Iniziano a cedere i confini del regno di Odoacre. Nel 487 Odoacre fece guerra contro i Rugi

 

Re Odoacre governò per quattordici anni e ci fu un periodo tranquillo e di pace. Si ipotizza che in questi tempi tutta l’Italia godeva di vera pace. Le cronache non riportano nessun avvenimento importante: né fatti di guerra, né di mal governo, né di lagnanze da parte della Chiesa. Le forze di Odoacre erano tali che nessuno osava ribellarsi o dichiarargli guerra. 

Tali erano le forze di Odoacre che i popoli confinanti se ne stavano tranquilli e non osavano attaccare Odoacre.

 

La sede principale di Odoacre fu Ravenna, la stessa sede che era degli imperatori fin dall’inizio secolo. Odoacre, anche se ariano, non perseguitò i cattolici. Nel 483 morì papa Simplicio. Quando venne nominato papa Felice dal popolo romano si presentò Basilio, prefetto e patrizio, in rappresentanza del re.

Odoacre ebbe una grande venerazione per sant’Epifanio di Pavia al punto tale che concesse di riedificare la cattedrale in suo onore a Pavia e gli condonò i tributi per cinque anni per ricostruire le case.

 

Zenone si allea con Teodorico

Anche dopo la sconfitta di Basilisco, il regime di Zenone in Oriente fu segnato da debolezza e instabilità. Gli stessi uomini che avevano favorito l’ascesa di Basilisco avevano poi deciso di schierarsi nuovamente dalla parte di Zenone, senza peraltro che questi riprendesse il consenso assoluto: Basilisco si era fatto disprezzare, ma l’ostilità verso Zenone continuava a covare.

Il governo dell’impero nei primi anni dopo il ritorno di Zenone fu fortemente influenzato da Illus, magister officiorum e patricius. Si trattava di un’intelligente personalità, uomo politico e comandante militare, che seppe costruire intorno a se un gruppo di potere formato tanto da esponenti dell’aristocrazia isaurica, quanto da personaggi di diversa estrazione culturale e religiosa.

Illus manteneva il controllo della corte di Zenone, non solo per il consenso che riscuoteva tra le aristocrazie e la popolazione costantinopolitana. Nei rapporti tra i due personaggi, le trame di potere alla corte imperiale si confondevano con lo scontro tra clan familiari all’interno dell’aristocrazia isaurica. Solo a titolo d’esempio: in uno dei suoi castelli in Isauria Illus teneva prigioniero Longino, il fratello dell’imperatore. Dopo un secondo attentato nel 478, Illus aveva minacciosamente abbandonato Costantinopoli, ritirandosi in Isauria.

Durante i primi anni di regno di Zenone, i Goti nei Balcani appaiono suddivisi in due grandi gruppi. I Goti sotto il comando di Teoderico Strabone erano decisamente ostili a Zenone. Quando quest’ultimo tornò al potere, favorì  i Goti di Pannonia guidati dal giovane capo Teoderico l’Amalo.

 

Zenone tentò di creare rivalità tra i due gruppi per indurli allo scontro e al reciproco annientamento.

Teoderico l’Amalo, tuttavia, reagì contro questa politica e insorse dandosi al saccheggio della Tracia. Fu la necessità di trovare un’intesa con Strabone, amico di Illus, che indusse Zenone a richiamare l’aristocratico isaurico. Con la mediazione di Illus e dei suoi uomini, Zenone e Teoderico Strabone si accordarono. Questi ricevette il titolo di magister militum praesentalis

Teoderico l’Amalo non si lascio per nulla intimidire dall’intesa tra i suoi avversari: condusse la sua gente dalla Tracia all’Illirico, fino all’Epiro, devastando città e campagne. Ben presto, tuttavia, Strabone si rivoltò nuovamente contro Zanone. L’insurrezione scoppiò violenta tra le vie della città; ma la decisa reazione di Illus vanificò ogni sforzo.

Teoderico Strabone non giunse in tempo per dare un valido sostegno alla rivolta; e pure il suo successivo tentativo di conquistare Costantinopoli fallì nel 480. Ne derivò un riavvicinamento tra Teoderico l’Amalo e Teoderico Strabone contro Zenone. Solo la morte fortuita di Strabone, pochi mesi dopo, annullo la gravissima minaccia. Poi gli eventi indussero Zenone a riavvicinarsi a Teoderico l’Amalo.

Dopo la morte di Teodorico Strabone nel 481, Teodorico l'Amalo divenne sovrano di tutta la nazione ostrogota, e iniziò a diventare fonte di problemi nella penisola balcanica; Zenone decise allora di stringere alleanza con Teodorico, che nominò magister militum praesentialis e persino console per l'anno 484 – carica ricoperta per la prima volta da un barbaro non cittadino romano.

Zenone fece combattere Teodorico contro Illo e l'usurpatore Leonzio, che furono assediati a Papurio dal 484 al 488. Cionondimeno, Teodorico si ribellò di nuovo nel 486, attaccando Costantinopoli e tagliando i rifornimenti idrici; Zenone decise di comprare la pace e di liberarsi di Teodorico invitandolo a recarsi in Italia a combattere Odoacre, che aveva avuto contatti con i ribelli, e a stabilire lì un nuovo regno (487).

Odoacre sconfigge i Rugi nel 487

Nel 487 Odoacre fece guerra contro i Rugi. Quest’ultimi era un popolo di cui una parte faceva parte dell’esercito di Odoacre quando qualche anno prima entrò in Italia, la seconda parte si fermò nel Norico lungo il Danubio, denominata Rugiland (corrisponde grossomodo all’attuale Bassa Austria). Il loro re Feleteo si scontrò con Odoacre il 15 novembre 487. Si narra che Feleteo e sua moglie Gisa furono catturati e portati in trionfo a Ravenna e poi uccisi. Odoacre nominò Onulfo, suo fratello, re dei Rugi.

Il motivo di questa guerra non è nota. Il Muratori ritiene che i Rugi avessero popolazioni che si estendevano dal Norico all’Illirico e che spesse volte facevano scorrerie nel territorio romano, Odoacre decise di mettere fine a questa insolenza. Paolo Diacono scrisse che Odoacre radunò il suo esercito e decise di sterminare tutti i Rugi e devastò il loro paese.

I Longobardi, in breve, ripopolarono il territorio dei Rugi.

Successivamente Onulfo fu attaccato da Federigo, figlio di Feleteo. Nella battaglia vinse Odoacre. Federigo prese la fuga e si rifugiò da Teodorico re dei Goti (Ostrogoti) nella Mesia (attuale Serbia e Bulgaria). Un evento molto importante in quanto fu il pretesto di Teodorico per muovere guerra contro Odoacre.

Dopo aver sconfitto Fedrigo, Odoacre ordino a suo fratello di ritornare in Italia con tutti i romani che abitavano in quei luoghi. La decisione era stata fatta in quanto Odoacre non voleva impegnarsi a difendere quella terra.

Magno Felice Ennodio, vescovo di Pavia e scrittore, scrisse che la guerra contro i Rugi fu il pretesto per far nascere la discordia tra Odoacre e Teodorico in quanto quest’ultimo era parente del re dei Rugi.

 

 

 Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia e delle opere varie. Volume II. 1838

Cesare Balbo. Storia d’Italia sotto i barbari. 1856

Umberto Roberto, unità e divisioni dell’impero (dalla morte di Valentiniano III all’età di Giustino I, 455-527)