Le cause e le conseguenze del conflitto del 1368 tra Trieste e Venezia

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Nel 1368 Trieste rifiutò il doge veneziano, scatenando un conflitto che portò alla sua resa e alla fine dell’indipendenza sotto Venezia.
Nel 1368 Trieste rifiutò di sottomettersi al doge veneziano, provocando un conflitto culminato in un assedio. Dopo mesi di resistenza e l’intervento del duca d’Austria, Venezia vinse nella Valle di Zaule, costringendo Trieste alla resa. La pace del 1369 sancì la fine dell’indipendenza triestina e l’inizio della sua sottomissione alla Serenissima, segnando un cambiamento cruciale nei rapporti tra le due città.
I legami feudali di Trieste con Venezia
La città di Trieste ha avuto in passato un'obbligazione feudale con Venezia. Questa includeva una serie di impegni. Trieste doveva regolarmente giurare fedeltà alla Serenissima. Ogni anno, per la festa di San Marco, doveva inviare al Doge di Venezia 50 botti di vino. Un altro simbolo di sottomissione era l'obbligo di issare lo stendardo veneziano.
Trieste non doveva solo mostrare la sua fedeltà, ma anche agire per la sicurezza e il commercio di Venezia. La città si impegnava a combattere i pirati nell'Adriatico. Inoltre, Trieste non poteva tassare le merci provenienti da Venezia. Questo accordo assicurava il dominio economico veneziano sulla regione.
La lotta del vescovo e l'influenza imperiale
Nel 1350, il vescovo veneziano Antonio Negri cercò di recuperare i diritti della Chiesa di Trieste. Fu aiutato dal patriarca di Aquileia, Nicola, che era anche il fratello dell'imperatore Carlo IV. Il vescovo ottenne il titolo di Conte di Trieste direttamente dall'imperatore. Nel 1354, il patriarca Nicola ottenne da Carlo IV il controllo totale sulla città e sul suo territorio. Questi eventi mostrano i complessi rapporti di potere tra Venezia, il Sacro Romano Impero e la Chiesa.
L’incidente tra Trieste e Venezia
Nel 1368, un incidente cambiò il destino di Trieste. Le tensioni con Venezia erano già alte. Quando il nuovo Doge, Andrea Contarini, mandò due ambasciatori per far issare lo stendardo della Serenissima, il Consiglio comunale di Trieste si rifiutò, aumentando l'attrito tra le due città.
Secondo lo storico Marc Antoine Laugier, Venezia teneva sotto controllo le navi triestine per prevenire il contrabbando. Una galea veneziana nel Golfo di Trieste fermò una nave che, apparentemente, trasportava biada dal Friuli. I triestini si opposero al controllo, probabilmente perché, sotto il carico di biada, nascondevano del sale. Questa era la versione veneziana di Laugier della storia. È un fatto strano, visto che Trieste aveva le sue saline. Quale che fosse la merce, l'obiettivo era, con ogni probabilità, commerciare senza pagare le tasse a Venezia.
La situazione precipitò: il capitano e alcuni marinai veneziani furono uccisi.
La galea fece ritorno a Venezia per avvertire il senato e a Trieste si calpestò lo stendardo di Venezia e si rifiutò di consegnare i colpevoli. Allo stesso tempo, prevedendo le ire del Doge, chiese aiuto ai vicini della Carniola
Venezia reagì inviando una flotta a bloccare il golfo e truppe di terra per assediare la città. I triestini resistettero per mesi.
La dedizione all'Austria e il ritorno a Venezia
A settembre Venezia inviò dei rinforzi considerevoli per sbloccare la situazione ma senza riuscirci.
Con l'arrivo dell'inverno, i triestini chiesero aiuto a Leopoldo duca d'Austria, offrendogli fedeltà in cambio di soccorso. Il duca marciò con un grande esercito di 10000 cavalli e un grosso corpo di fanteria.
In primavera la Repubblica di Venezia mando delle truppe a difendere il Trivigiano e il Cenedese e devastarono il territorio triestino conquistando il castello di Moccò
Il 25 febbraio 1369 il castello di Moccò venne espugnato rimanendo in mano a una guarnigione di 20 balestrieri veneziani e 30 pedoni trevisani.
Gli scontri tra veneziani e austriaci videro la vittoria di Venezia, in particolare nella sanguinosa battaglia nella valle di Zaule.
Senza più speranze, Trieste si arrese.
Trieste, perduta ogni speranza di soccorso, stremata di viveri si determinò nuovamente alla dedizione per la quale il 28 novembre 1369 fu consegnata a Paolo Loredano, governatore generale dell’Istria, e istituiti nuovi patti di dedizione. Fu nominato Domenico Michieli capitano della città, e, a tenerne in freno gli abitanti, si diede mano alla erezione del castello di San Giusto.
Più tardi ci fu anche la pace tra tra Veneziani e Austriaci.
La pace con gli austriaci arrivò a Lubiana il 20 ottobre 1370: per 75.000 ducati, l'Austria rinunciò a ogni pretesa su Trieste.
Cavalli, Jacopo (1839-1919) . Storia di Trieste. Dalle origini alla guerra di redenzione. Milano: Casa Editrice Risorgimento, 1915
Marc Antoine Laugier, Storia Della Repubblica Di Venezia Dalla sua Fondazione fino al presente, Volume 4, 1768
S. Romanin, Storia documentata di Venezia, tomo III, 1853-1861
Fulvio Scarcia, Trieste, libero Comune. 1295 – 1369, 2019
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