Nell'836 il ducato friulano fu affidato a Eberardo

Nell'836 il ducato friulano fu affidato ad uno dei personaggi più in vista della corte franca, cognato di Carlo il Calvo, il nobile Eberardo. Il suo lungo governo segnò l' età migliore del dominio franco nella regione.

 

La storia politico istituzionale del Friuli in età carolingia può essere suddivisa in cinque periodi:

1° - il periodo della conquista e dell'assestamento territoriale del ducato franco del Friuli: 776 (sconfitta di Rotguado) e occupazione di Cividale) - 799 (annessione del limes avaricus e definizione dei confini orientali);

2° - il periodo delle tensioni e dell'instabilità politica: il trentennio che va dall'inizio del secolo IX alla deposizione del duca Baldrico da parte dell'imperatore Lotario (830 circa);

3° -  il periodo migliore della marca friulana o età di Everardo: 836 (nomina di Everardo) - 866 (sua morte);

4° - il periodo della crisi della marca friulana o età di Berengario I: 866 (successione al governo dei figli di Everardo: Unroch e Berengario) - 899 (prima invasione ungara in Friuli);

5° - il periodo dell'anarchia e della fine della marca friulana: 899 (inizio delle invasioni ungare) - 952 (annessione del Friuli alla marca veronese nel nuovo assetto politico ottoniano).

San Eberardo o San Everardo, nato il 820 (circa) e morto in Italia il 16 dicembre del 866, è stato marchese del Friuli a partire dall’846. È venerato come Santo dalla Chiesa Cattolica.

 

Chi era Eberardo del Friuli (o Everardo)?

Eberardo fu uno dei principali personaggi del periodo carolingio. 

Eberardo venne educato presso la Scuola di palazzo (o Scuola palatina) fondata da Carlo Magno ed organizzata da Alcuino di York, e qui studiò i programmi medioevali conosciuti come trivium e quadrivium. Fu in questo periodo che egli sviluppò il suo talento per le scienze, nonché il suo senso della pietà.

Il marchese Eberardo del Friuli, aristocratico di grande rilievo nello scenario dell’Europa medievale, possidente di un esteso patrimonio in Francia e in Italia settentrionale, dotato di cultura e appassionato collezionista di codici, che dimostra di sapere leggere e scrivere, è il primo marchese a dimostrare di vivere stabilmente tra Veneto e Friuli per buona parte della sua vita.

Eberardo operò dapprima a liquidare «con la potenza delle armi» la resistenza slava ed a consolidare il suo potere interno ed estero, ottenendo conferme imperiali e nuovi «beneficia».

In quel periodo gli Slavi facevano continue scorrerie lungo i confini della Marca. Allo stesso tempo gli abitanti della Dalmazia erano dediti alla pirateria e fecero molti danni al commercio marittimo di Venezia. Nell’836, il doge Pietro uscì in mare con una numerosa flotta e obbligò il principe Miroslao e quello dei Narentani alla pace. Morto Miroslao gli succedette Turpimiro che riprese con la pirateria.

Consapevole dell’enorme responsabilità, Eberardo non si accontentò di riorganizzare l’esercito per sbarrare la strada ai possibili invasori ma anche di fare un riassetto politico del Friuli e curare i rapporti internazionali e cercare di replicare, nel suo piccolo, la Schola Palatina: di qui il suo amore per la letteratura, che lo porterà a frequentare i più importanti scrittori del tempo, da Lupo di Ferrieres al poeta Sedulio Scoto.

Eberardo fondava le sue idee nell’idea di fedeltà, a quell’idea di unità e armonia appresa ad Aquisgrana.

L'imperatore Ludovico il Pio morì nell'840 e scoppiò una guerra senza pietà tra l'imperatore Lotario ed i suoi due fratelli, Ludovico II il Germanico e Carlo il Calvo. Eberardo si oppose fermamente a questa battaglia fratricida e fece tutti gli sforzi possibili per portare la lotta ad una fine; dopo la sanguinosa battaglia di Fontenay (25 giugno 841) egli organizzò un incontro tra l'inviato di Lotario e quelli dei suoi due fratelli affinché iniziassero a negoziare la pace. La conferenza preparatoria iniziò nell'842 a Milin, nei pressi di Châlons, nella Champagne. Si decise di dividere l'impero tra i tre fratelli; i negoziatori, i Eberardo, avevano quindi il compito di stabilire un'equa ripartizione dei territori. Solamente nell'agosto 843 essi furono in grado di presentare il loro resoconto ai tre re a Verdun.

Con il trattato di Verdun (agosto 843) si stabilì una divisione che attribuì a Lotario, il primogenito, il titolo imperiale e il possesso dell’Italia, della Provenza e della cosiddetta Lotaringia (un’ampia fascia di terra compresa tra le Alpi e il Mare del Nord); a Carlo venne assegnato il territorio a ovest di questa zona; a Ludovico il territorio ad est.

L'impero carolingio dopo il trattato di Verdun.

L'impero carolingio dopo il trattato di Verdun. Clicca sull'immagine per ingrandire

La guerra contro i Saraceni

Dall'827 gli emiri aghlabidi di Qayrawan, nell'odierna Tunisia, iniziarono la conquista della Sicilia, che richiese molto tempo ma che segnò l'apogeo del dominio saraceno nel Mediterraneo, per almeno due secoli.

Nell’842 ci fu una cruenta battaglia tra i Saraceni e la flotta veneziana nel Quarnaro. Le due flotte si scontrarono vicino a Sansego (un’isola dell’attuale Croazia) e Venezia fu sconfitta.

Approffittando della situazioni, gli Slavi raggiunsero e devastarono Caorle.

La laguna non era più sicura. Il doge fece costruire due grandi navi (galandrie) e le collocò alla guardia dei due porti principali, insieme a molte navi più piccole. Le galandrie erano delle navi vegliere ma potevano viaggiare simultaneamente anche a remi

Contemporaneamente, nell'841, il principe di Benevento Radelchi si scontrò con il principe di Salerno  Siconolfo. Entrambe le fazioni chiesero aiuto a mercenari saraceni. I due principi cristiani e i loro guerrieri musulmani provocarono ovunque saccheggi e devastazioni. Ben presto i Saraceni divennero un pericolo per gli stati della penisola, tanto che saccheggiarono Roma diverse volte. 

Eberardo, nella sua posizione di Duca del Friuli, venne nominato capitano e guida della resistenza, che durò fino all'851, anno in cui vennero sconfitti i saraceni.

Il matrimonio con Gisella

Come compenso per i suoi servigi, Ludovico I conferì ad Eberardo il più alto degli onori, ossia la mano della figlia, la principessa Gisella, avuta dalla seconda moglie Giuditta di Baviera.

Dalla moglie Gisella ebbe i seguenti figli:

Eberardo (837 circa – 840);

Ingeltrude (837/840-870), probabilmente sposò Enrico di Franconia;

Unruoch III (840 circa – 874);

Berengario (840 circa – 924), re d'Italia;

Adelardo (m. 874);

Rodolfo (m. 892);

Heilwig (m. 895);

Gisella (m. 863);

Giuditta, sposò in prime nozze Arnolfo I di Baviera ed in seguito Corrado II di Borgogna.

Tra le ricche signorie che Gisella portò in dote al marito, il conte Eberardo ricevette anche il fisco di Cysoing; all'epoca il fisco era un'ampia proprietà rurale separata dai domini reali, cioè una sorta di fattoria, dotata di una magione per il proprietario e delle abitazioni per i coloni. Il fisco reale di Cysoing, situato al centro della contea di Pèvele, era uno dei più belli della regione; il luogo parve così piacevole ad Eberardo e alla moglie che essi ne fecero una delle loro residenze abituali.

Eberardo stesso aveva organizzato la sua abitazione in modo tale che assomigliasse più ad un monastero che ad un castello. I poveri e gli ammalati potevano trovare sicurezza, aiuto e protezione a Cysoing.

La questione sociale dell'epoca, quella dei servi della gleba, preoccupava Eberardo del Friuli; egli ne aveva liberati parecchi e, nella loro testimonianza, fece di tutto per non impedire la loro libertà. D'altronde Eberardo non si dimenticò neppure di quelli che non aveva emancipato e cercò di ampliare i loro lotti di terreno. Benché egli fosse un uomo coraggioso e temibile, lavorò tutta per la vita per la pace.

 Le amicizie "pericolose"

L’ideale unitario di Eberardo si riflette anche in campo religioso. Da avido lettore dei padri della Chiesa, il marchese del Friuli sa che la dottrina è materia in movimento: attorno all’848 Eberardo accolse il monaco Gotescalco, già da tempo in odore di eresia per la sua tesi della predestinazione. Secondo Gotescalco, la salvezza e la condanna nella vita eterna sono già stabilite da Dio, in un disegno imperscrutabile che Cristo sarebbe venuto ad annunciare non a tutti, bensì a pochi eletti in grado di comprenderlo, gli unici per i quali si sarebbe sacrificato morendo sulla croce: una teoria ferocemente osteggiata dall’arcivescovo  di Magonza Rabano Mauro, che farà pressioni sull’amico Eberardo per chiedergli di non ospitare più tale scandalum, ma al marchese friulano non sfugge il fatto che queste idee siano già presenti in S. Agostino e S. Isidoro di Siviglia.

Ci vorranno due concili e relative condanne per sottrarre Gotescalco, con la forza, all’ala protettrice di Eberardo, ma ormai tutti i fuggiaschi sanno che il Friuli è luogo sicuro: nell’849 arriva infatti ad Aquileia il coltissimo Anastasio, detto il Bibliotecario per il suo incarico alla corte vaticana, scappato da Roma e poi scomunicato.

Il testamento di Eberardo

Dopo gli accordi di Prüm dell’855 e una serie di spedizioni militari contro Saraceni, Mori, Slavi e Normanni, Eberardo decide di fare testamento. Attorno all’863, a Musestre sul Sile situato nel Contado di Trevigi, redige il testamento assieme alla moglie Gisella: fra le tante disposizioni a favore dei loro nove figli, spiccano quelle relative alla divisione della biblioteca, composta da quasi 50 volumi, un numero immenso per un laico del medioevo.

A Unruoch, il primogenito, spetta un trattato romano di arte militare, il Liber legum che Lupo di Ferrieres aveva confezionato per Eberardo nell’830 e un eccezionale Salterio che molti studiosi identificano nell’attuale codice Reginense latino 11, conservato alla Biblioteca Vaticana. Al secondogenito Berengario, nato a Cividale nell’850 circa, va invece un Salterio scritto in lettere d’oro e il De civitate Dei («La città di Dio») di S. Agostino, l’opera politico-religiosa più importante del medioevo latino: forse un presagio del futuro destino di Berengario, che diventerà prima marchese del Friuli (874), poi re d’Italia (888) e infine, come Carlo Magno, addirittura imperatore (915). 

Oltre alla divisione della biblioteca, Eberardo divide ovviamente anche le sue proprietà. A Unruoch III, già suo coadiutore della Marca del Friuli, lascia tutto ciò che possedeva in Lombardia e in Alemagna, ad esclusione di Balguinet.

Eberardo morì il 16 dicembre 867.

Nell’868, Unruoch  succede al padre Eberardo nella gestione della Marca del Friuli.

 

 

 

 Gian Carlo Menis, Cultura in Friuli durante l’età carolingia in: ”Antichità Altoadriatiche XXXII (1988), Aquileia e le Venezie nell'Alto Medioevo - XVIII settimana di Studi Aquileiesi 1987”, EUT Edizioni Università di Trieste, Trieste, 1988, pp. 15-42

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

Il marchese mediatore, imagazine.it

S.Romanin, Storia documentata di Venezia, Tomo 1, 1853

 

 



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