Dalla successione di Pipino alla morte di Carlo Magno.

Dalla successione di Pipino alla morte di Carlo Magno. La situazione nella Marca friulana con Cadalao. La vittoria dei Franchi sui popoli Slavi.

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Bernardo succede a Pipino, re d’Italia

Pipino I morì l’8 luglio 810.

Bernardo, succede a suo padre Pipino all’età di 13 anni. Il nonno Carlo Magno, pur riconoscendogli il diritto di succedere al padre, sino all'età di 15 anni lo inviò nel monastero di Fulda in Germania.
Bernardo fu inviato ufficialmente in Italia (col titolo di Rex Longobardorum) dall'imperatore nell'812. Il nuovo re venne accettato e rispettato dai nobili italiani, anche se il suo potere era caratterizzato da una forte dipendenza e un controllo continuo da parte di Carlo Magno, che, per questo motivo, aveva inviato in Italia, assieme a Bernardo, i cugini Adelardo di Corbie e Wala.

Bernardo fu solennemente confermato, ad Aquisgrana, l'11 settembre 813, come vassallo di suo nonno Carlo Magno.

I problemi politici tra i due regnanti nacquero nell'817, alla dieta di Aquisgrana, con l'emissione dell'Ordinatio Imperii (Ordinamento dell'impero: Provvedimento emanato per regolare la successione): al suo primogenito, Lotario, concesse il titolo imperiale, e con l'incoronazione a imperatore aggiunto, fu sancita la sua superiorità sui fratelli, mentre al secondogenito, Pipino, concesse la sovranità, col titolo di re, sull'Aquitania, il tolosano e la Settimania, che già governava, e al terzogenito, Ludovico, che sarà detto il Germanico, concesse la sovranità, col titolo di re, sulla Baviera, la Carinzia e la Boemia. Nel documento, di Bernardo, non veniva fatta parola. Dell'Italia veniva detto solo che sarebbe passata alle dipendenze del nuovo imperatore, come il resto dell'impero.

La morte di Carlo Magno

All'inizio dell'811 il vecchio imperatore dettò il suo dettagliato testamento, che però era riferito solo alla divisione dei suoi beni mobili (un patrimonio comunque immenso), una parte rilevante dei quali, ulteriormente suddivisa in 21 parti, doveva essere devoluta in elemosina a determinate sedi arcivescovili

Si tratta di un documento che ricalcava le caratteristiche della “Divisio regnorum”, il testamento politico redatto nell'806 in cui Carlo, pur stabilendo precise disposizioni, lasciava però un certo margine per eventuali successive modifiche ed integrazioni. Il testamento prevedeva lasciti non solo per i figli (legittimi o no), ma anche per i nipoti, caso piuttosto infrequente nell'ordinamento giuridico franco. Il documento si conclude con l'elencazione dei nomi di ben trenta testimoni annoverati tra i più stretti amici e consiglieri dell'imperatore

Nel 813, Carlo Magno convocò ad Aquisgrana una Dieta per conferire al figlio Lodovico il titolo di imperatore. Da questo incontro emerse la consapevolezza di una crisi generalizzata dell'impero: crisi religiosa, morale, civile e sociale.

Mentre sembrava che l'impero stesse fallendo per via della debolezza centrale e dell'arroganza dell'aristocrazia franca, Carlo Magno morì il 28 gennaio dell'814, nel suo palazzo di Aquisgrana.

 All’indomani della morte di Carlo Magno, anziano, stanco ed ammalato, l’Impero e la stessa Europa si sarebbero divisi. Tuttavia, l’eredità più importante di Carlo Magno non è materiale, ma ideale: l’Impero carolingio presupponeva un’Europa sovranazionale, e questa concezione fu un’importante conquista del periodo Carolingio

Alla morte del padre, Lodovico ereditò l'intero Impero carolingio e tutti i suoi possedimenti. Fu incoronato imperatore da papa Stefano IV nella Cattedrale di Reims con l'olio santo contenuto nella santa Ampolla nell'816. Lodovico, detto il Pio, e da altri il Bonario, regnò per 26 anni. 

 

La successione di Erich nella Marca del Friuli

Dopo la morte di Erich, nel 799, non c'è concordanza tra gli storici sulla linea di successione alla guida della Marca del Friuli.

Alcuni ritengono che alla morte di Erich ci fu un momento di crisi e poi seguì l’elezione di Cadalao. Altri ritengono che Cadalao fu eletto 17 anni dopo la morte di Erich e che prima fu nominato Aione, un funzionario carolingio.

Non molto si sa a riguardo delle attività politiche e militari del conte friulano Cadalo.

Da dimostrare è innanzitutto la sua presenza nella campagna in Pannonia nell'811, mentre ancora una volta gli Annali di Eginardo, l'unica fonte di rilievo del regno franco per questo periodo, parlano prima della sua presenza in un’ambasciata costantinopolitana nell'817 per discutere una questione di confini tra i due imperi in Dalmazia, e quindi, l'anno successivo, di un nuovo impegno a supporto di Ludovico.

Lo sforzo militare del conte friulano Cadalo è da inquadrarsi in una serie di episodi che tra l'818 e l'823 dettero vita alla cosiddetta guerra di Ljudewit, dal nome del duca della Pannonia Inferiore che cercò in questi anni di porre le basi di un regno tra i paesi di origine slava inclusa l'Istria che era sotto il dominio franco.

Ljudevit Posavski in un dipinto di Josip Franjo Mücke. Fu il condottiero degli Slavi Pannonici che guidò la resistenza contro la dominazione franca. Concluse strette alleanze con le altre tribù slave che abitavano le odierne Slovenia, Croazia e Serbia e, perciò, è spesso considerato un eroe nazionale della storia slovena e croata. Nell'818 Ljudevit inviò i suoi emissari all'imperatore Ludovico il Pio in Herstal, che gli illustrarono gli orrori compiuti da Cadalao e dai suoi in Pannonia, ma l'imperatore dei Franchi rifiutò ogni proposta di pace. Dopo essere stato pesantemente accusato dalla corte franca, Ljudevit iniziò una aperta ribellione contro i dominatori franchi nell'819

Contro di esso si mosse l'esercito franco dal Friuli, dalla Carinzia e dalla Baviera. Importante fu l’alleanza di Ljudewit con il patriarca di Grado. Il patriarca di Grado era in continuo conflitto con quello di Aquileia sul riconoscimento della successione legittima al fondatore del cristianesimo friulano e giuliano sant'Ermacora, e su quello - conseguente - del potere metropolitico che entrambi i prelati rivendicavano sui vescovadi istriani

Cadalao marciò contro il nemico, ma fu sconfitto e morì. Come ricorda Eginardo, nell'819, di ritorno da una delle missioni militari in Pannonia, febre corruptus, in ipsa marca [il Friuli] decessit. Come conseguenza, il Friuli dovette subire varie scorrerie delle popolazioni slave.

Alla morte di Cadalao viene nominato Balderico del Friuli. Più volte si recò in Pannonia per fare guerra. Governò per 10 anni.

Quella di Baldrico è ancora una volta una comparsa poco documentata sulla scena regionale, eppure come era stato per i suoi predecessori, si trattava di un personaggio di un certo rilievo sulla scena internazionale. Prima di arrivare in Friuli aveva combattuto contro i danesi alle frontiere settentrionali dell'impero. Sostituendo Cadalo nella prosecuzione delle guerre contro Ljudewit, spettò a lui la svolta definitiva nell'impresa militare che portò nel giro di pochi mesi alla ripresa della Carniola e all'allontanamento dallo scenario giuliano dell'esercito slavo che riparerà in Serbia, in forza di una tregua quinquennale delle ostilità pattuita con i franchi.

Lo stesso anno della sua nomina, Balderico visitando la Carinzia si scontrò con il duca Ljudewit sul fiume Drava. Nonostante che Balderico fosse accompagnato solo da un piccolo esercito riuscì a vincere sull’avversario costringendolo a ritirarsi in Pannonia. Il duca Ljudevit, per vendetta, mosse un’incursione sulla Dalmazia incendiandola e saccheggiandola. Borna, duca di quella provincia, fu obbligato a lasciare il proprio territorio dopo aver perso 3000 uomini e più di 300 cavalli.

La vittoria di Ludovico il Pio su Ljudewit nell’823 fu un momento essenziale per la forte accelerazione destinata a consolidare della monarchia e, in ambito friulano, confermò la bontà e l’importanza del rapporto tra l’imperatore e il patriarcato aquileiese, ribadendo il ruolo primario di quest’ultimo rispetto agli altri episcopati dell’area.

 

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

Luigi Zanin, L'EVOLUZIONE DEI POTERI DI TIPO PUBBLICO NELLA MARCA FRIULANA DAL PERIODO CAROLINGIO ALLA NASCITA DELLA SIGNORIA PATRIARCALE, tesi di Dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal medioevo all'età contemporanea, Università Ca’ Foscari di Venezia

 



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