Prima una fortificazione e poi un castrum con una zecca clandestina

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Prima una fortificazione e poi un castrum con una zecca clandestina

Una fortificazione del periodo medievale che sorge a sud-ovest del borgo d’Andrazza, sul Colle Sacuidic.

Riguardo questo castrum non sono note fonti scritte, tuttavia il riferimento al sito e trasmesso dalla toponomastica. L’opera difensiva appare protetta naturalmente su tre lati, mentre dal lato orientale, il meno ripido, l’accesso e reso più arduo da un fossato scavato nella roccia.

Ubicazione del castrum sul colle Sacuidic

Ubicazione del castrum sul colle Sacuidic. Clicca sull’immagine per ingrandire.

La muraglia e intervallata da due strutture in muratura lungo il margine orientale: una di queste, di forma quadrata, posta nell’angolo sud-est, aveva probabilmente una funzione residenziale; la seconda era costituita da due ambienti, di cui quello esterno fungeva da magazzino per granaglie.

Entrambe le strutture dovevano essere costruite a più piani in materiale ligneo.

I materiali rivenuti permettono di datare l’insediamento tra l’inizio del IV e la meta del V secolo.

Le strutture presenti, nonostante la scarsità di evidenze archeologiche estese su tutta la superficie del colle, fanno ipotizzare che fosse frequentato da un numero ridotto di persone e che si potesse trattare di un refugium; tuttavia la grande quantità di manufatti, soprattutto concentrati all’interno delle torri, fa ipotizzare che l’area fosse abitata in maniera stabile, seppur per un tempo molto breve.

Bisogna notare che, successivamente all’incendio, non ci furono fasi di recupero.

Si pensa che il castrum fu distrutto  attorno alla fine del XII secolo a causa di un violento incendio. Un atto voluto probabilmente dai Savorgnani, che nel 1326 acquisirono la proprietà dei Forni Savorgnani (attualmente Forni di Sopra e Forni di Sotto), per porre fine ad una attività clandestina. Fra i reperti salvatisi dall'incendio sono state rilevati diversi lingotti e cerchi di metallo utilizzati per coniare monete false. Con la distruzione della zecca clandestina, si è conclusa pure la vita del maniero. Fra i resti però sono stati trovati alcuni reperti, bicchieri di vetro, rari all'epoca, punte di frecce da guerra e venatorie, una corazza ed altri oggetti di valore, che inducono a pensare ad una precipitosa fuga da parte dei falsificatori che abitavano il castello stesso.

Sacuidic ai suoi tempi doveva indurre terrore nella gente locale: dovrebbe significare, dallo sloveno “Za Hulicu”, luogo del diavolo (Cià dal diaul in fornese), oppure più semplicemente luogo di vedetta (dal latino “sacculus vidi”) in quanto si trova su uno sperone roccioso che sovrasta il fiume Tagliamento all’imbocco del torrente Ruodia.

 

Castello di Sacuidic

William Sambo, Le fortificazioni tardo antiche in Friuli e e ricerche sul castrum Nemas, tesi di laurea, Università degli Studi di Udine, 2017/2018