Il periodo del ducato di Ratchis corrisponde al momento della massima fioritura artistica e stabilità politica di Forum Iulii.

 

Il periodo del ducato di Ratchis corrisponde al momento della massima fioritura artistica e stabilità politica di Forum Iulii, sede ad un tempo del duca e del patriarca, il cui completo accordo fece della città un vero e proprio centro d'arte. La guerra contro gli Slavi e contro i Bizantini

#Altomedioevo, #longobardi, #ratchis, #bizantini, #astolfo, #bizantini

Ratchis nominato Duca del Friuli

Il periodo del ducato di Ratchis (circa 737-744) corrisponde al momento della massima fioritura artistica e stabilità politica di Forum Iulii, sede ad un tempo del duca e del patriarca, il cui completo accordo fece della città un vero e proprio centro d'arte

Vicino a re Liutprando, forse politicamente più conciliante di Pemmone, in una data compresa tra il 734 e il 738 Ratchis fu promosso dal sovrano a duca del Friuli, sostituendo il padre destituito dal re in seguito al dissidio insorto con il patriarca Callisto. A Cividale Ratchis ne proseguì l’opera, affrontando nella fase iniziale del suo mandato gli slavi in Carniola, l’attuale Slovenia, e riportando i successi militari che già erano stati del padre.

Di Ratchis sappiamo che sposò la romana Tassia (a cui si rimproverò di aver influenzato il marito nella sua politica filoromana) dalla quale ebbe più figli.

Ratchis fu un fervido cattolico ed a lui  si dovette il restauro di numerose chiese, rovinate o cadenti, oltre che per vetustà forse anche per i precedenti eventi bellici.

Ratchis muove guerra contro gli Salvi

Appena diventato duca, Ratchis mosse guerra contro gli Slavi in quanto si rifiutavano di pagare le imposte introdotte dai suoi predecessori. Ratchis raggiunse con il suo esercito la Carniola (una regione storica collocata tra il Friuli, la Carinzia, la Stiria, la Croazia e l'Istria, che ha costituito il nucleo fondante dell'attuale stato sloveno). I Longobardi vinsero e devastarono tutta la Carniola.

«Ratchis, divenuto duca del Friuli come abbiamo detto, entrò con i suoi in Carniola, patria degli Slavi, e, uccidendo un gran numero di abitanti, devastò tutte le loro cose. Ma, all’improvviso, gli Slavi si precipitarono contro di lui, ed egli, che non aveva ancora preso la lancia dalle mani dello scudiero, menò un gran colpo, con la mazza che teneva in mano, a quello che gli si era fatto incontro, e gli tolse la vita.» (Historia Longobardorum, VI, 52)

Ratchis combatte contro i Bizantini

Nel 742, il re longobardo Liutbrando marciò verso sud e affrontò in battaglia l'esercito bizantino-spoletino tra Fano e Fossombrone.  In questa occasione il re longobardo aveva chiesto aiuto al duca Ratchis e a suo fratello Astolfo.

L’importanza della coesione del gruppo di guerrieri friulani emerse con forza in un episodio che ssi verificò durante questa battaglia.

Si narra che i spoletani e i romani ferirono parecchi uomini dell’esercito longobardo. Ratchis e il suo esercito forogiuliano, che era disposto nella retroguardia, sostenne tutto il peso della battaglia e uccise molti nemici. Durante la battaglia si fece avanti uno spoletano di nome Bertone che iniziò a chiamare Ratchis e lo attaccò. Ma Ratchis con un colpo lo fece cadere da cavallo. L’esercito friulano voleva ucciderlo ma Ratchis volle salvarlo. Bertone, trascinandosi a carponi, riuscì a fuggire.

«I compagni del duca lo volevano uccidere, ma egli, con la consueta umanità, lo lasciò fuggire: e quello, strisciando sulle mani e sui piedi, entrò nel bosco e si dileguò(Historia Longobardorum, VI, 56)

La battaglia si stava consumando a ridosso di un ponte ed Astolfo lo aveva alle spalle. Dal ponte arrivarono due fortissimi spoletani. Astolfo se ne accorse e subito ne ferì uno buttandolo giù dal ponte. Subito dopo uccise anche il secondo aggressore.

La fama di Ratchis e Astolfo si diffuse in tutto il regno.

Nel descrivere questo fatto, Paolo Diacono riservò parole di elogio per il coraggio e per la prestanza militare del duca; lo stesso tono encomiastico gli fu riservato nel racconto relativo alla spedizione in Carniola, quando si fece riferimento alla mancata possibilità da parte di Ratchis di recuperare dal suo armigero la lancia, simbolo del comando sia ducale sia regio, facendo invece uso vittorioso di una clava

Ratchis nominato re dei Longobardi.

Nel 744, morì improvvisamente re Liutbrando. Venne nominato re il nipote Ildebrando. Regnò per otto mesi (da gennaio ad agosto), prima di essere deposto da quella parte dei duchi che miravano all'autonomia dei propri domini e a una politica di pace verso Roma e Bisanzio. 

Venne nominato re Ratchis, probabilmente grazie alla corrente più autonomista dei duchi.

Quando Ratchis venne prescelto come nuovo re dei Longobardi in sostituzione del deposto Ildebrando, Astolfo divenne duca del Friuli che rimase in carca fino al 749.

Ratchis, nominato re, cercò di legittimare la propria usurpazione presentandosi come erede e continuatore della politica di Liutprando. Nonostante il prestigio militare che aveva conquistato in precedenza si trovò quindi presto a dover bilanciare una difficile mediazione tra istanze opposte, senza possedere le doti politiche e diplomatiche di Liutprando.

La sua debolezza politica si manifestò in un governo stabile e pacifico in politica estera, ma turbolento e segnato da profondi contrasti all'interno.

Per rafforzare la propria posizione, scarsamente sorretta dalla grande aristocrazia guerriera longobarda, si prodigò per sostenere la piccola nobiltà dei "gasindi", i liberi che si stavano impoverendo e la massa della popolazione romanica.

Lui stesso sposò una donna romana, Tassia, e lo fece seguendo il rito romano anziché quello tradizionale longobardo. A partire dal 746 si attribuì, al posto del tradizionale titolo di re dei Longobardi, quello romaneggiante di princeps: chiara manifestazione della sua volontà di porsi al di sopra delle diverse etnie che abitavano il suo regno.

Queste scelte politiche, rafforzate dall'ammissione a corte di caratteristiche filo-romane, suscitarono la reazione dei tradizionalisti longobardi, irritati anche dal fatto che il re cercasse una pace duratura con Roma e i Bizantini. Per rispondere al crescere di queste pressioni invertì la rotta della sua politica nel 749, invadendo la Pentapoli e cingendo d'assedio Perugia, nodo cruciale sulla via di collegamento tra Roma e l'Esarcato. Un intervento di papa Zaccaria lo convinse tuttavia a togliere l'assedio; il prestigio di Ratchis tra i suoi uomini subì così un colpo decisivo.

Ratchis tentò di opporsi alla deposizione, ma presto fu costretto a rifugiarsi a Roma, dove prese i voti insieme a tutta la sua famiglia. 

Nel luglio di quello stesso 749 l'assemblea dei Longobardi, riunita a Milano, lo dichiarò decaduto e insediò al suo posto il fratello Astolfo

Ratchis regnò per 6 anni. Sposò Tassia ed ebbe una figlia di nome Rotrade. Successivamente si fece monaco e, insieme ai suoi figli maschi, si ritirò a Montecassino intorno al 750. La moglie e la figlia diventarono monache e fondarono il monastero di Piombariola, a pochi chilometri da Montecassino.

 

 

Nota. Il gasindio era, nella società longobarda, un guerriero di basso rango, solitamente legato al sovrano da un rapporto non ancora assimilabile al legame vassallitico-beneficiario feudale: alla sottomissione del nobile corrispondeva una garanzia di protezione regia.

 

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

Mario Brozzi, I duchi longobardi del Friuli, Memorie storiche forogiuliesi, 1972, vol 52, 11-32