Dai grandi fornitori all'autoconsumo collettivo per abbattere bollette e inquinamento

Schema funzionamento di un CER (RDM-AI02_26)
Le CER trasformano cittadini e imprese in prosumer che condividono energia rinnovabile, riducendo costi, impatti ambientali e povertà energetica
Le Comunità Energetiche Rinnovabili trasformano il modello energetico da “uno‑a‑molti” a un sistema collaborativo “molti‑a‑molti”. Cittadini, imprese ed enti locali diventano prosumer, condividendo energia rinnovabile prodotta sul territorio. Le CER riducono costi e impatti ambientali e aiutano a contrastare la povertà energetica, promuovendo solidarietà e autonomia grazie alle reti intelligenti.
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News. Febbraio 2026 Cer FVG: la Regione lancia la Comunità Energetica Unica per autonomia e sicurezza energetica
La Regione Friuli Venezia Giulia annuncia la nascita della Comunità Energetica Rinnovabile Unica regionale, un nuovo strumento strategico pensato per rafforzare l’autonomia energetica del territorio, aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre i costi per famiglie, imprese ed enti pubblici. L’iniziativa punta a centralizzare la governance delle CER, superando la frammentazione dei progetti locali e accelerando la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili. La Comunità Energetica Unica consentirà di coordinare investimenti, semplificare le procedure e garantire una gestione più efficiente dell’energia prodotta sul territorio. «Il Friuli Venezia Giulia vuole diventare un modello nazionale di indipendenza energetica e innovazione sostenibile» – dichiara la Regione. «Con la CER unica offriamo a cittadini e imprese uno strumento concreto per partecipare alla transizione energetica, ridurre i costi in bolletta e contribuire alla sicurezza del sistema regionale.» La nuova struttura permetterà anche di favorire l’adesione delle famiglie prive di tetti o risorse proprie, ampliando l’accesso ai benefici delle rinnovabili e sostenendo i nuclei più vulnerabili. La CER unica fungerà da cabina di regia per coordinare impianti, incentivi e progetti, con l’obiettivo di rendere il FVG una delle prime regioni italiane a dotarsi di un sistema energetico condiviso, stabile e resiliente. La Regione conferma che nelle prossime settimane saranno presentati i dettagli operativi, il modello di adesione e il calendario degli incontri informativi sul territorio. |
Cosa sono le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano una rivoluzione nel modo di produrre e gestire l'energia. Sono gruppi composti da cittadini, piccole imprese, enti locali e istituzioni che scelgono di unirsi per produrre, condividere e consumare energia da fonti pulite (come il sole o il vento) all'interno di un medesimo perimetro geografico. L'obiettivo fondamentale è trasformare l'energia da un bene acquistato passivamente a una risorsa prodotta e gestita collettivamente per abbattere i costi e tutelare il pianeta

Il nuovo modello: da Consumatori a "Prosumer"
Il sistema energetico sta vivendo un passaggio epocale: dal vecchio modello "uno-a-molti" (una grande centrale che distribuisce elettricità a migliaia di case) si passa a un modello collaborativo "molti-a-molti". In questa nuova rete digitale e intelligente (Smart Grid), ogni partecipante può avere un ruolo attivo:
- · Prosumer: chi possiede un impianto (es. pannelli fotovoltaici) e, oltre a produrre energia per sé, condivide l'eccedenza con la comunità.
- · Consumer: chi, pur non avendo un impianto proprio, consuma l'energia pulita prodotta dagli altri membri della sua CER
Come funzionano nella pratica
Le CER si fondano su tre pilastri operativi che garantiscono l'efficienza del sistema:
- · Produzione: l'energia viene generata localmente tramite fonti naturali.
- · Autoconsumo: i membri utilizzano prioritariamente l'energia prodotta per i propri bisogni.
- · Condivisione: l'energia in eccesso non viene sprecata, ma scambiata tra i membri attraverso la rete di distribuzione esistente, senza necessità di cambiare i cavi di casa
Tecnicamente, l'appartenenza a una CER è definita dal legame con la medesima cabina elettrica primaria del territorio, identificata da un "codice CER" attribuito dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici). Questo sistema trasforma i quartieri in vere e proprie "centrali elettriche virtuali" coordinate da piattaforme digitali
I tre grandi vantaggi della scelta collettiva
Partecipare a una CER offre benefici concreti che vanno oltre il semplice risparmio energetico:
- · Risparmio economico: l'autoconsumo abbassa le bollette e la condivisione permette di accedere a incentivi statali, oltre a creare opportunità di lavoro locali per la gestione degli impianti.
- · Rispetto per l'ambiente: l'uso esclusivo di fonti rinnovabili riduce drasticamente le emissioni di CO2 e combatte il riscaldamento globale.
- · Solidarietà sociale: la partecipazione è libera e volontaria. Le CER sono strumenti potenti per contrastare la povertà energetica, aiutando le famiglie vulnerabili ad accedere a energia a prezzi ridotti grazie alla cooperazione di vicinato
Prospettive future e sfide
In Italia, il fenomeno è in crescita, sostenuto anche dagli obiettivi del PNRR, che punta a installare nuova capacità rinnovabile entro il 2026, con priorità ai piccoli Comuni. Tuttavia, permangono sfide burocratiche e tecniche, specialmente nelle città ad alta densità abitativa come Trieste, dove i vincoli paesaggistici sugli edifici storici richiedono soluzioni innovative e una gestione centralizzata. Iniziative come la CER Unica regionale in Friuli Venezia Giulia mirano proprio a superare queste frammentazioni per rendere ogni cittadino padrone dei propri consumi in un sistema più stabile e resiliente

Obiettivi PNRR per le Comunità Energetiche Rinnovabili
Il PNRR, nell’ambito dell’Investimento 1.2, fissava l’obiettivo di installare almeno 1.730 MW di nuova capacità rinnovabile accoppiata a sistemi di accumulo, con priorità ai Comuni sotto i 5.000 abitanti, e di favorire la diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e dell’autoconsumo collettivo.
La realizzazione della capacità aggiuntiva è prevista entro il 30 giugno 2026, mentre il termine ultimo per la spesa dei fondi PNRR è fissato nella finestra finale del Piano (estate 2026).
Organizzazioni ambientaliste e analisti hanno evidenziato un forte ritardo nell’attivazione delle CER rispetto agli obiettivi PNRR: secondo rilevazioni pubbliche, a marzo 2025 in Italia risultavano attive circa 212 CER, una quota molto distante dall’obiettivo nazionale fissato dal Piano. Le cause indicate includono complessità burocratiche, ritardi normativi e limiti di capacità amministrativa nei territori.
Esiste una mappa interattiva che mostra lo stato di avanzamento delle CER (fasi di progettazione, attuazione, costituzione) e permette di esplorare le iniziative per provincia
L’esempio in Friuli Venezia Giulia di comunità energetica
Analizzando la mappa interattiva in regione ci sono numerose comunità energetiche ad esclusione della provincia di trieste
Il 17 settembre 2025 è stata costituita la Fondazione RECOCER (Regia Coordinata per le Comunità Energetiche Rinnovabili) in Friuli Venezia Giulia, un nuovo soggetto di diritto autonomo a capitale interamente pubblico, nato per la gestione e la valorizzazione dell’energia rinnovabile attraverso un modello innovativo di governance energetica territoriale.
L’iniziativa è stata promossa dalla Comunità Collinare del Friuli, che insieme ai suoi 16 Comuni – da Buja a San Daniele del Friuli, da Fagagna a Treppo Grande – ha firmato l’atto costitutivo della Fondazione. A questi si aggiunge l’ente sovracomunale stesso, portando a 17 i soggetti coinvolti.
La prima Comunità Energetica Rinnovabile formalmente attiva nella provincia di Trieste, nata nel 2025 e promossa dal Comune di San Dorligo della Valle. È un progetto che coinvolge famiglie e imprese locali e punta a diventare un modello regionale.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di San Dorligo della Valle, è partita da un gruppo di imprese locali, già attive nel settore delle energie rinnovabili, ed è ora estesa a tutta la comunità locale che abbraccia San Dorligo e Muggia; in particolare si rivolge a persone fisiche (privati cittadini e famiglie), piccole e medie imprese, negozi, parrocchie, enti ed associazioni.
Il Comune di Trieste ha avviato collaborazioni istituzionali per sviluppare comunità energetiche sul territorio, in particolare attraverso accordi con la Comunità Collinare del Friuli e con la Regione FVG. Questi accordi sono finalizzati proprio alla realizzazione di CER nel territorio comunale.
Si chiama ConfcommercioCÈR l'iniziativa che consente alle imprese di autoprodurre e condividere energia rinnovabile, abbattendo i costi e accelerando il passo verso modelli di sviluppo sostenibili. ConfcommercioCÈR è stata lanciata come prima Comunità Energetica Rinnovabile promossa da Confcommercio Trieste per le imprese associate: progetto presentato ufficialmente a giugno 2025 e pensato per permettere a negozi e attività del terziario di autoprodurre e condividere energia rinnovabile.
Dalle fonti disponibili non risulta ancora attiva una CER urbana nel Comune di Trieste. Il Comune ha però avviato collaborazioni istituzionali per realizzare CER sul territorio cittadino, come annunciato alla Barcolana 2023. Da allora non ci sono state ulteriori comunicati, quindi si presume che ci sia stato l’abbandono dell’iniziativa
La Regione Friuli Venezia Giulia ha annunciato la nascita della Comunità Energetica Rinnovabile Unica regionale , un nuovo strumento strategico pensato per rafforzare l’autonomia energetica del territorio, aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre i costi per famiglie, imprese ed enti pubblici.
L’iniziativa punta a centralizzare la governance delle CER, superando la frammentazione dei progetti locali e accelerando la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili. La Comunità Energetica Unica consentirà di coordinare investimenti, semplificare le procedure e garantire una gestione più efficiente dell’energia prodotta sul territorio.
La nuova struttura permetterà anche di favorire l’adesione delle famiglie prive di tetti o risorse proprie, ampliando l’accesso ai benefici delle rinnovabili e sostenendo i nuclei più vulnerabili.
Può esistere una comunità energetica in una città ad elevata densità abitativa?
Le regole attuali permettono la condivisione dell’energia a distanza, purché i membri siano collegati alla stessa cabina primaria. Questo significa che:
- · persone che abitano in quartieri diversi della stessa città
- · uffici, scuole, negozi, condomini possono far parte della stessa comunità energetica.
Molte città italiane stanno creando CER “pubbliche” che coinvolgono:
- · scuole
- · biblioteche
- · uffici comunali
- · famiglie vulnerabili
- · Scuola con impianto fotovoltaico + famiglie della zona
- · Comune che installa pannelli su edifici pubblici e condivide l’energia con i cittadini
E’ possibile immaginare una comunità energetica a Trieste?
Ipotesi. CER in Barriera Vecchia
Zona densamente popolata e mediamente a basso reddito con 27.040 famiglie e 48.619 residenti
In base al numero di edifici pubblici e palazzi che possono ospitare pannelli solari si ipotizza 300.000–350.000 kWh/anno condivisi con un Risparmio medio famiglia: 200–260 €/anno e un Risparmio negozi: 400–550 €/anno
Numero di famiglie che possono trarre vantaggio (pragmatico): circa 120–250 famiglie associate alla CER, a seconda di come si definisce “trarre vantaggio”:
· 100–120 famiglie se si intende “copertura teorica completa”;
· 120–250 famiglie se si intende “famiglie associate che ricevono una quota di energia/risparmio” (50% o meno del loro consumo).
In conclusione solo l’1% delle famiglie sarebbero in grado di usufruire in modo vantaggioso del CER
In un contesto di case storiche è improbabile coprire tutta l’area richiesta solo con pannelli visibili sui singoli tetti: servono mix di soluzioni (tetti pubblici, condomini, aree di parcheggio, piccoli impianti a terra su aree non vincolate, tetti di capannoni o strutture pubbliche fuori dal centro storico).
Vincoli paesaggistici e strutturali riducono la superficie effettiva installabile su edifici storici
Con le tecnologie attuali non è possibile realizzare comunità energetiche urbane solidali ed eque.
Le tecnologie oggi disponibili non bastano, da sole, a garantire che una Comunità Energetica Urbana sia davvero solidale, equa e capace di includere tutti i cittadini, soprattutto nei quartieri densi e a basso reddito. Non è un limite della tecnologia in sé, ma del contesto in cui viene applicata.
Le città italiane – e Trieste in particolare – presentano caratteristiche che rendono difficile costruire una CER urbana su base puramente tecnologica:
- · tetti piccoli, ombreggiati o vincolati (Soprintendenza, paesaggio, materiali storici);
- · scarsa superficie installabile rispetto al fabbisogno energetico reale;
- · impianti fotovoltaici distribuiti di piccola taglia, quindi meno efficienti e più costosi;
- · assenza di spazi per accumuli centralizzati o micro‑hub energetici;
- · rete elettrica urbana complessa, con cabine di trasformazione che non sempre coincidono con i confini sociali del quartiere.
Una CER urbana “solidale” dovrebbe:
- · ridurre la povertà energetica;
- · abbassare le bollette delle famiglie vulnerabili;
- · distribuire benefici in modo proporzionale ai bisogni;
- · evitare che i vantaggi vadano solo a chi ha tetti, capitali o proprietà.
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