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I rapporti tra gli Ottoni e la Chiesa

 

 

Ottone I, della casa di Sassonia, figlio di re Enrico l’Uccellatore, sale al trono di Germania nel 936.

La situazione nel suo regno non è paragonabile a quella coeva in Francia: l’autonomia signorile vi si diffonde con una lentezza maggiore. Tuttavia l’alta aristocrazia laica appare restia a sottomettersi al sovrano e gli si ribella.

Il primo successo di Ottone sta nella sconfitta dei ribelli e nell’associazione dell’episcopato, e non degli aristocratici, al governo del regno.

Per contrastare il potere dei grandi vassalli Ottone conferisce benefici feudali ai vescovi.

Tale azione gli assicura non solo la fedeltà dei nuovi eletti, che devono a lui le sue fortune, ma anche il ritorno nelle sue del beneficio alla morte del beneficiario. Gli ecclesiastici, privi di eredi legittimi, non possono infatti servirsi del principio di ereditarietà sancito dal capitolare di Quiercy.

L'impero romano germanico ai tempi degli Ottoni (da www.examenapium.it)

 

Tale politica dà i suoi frutti: intorno al 960 Ottone è il solo re d’Europa in grado di controllare per intero il suo regno: può inoltre vantare la nuova vittoria contro gli Ungari portata a termine del 955. Forte dei successi Ottone volge quindi lo sguardo all’Italia e al papato, poiché l’autorità imperiale è legata alla consacrazione da parte del pontefice e alla corona d’Italia. Nella penisola le lotte fra i diversi pretendenti alla corona li hanno sensibilmente indeboliti.

Con poche difficoltà Ottone diviene anche re d’Italia e nel 962 viene incoronato imperatore da papa Giovanni XII.

La nomina fu propiziata anche dall’interesse dei vertici ecclesiastici di poter contare, dopo la contrapposizione con la Chiesa d’Oriente (emersa nell’863 tra papa Nicolò I ed il patriarca  di Costantinopoli Fozio sul Simbolo niceno-costantinopoliano), su un protettore della religione cattolica e della Chiesa di Roma. E pur se l’imperatore veniva ad assumerne il controllo come alle origini carolingie dell’Impero, il vantaggio per Roma e la sua Chiesa, considerata la manifesta attrazione dei re germanici per l’antico universalismo da essa rappresentato, consisteva nel conseguente spostamento del centro ideale dell’Impero dal mondo germanico al Mediterraneo. Orientamento che, emerso con Ottone I, ebbe la sua celebrazione con le scelte di Ottone III (880-1002) che trasferì a Roma la capitale del regno.

La stirpe degli Ottoni (clicca sulla figura per vedere l'immagine più grande)

Tutti i poteri concentrati nelle mani di Ottone implicarono interventi nei problemi di sicurezza dell’intera penisola italiana e proposero la prospettiva di unificazione dell’intera penisola italiana sotto la corona tedesca. Ragion per cui Ottone pensò di stabilire un legame con l’imperatore bizantino Giovanni I Zimisce, facendo sposare (972) la nipote di questi, principessa Teofane con il figlio Ottone II (955-983). Ciò che gli avrebbe consentito di estendere la sua influenza non solo sui territori e ducati bizantini ma anche di operare un controllo sui ducati di origine longobarda (Benevento, Capua e Salerno).

Ottone II tentò addirittura di annettere ai territori dell’Impero le regioni bizantine del Meridione continentale e quelle musulmane del Meridione insulare ma venne sconfitto nella battaglia di Capocolonna (982), presso Stilo, e fortunosamente riuscì a salvarsi con pochi supersiti e riparare a Capua.

Dopo l’incoronazione ad imperatore, Ottone I, informato della corruzione e del malcostume diffuso nella Roma di Giovanni XII, rispondendo alla sua visione austera del potere, decise un intervento volto a definire i rapporti fra Stato e Chiesa, il “Privilegium Othonis” (emanato nel 962)  attraverso il quale confermò alla Chiesa le donazioni di Pipino il Breve e di Carlo Magno, riconobbe ai papi la legittimità del potere temporale e, coll’intento di sottrarre la scelta del papa all’arbitrio della aristocrazia romana, stabilì che l’elezione del pontefice dovesse avvenire con il consenso dell’imperatore ed, al fine di dotarsi di funzionari di livello culturale elevato e di impedire loro la trasmissione ereditaria dei feudi, dispose che gli imperatori potessero scegliere i propri vassalli fra le autorità ecclesiastiche, stabilendo così per essi una doppia dipendenza dai re da cui ricevevano sia i simboli del potere spirituale che quello temporale.

Per realizzare il suo progetto Ottone I intese superare il sistema feudale con l’istituzione del feudo cittadino che affidò con carattere vitalizio ai vescovi (vescovi-conti) che vennero inseriti nella gerarchia feudale.

Il feudo, non potendo essere dagli ecclesiastici trasmesso per successione, alla morte del vescovo ritornava di fatto nella disponibilità dell’imperatore. Il feudo cittadino, nel tentativo di espandersi verso la campagna, avviò un conflitto fra feudatari cittadini-ecclesiastici e feudatari rurali-laici che alterando le coordinate della gerarchia ecclesiastica feudale che venne a trovarsi in uno schieramento più vicino all’imperatore che al papa.

Ottone incontra papa Giovanni XII

I vescovi-conti erano scelti tra i membri della nobiltà, la qualcosa determinava stretti vincoli di interesse tra aristocrazia ed alto clero. Il quale, pur se sovente si manifestò rozzo e corrotto, allorché venne insignito, oltre a quelli religiosi, dei compiti amministrativi e militari che si traducevano nel conferimento del diritto di giurisdizione, di tassazione e di responsabilità militari di sostegno, si rivelò abile nella gestione dei patrimoni ed animoso sostenitore militare dell’Impero. Inoltre nel momento in cui acquisirono il feudo cittadino, i vescovi non solo fondarono chiese e monasteri ma, con lo stesso zelo, cercheranno di fortificare le città con solide mura per farne un luogo protetto. Ciò che indusse l’urbanizzazione del popolo contadino e il conseguente sviluppo dell’artigianato e del commercio, velocemente sviluppatosi con il potenziamento delle vie di collegamento con altri centri. D’altro canto il trasferimento della forza lavoro dalla campagna alla città produsse un frazionamento del latifondo che, dato in affitto, favorì, con l’intensificazione delle coltivazioni, il miglioramento dell’agricoltura.

Si venivano così ad attuare i presupposti per lo sviluppo delle formazioni comunali in cui il vescovo-conte, capo politico e militare, modificò la sua collocazione di sostenitore dell’imperatore assumendo il ruolo di oppositore del potere laico dell’Impero

Ottone III, dopo l’investitura ad imperatore (996) si trovò in difficoltà a seguito dell’imposizione sul soglio pontificio di suo cugino, Bruno di Carinzia, cappellano di corte e primo papa di origine tedesca Gregorio V (996-999). Infatti appena Ottone III si allontanò da Roma, il papa da lui indicato venne deposto dalla nobiltà romana, guidata da Giovanni Crescenzio, e nominato al suo posto l’antipapa Giovanni XIV che venne scomunicato da un sinodo di vescovi  tenutosi (997) a Pavia. La controversia si risolse con il rientro a Roma di Ottone che segnò l’emarginazione e condanna di Crescenzio. Alla morte di Gregorio V, Ottone indico al soglio pontificio il suo precettore, Gerberto di Aurillac, che assunse il nome di Silvestro II (999-1003). Sotto l’influenza di questi Ottone impose il greco ed il latino come lingue ufficiali dell’Impero e cullò il progetto di una Renovatio Imperii che non riuscì ad avviare per l’opposizione che si manifestò e che la sua prematura morte (forse per malaria o probabilmente per veleno) fece accantonare.

Suo successore è il cugino Enrico II, duca di Sassonia (1002-1024). Morto anch’egli senza figli, la corona imperiale passa per elezione a Corrado II, duca di Franconia (1024-1039), della dinastia dei Salici. La dignità imperiale permane in questo lignaggio sino al 1125, quando muore Enrico V.

 

 

 

Giovanni Isabella, Modelli di regalità nell’età di Ottone I, Tesi di dottorato in Storia Medievale, Università degli Studi di Bologna

WIDUKINDI MONACHI CORBEIENCIS Rerum Gestarum Saxonicarum libri tres, ed. P. Hirsch – H. E. Lohmann, MGH Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum separatim editi 60, Hannover 1935

Liutprando di Cremona : Opere . In: Fonti sulla storia dell'era imperiale sassone

Franco Savelli  e Tonino Pau - Dal Feudalesimo ai Comuni - Conflitto tra Papato ed Impero

Alberto LEONI - Carlo Magno e la guerra contro i vietcong sassoni (storia di uomini di spada e di fede)

Nicholas Goodrick-Clarke, Le radici occulte del nazismo,

Gerd Althoff, Hagen Keller : Il tempo degli ultimi carolingi e ottoniani. Crisi e consolidamenti 888-1024

Gerd Althoff e Hagen Keller: Heinrich I e Otto il Grande: un nuovo inizio nell'eredità carolingia

 


Scritto da:

Andrea Acanfora