verificarono smottamenti di terreni e di fattorie, e perirono molti uomini e animali. Si cancellarono dei percorsi, scomparvero delle vie, e il fiume Adige crebbe tanto che l’acqua toccò le finestre superiori della basilica del beato Zeno martire, che è situata fuori le mura della città di Verona: eppure  non ne entrò per niente nella basilica. Come scrisse il beato Gregorio, poi papa. Le mura stesse della città di Verona subirono crolli parziali per causa di quell’inondazione.  Anche una parte delle mura della stessa città di Verona fu distrutta dall'inondazione. Ciò successe il 17 ottobre. E ci furono tanti tuoni e fulmini quanti capitano di solito in tempo d’estate. […] ” (Historia Langobardorum Liber III, 23)

I due rami (maggiore e minore) del Tagliamento si unirono, mentre il Meduna divenne affluente del Cellina ed il Reghena sarebbe andato a confluire nel Lemene.

Nell'anno 589 per la grande quantità di piogge cadute franò una parte del monte Matajur. Questo avvenne nei pressi di Staro Selo (in Slovenia). Si dice che allora il fiume Isonzo fosse un affluente del Natisone e questa frana bloccò il corso dell'Isonzo che da allora cambiò completamente strada diventando un fiume a sè. 

Secondo il Ciconi, potrebbe essere stato il grande diluvio del novembre 589 a provocare tante deviazioni di fiumi e tante devastazioni, a spingere l'Isonzo più a occidente e a raccogliere il Torre e il Natisone, che conseguentemente abbandonarono l'antico letto vicino ad Aquileia per spostarsi più a levante.

Oggi si ritiene poco plausibile che, per quanto disastroso, un singolo evento come quello narrato da papa Gregorio I e Paolo Diacono possa aver causato lo sconvolgimento improvviso del corso di tutti i fiumi che sfociavano nella  laguna di Venezia; piuttosto, un tale sconvolgimento sarebbe stato il risultato di una serie di eventi, avvenuti nell'arco di più secoli, collegabili sia alla scarsa manutenzione dei fiumi, dovuto al progressivo abbandono delle terre che erano state bonificate in epoca classica e iniziato durante gli ultimi secoli dell'Impero romano d'Occidente, sia a un generale peggioramento delle condizioni climatiche avvenuto a livello globale tra il VI e l'VIII secolo, che portò al parziale scioglimento dei ghiacciai e un aumento delle precipitazioni con conseguente

 

Le calamità non erano finite. Nel 590 sopraggiunse una pestilenza che uccise molte persone. La pestilenza fu devastante soprattutto a Roma facendo una vittima illustre: l’8 febbraio moriva papa Pelagio II.  Al suo posto venne eletto Gregorio I.

Nel 591 ci fu una grave siccità, da gennaio a settembre non piovve e ci furono dei scarsi raccolti. Nel territorio di Trento ci fu una invasione di locuste che divorarono tutte le foglie ma, fortunatamente, lasciò intatto il grano. Nel 592 questo flagello si ripresentò.

Quello stesso anno ci fu anche una terribile peste, la quinta ripresa epidemica della peste bubbonica giustinianea, specialmente a Ravenna e in Istria. Anche Grado fu colpita duramente dalla peste.

Per quanto riguarda la peste, ancora una volta le regioni interessate si sovrappongono in parte alle precedenti; si rileva una caratteristica comune in tutti questi episodi: la peste “corre sui mari e sbarca nei porti” (Marsiglia, Ostia, Ravenna, Costantinopoli) penetrando poi verso l’interno seguendo il corso dei fiumi.

In quel momento storico l’Europa risultava scarsamente popolata, con ampie zone interessate da boschi e da terreni semipaludosi, le comunicazioni scarse, pertanto la diffusione della peste verso il Nord e centro Europa si autodelimitò.

 

Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia

Giacomo Filiasi, Saggio sopra i veneti primi, tomo II, 1781

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

Sergio Sabbatani, Roberto Manfredi, Sirio Fiorino, La peste di Giustiniano (parte prima), Le Infezioni in Medicina, n. 2, 125-139, 2012

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

Antonio Brambati, “Modificazioni costiere nell'arco lagunare dell'Adriatico Settentrionale” in: “Antichità Altoadriatiche XXVII (1985). Studi su Portogruaro e Concordia”, EUT Edizioni Università di Trieste,Trieste, 1985, pp. 13-47

Messaggero Veneto, L'antico mistero del Natisone