Il "mietitore" di plancton e l'importanza per la catena trofica marina

Balene (RDM-AI11_24)
Balene franche filtrano zooplancton con i fanoni, regolano ecosistemi e soffrono il riscaldamento oceanico.
Le balene franche, che superano le 60 tonnellate, hanno un ruolo ecologico cruciale. Si nutrono con la “mietitura” filtrando zooplancton e crostacei come Calanus finmarchicus attraverso i fanoni, diventando indicatori della salute degli oceani. Regolano le popolazioni di plancton e riciclano nutrienti fertilizzando le acque superficiali. Il riscaldamento oceanico, che altera la distribuzione delle prede, rappresenta oggi una grave minaccia alla loro sopravvivenza.
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La Balena franca
Il corpo di questa balena è grigio molto scuro o nero, talvolta con alcune macchie bianche sul ventre. Le caratteristiche callosità presenti sul capo appaiono bianche non per pigmentazione, ma per la presenza di colonie di ciamidi (pidocchi delle balene), che rendono ogni individuo riconoscibile.
Le dimensioni degli adulti variano solitamente tra gli 11 e i 17 metri di lunghezza, con un peso che può superare le 60 tonnellate. Le femmine sono mediamente più grandi dei maschi e raggiungono la maturità riproduttiva intorno ai 9–10 anni, dando alla luce il primo piccolo dopo una gestazione di circa un anno.
Areale
Le balene franche si suddividono in tre specie principali, ciascuna con un areale distinto:
- · Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis): distribuita lungo la costa orientale del Nord America, dal Golfo del Maine fino alla Florida, con spostamenti stagionali verso acque più calde per la riproduzione.
- · Balena franca nordpacifica (Eubalaena japonica): presente nel Pacifico settentrionale, con popolazioni ridotte e frammentate tra le coste del Giappone, Russia e Alaska.
- · Balena franca australe (Eubalaena australis): diffusa nell’emisfero sud, lungo le coste di Sudafrica, Argentina, Australia e Nuova Zelanda, dove si avvicina spesso a baie e insenature per partorire.
Queste specie prediligono acque temperate e subpolari, spostandosi stagionalmente tra aree di alimentazione ricche di zooplancton e aree di riproduzione più calde e riparate.
Alimentazione delle balene franche
La dieta delle balene franche (Eubalaena spp.) è composta soprattutto da zooplancton e piccoli crostacei come copepodi, krill e pteropodi. Questi organismi devono essere presenti in grandi aggregazioni per rendere energeticamente vantaggiosa la cattura.
Il metodo di nutrizione è noto come “mietitura” (skim feeding):
- · La balena nuota lentamente con la bocca spalancata, lasciando entrare acqua e prede.
- · L’acqua viene espulsa attraverso i fanoni, che trattengono le particelle alimentari.
- · Le prede ideali devono essere abbondanti, abbastanza grandi da rimanere intrappolate nei fanoni, ma anche sufficientemente piccole da non sfuggire alla corrente.
Modalità di foraggiamento
La mietitura può avvenire in diversi contesti:
- · In superficie, dove si concentrano banchi di copepodi (Calanus finmarchicus nel Nord Atlantico).
- · A mezz’acqua, seguendo le migrazioni verticali dello zooplancton.
- · Vicino al fondale, quando le aggregazioni di crostacei si accumulano in acque basse.
Le osservazioni recenti mostrano che le balene franche possono adattare il loro comportamento alimentare anche in aree considerate tradizionalmente di riproduzione, come la Penisola Valdés in Argentina.
Ruolo ecologico
Le balene franche hanno un impatto significativo sugli ecosistemi marini:
- · Regolano le popolazioni di zooplancton, influenzando la catena trofica.
- · Contribuiscono al riciclo dei nutrienti: le loro feci fertilizzano le acque superficiali, stimolando la produttività primaria.
- · Sono indicatori della salute degli oceani, poiché dipendono da catene trofiche stabili e abbondanti.
La popolazione delle balene franche
La ricerca scientifica evidenzia che il declino della popolazione delle balene franche è legato sia al riscaldamento degli oceani, che altera la distribuzione del plancton e riduce la disponibilità di cibo, sia a fattori antropici come la caccia storica e le minacce moderne (collisioni con navi, catture accidentali in attrezzi da pesca, inquinamento acustico).
Fin dall’inizio del secolo scorso la caccia ha compromesso gravemente la popolazione. Con il loro movimento docile e lento e la tendenza a sostare vicino alla costa, le balene franche furono bersagli relativamente facili per i balenieri, che ridussero drasticamente i numeri tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Nel 1935 la caccia alle balene franche divenne illegale, ma i danni erano già enormi.
Storia della caccia
- · Le prime registrazioni documentate della caccia alle balene basche nel Golfo di Biscaglia risalgono all’XI secolo.
- · Dozzine di balene franche furono uccise ogni anno fino al netto declino osservato nel 1650, con una riduzione progressiva nel XVIII secolo.
- · I balenieri baschi arrivarono in Islanda già nel 1412 e parteciparono alla pesca intorno alle isole britanniche e in Norvegia dal XIV al XVIII secolo.
- · Anche balenieri olandesi, danesi, britannici e norvegesi contribuirono alle catture, sebbene non esistano stime quantitative precise.
- · Nell’Atlantico nord-orientale la caccia diminuì dalla metà del XVII secolo e quasi scomparve nel XVIII, ma tra il 1881 e il 1924 furono comunque catturate almeno 120 balene franche da stazioni costiere nelle isole britanniche nord-occidentali e al largo dell’Islanda.
- · Esistono prove archeologiche e storiche di un terreno di svernamento della balena franca nel Mar Mediterraneo in epoca classica, con pesca probabile vicino allo Stretto di Gibilterra.
Declino recente
Secondo il WWF, il nome inglese right whale deriva dal fatto che erano considerate le balene “giuste” da cacciare: lente, costiere e ricche di olio. Dopo un parziale recupero negli anni ’90 e nei primi anni 2000, la popolazione è tornata a calare drasticamente.
Gli scienziati hanno registrato un declino della balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) da circa 482 individui nel 2010 a circa 250 oggi. Le cause includono:
- · Collisioni con navi nelle rotte marittime trafficate.
- · Intrappolamento in attrezzi da pesca (bycatch).
- · Cambiamenti climatici, che spostano le aggregazioni di copepodi e riducono la disponibilità di cibo.
- · Inquinamento acustico, che interferisce con la comunicazione e la riproduzione.
Minacce attuali alle balene franche del Nord Atlantico
Le balene franche del Nord Atlantico (Eubalaena glacialis) non vengono più cacciate, ma la loro sopravvivenza è oggi minacciata da fattori antropici e ambientali. La minaccia più grave è rappresentata dagli impigliamenti negli attrezzi da pesca, che causano gravi lesioni e spesso la morte.
· Tra il 2012 e il 2016 sono stati registrati 30 decessi causati dall’uomo.
· Nel periodo 2017–2019 si sono verificati altri 30 decessi, di cui 21 in acque canadesi e 9 in acque statunitensi.
Questi numeri sono particolarmente allarmanti se si considera che la popolazione totale è scesa a circa 250 individui.
Rumore antropogenico
Il rumore delle navi e di altre attività umane influisce negativamente su:
- · Riproduzione: interferisce con le vocalizzazioni di corteggiamento.
- · Alimentazione: riduce le opportunità di cattura della preda, disturbando la comunicazione tra individui.
- · Stress fisiologico: aumenta i livelli di cortisolo, con effetti sulla salute generale.
Cambiamento climatico e spostamento dell’areale
Il riscaldamento degli oceani ha modificato la distribuzione delle prede, in particolare del copepode Calanus finmarchicus, fondamentale per la dieta delle balene franche.
Dal 2010 una corrente calda nel Golfo del Maine ha ridotto la disponibilità di questo crostaceo【Oceanography, 2019】
Le balene hanno seguito le prede verso nord, avvicinandosi a rotte di navigazione e zone di pesca non progettate per proteggerle.
Questi spostamenti hanno comportato viaggi più lunghi e un maggiore dispendio energetico, lasciando gli animali più debilitati prima dell’inverno.
Lo studio citato contesta l’idea che le balene franche possano adattarsi rapidamente ai cambiamenti ambientali: la scarsa riproduzione osservata è un segnale che la specie fatica a trovare nuovi habitat idonei.
Reeves, R.R., Smith, T.D., & Josephson, E.A. (2007). Historical population estimates of right whales: a review of evidence. Marine Mammal Science.
Clapham, P.J., & Baker, C.S. (2002). Whales, Whaling, and Ocean Ecosystems. University of California Press.
NOAA Fisheries. North Atlantic Right Whale (Eubalaena glacialis).
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