I confini della Marca del Friuli. L’amministrazione carolingia e le concessioni di immunità.

I confini della Marca del Friuli. L’amministrazione carolingia e le concessioni di immunità. Il potere della Chiesa con l’amministrazione carolingia.

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Dopo la sconfitta di Rodgaudo, il Ducato del Friuli venne riorganizzato. 

Il ducato longobardo del Friuli aveva assunto una configurazione molto più autonoma e compatta rispetto a quanto accadeva nel resto dei domìni longobardi del centro nord, e anche per questo la sua conquista risultò più difficoltosa per i Franchi.

In Friuli oltre al centro politico di Cividale, sede della residenza ducale, sotto i Longobardi si formarono delle farae (ossia dei centri abitati permanenti)che portarono ad un controllo più esteso ed articolato del territorio. Il ducato era formato da una serie puntiforme di insediamenti agricoli, dentro i quali si riconosce soprattutto l’esistenza di patrimoni appartenenti a grandi possessori.

L’aspetto che influenzò l’assetto regionale è legato all’assenza di un centro politico forte.

Quali furono, tra la fine dell’VIII e tutto il IX secolo, i confini della marca carolingia del Friuli?

Se il ducato longobardo del Friuli terminava quasi certamente ad ovest in corrispondenza del fiume Livenza. I confini  della marca friulana sono di più difficile risoluzione.

Con l’arrivo di Carlo Magno, la marca sembra avere solo un  ruolo di supporto istituzionale della popolazione da poco sottomessa, ed ha una funzione strettamente militare a causa dei difficili rapporti politici con l’area slava. A causa di questo inquadramento politico e militare, la marca si evolve nei decenni successivi.

Il confine naturale a nord della marca del Friuli è la catena alpina, oltre alla quale si estendeva il grande ducato bavarese comprendente la Carinzia e la Stiria, con confine il fiume Enns, nell’attuale Austria orientale. Tra gli anni 787-88 Carlo Magno condannò per tradimento ed imprigionò in un monastero il duca bavaro Tassilone che per decenni aveva condotto una politica di spregiudicate alleanze con i Franchi ed i Longobardi. Quindi ne occupò il territorio, che tra il 791 ed il 799 divenne la base per la lunga campagna carolingia anti avara.

Il confine alpino in Friuli fu interessato da vari tentativi di fortificazione operati a partire dal V secolo noto come Tractus Italiae circa Alpes. Gli stessi longobardi avevano dato vita ad una linea di fortificazioni, descritta da Paolo Diacono, lungo la direttrice ideale Cividale - Osoppo – Ragogna – Ceneda – Valdobbiadene. A settentrione di questa fascia di castelli c’erano solo alcuni isolati villaggi.

Altrettanto difficile risulta l’individuazione del confine orientale. In questo caso ci troviamo davanti ad una situazione ancora più complicata perché il territorio a sud-est di Cividale sfocia in una grande vallata pianeggiante scavata nel corso dei secoli dal fiume Vipacco che non consente la formazione di un vero e proprio confine geografico. Quello orientale è dunque un grande passaggio privo di ostacoli naturali da cui penetrarono i Longobardi nel 568 giungendo dalla Pannonia. I nuovi invasori si resero conto ben presto della difficoltà di controllo di quel confine. Tra il VII e l’VIII secolo si susseguirono infatti continue irruzioni di popolazioni provenienti dall’area danubiana capeggiate dagli Avari e dagli Slavi, che utilizzarono proprio questa via per mettere in atto saccheggi in buona parte della pianura padano veneta.

Alla luce di queste considerazioni vanno prese in considerazione anche le arterie stradali in direzione est-ovest, quali la Stradalta o l'antica via consolare Annia: tutte vie di accesso privilegiato per le veloci cavallerie di questi popoli. In questo scenario rientra la costruzione del castello – luogo forte di Farra (oggi Farra d’Isonzo), sorto per iniziativa dei duchi longobardi proprio in corrispondenza del pons sonti sul fiume Isonzo, la prima fortificazione che le cavallerie slave incontravano giungendo da est verso la pianura friulana.

Quello orientale fu insomma il «fronte caldo» per i governanti della marca friulana, tant'è che la prima importante modifica all'assetto del vecchio ducato venne operata da Carlo Magno pochi anni dopo la sua conquista con l’aggregazione della vicina penisola istriana, proprio nel tentativo di consolidare la resistenza della marca contro la costante minaccia delle popolazioni confinanti.

Ad occidente,  il fiume Livenza segnava quasi certamente già in epoca longobarda il confine tra il ducato del Friuli e quello di Ceneda, entità territoriale sorta nel corso dell’VIII secolo in stretta relazione al declino di Oderzo.

La conquista franca del Friuli e la successiva battaglia sul Livenza contro Rotgaudo del 776 portò in breve tempo all’annessione di Ceneda alla marca del Friuli.

Il nuovo confine della Marca si spostò dunque più ad ovest e andò probabilmente a coincidere con il fiume Piave che demarcava anche il confine tra la diocesi di Ceneda e quella di Treviso.

Negli stessi anni si assiste al progressivo maturare di una coscienza indipendentista del ducatus Venetiarum rispetto al protettorato bizantino. Nell'810 la sede ducale venetica si trasferisce da Malamocco a Rialto, in una fase di grande sviluppo del proprio ruolo politico conseguente alla ripresa dei traffici commerciali nell'alto Adriatico seguiti e conseguente alla conquista di una posizione autonoma nei confronti dei Franchi. Questa strategia accentuava la netta divisione tra gli ambiti litoranei della Venetia maritima e il territorio interno: dinamica che stava maturando già da due secoli anche in conseguenza delle profonde divisioni dogmatiche provocate dallo scisma dei Tre Capitoli (vedi nota).

Con una certa approssimazione, si può dire che il ducato veneziano controllasse alcuni territori compresi tra il basso corso dei fiumi Piave e Livenza, cioè un’area dominata da paludi ed acquitrini, tuttavia essenziale per il controllo dei corsi d’acqua della gronda lagunare. Il dominio di queste zone consentiva infatti ai Venetici il pieno controllo degli estuari dei fiumi, e quindi la movimentazione delle merci attraverso barconi.

 

 Probabili confini della marca carolingia Veronese ed Aquileise.

 

Probabili confini della marca carolingia Veronese ed Aquileise. Il fiume Piave (Plavis) propone invece una possibile linea di scansione ulteriore dividendo l’area friulana da quella veneta.

 

L’amministrazione carolingia.

E’ molto difficile comprendere, in Friuli come altrove, quali fossero le attività istituzionali e amministrative di un conte o di un marchese in epoca carolingia. Erich e Geroldo sono rispettivamente marchese e duca, e già questo li proietta in una sfera prioritariamente militare. Alessandro Barbero, tirando le somme del complesso dibattito storiografico attorno alle figure dei conti e marchesi in epoca carolingia, individua chiaramente il ruolo del marchese come sovrintendente militare in aree particolarmente insidiose: in questo caso il limes Avaricus. Il marchese ingloba dunque un certo numero di comitati, i quali, pur essendo la forma di organizzazione carolingia più diffusa, non avevano in sé la forza per resistere ad eventuali invasioni.

Un aspetto che caratterizza il Friuli è invece l’assenza di una partizione comitale interna alla marca, dove non solo è da sottolineare l’assenza del conte del Friuli (che potrebbe comunque coincidere con il marchese), ma anche la soppressione di quello di Ceneda e – forse – di Treviso (dove l’unico conte compare in forma sporadica nell’829).

Chi amministrava dunque la giustizia o assolveva alle funzioni pubbliche in Friuli in assenza dei conti?

Dai documenti appare un notevole uso di elargizioni di immunità che interessano le principali chiese episcopali friulane che creano il moltiplicarsi degli ambiti in cui il potere pubblico deve lasciar spazio a quello privato di diretta amministrazione ecclesiastica.

Le concessioni delle immunità, fin dai primi tempi del dominio franco, fu il modo per diminuire il potere dei conti del luogo ed allo stesso tempo un’operazione di Carlo Magno per ottenere il sostegno di vescovi e monasteri.

Le concessioni avevano lo scopo di togliere dalla giurisdizione del conte le proprietà che  spettavano ai vescovi anche se, nell’804, Carlo Magno diede la possibilità ai conti di reclamarne un reo che si fosse rifugiato in tali proprietà.

Il territorio che godeva di questi diritti era esso stesso chiamato immunità.

I diritti che altrove erano esercitati da un conte, nelle immunità ecclesiastiche venivano esercitati da un giudice particolare, che prendeva il nome di avvocato. L’avvocato era un uomo libero di buon nome, laico e capace di prestare giuramento per la chiesa. Era il rappresentante al cospetto del conte degli uomini che erano stati denunciati e che si trovavano nelle immunità.

Nelle immunità ecclesiastiche più grandi esisteva anche la figura di vicedomino ossia un vescovo oppure un abate che esercitava le funzioni di un conte.

Ogni territorio che era immune da qualunque giurisdizione esterna ma era soggetta solo dal vescovo si chiamava corpo santo. Il Santo, protettore al quale era dedicata la chiesa oppure il monastero, veniva considerato il vero padrone e signore dei beni e degli innumerevoli servi della sua chiesa. Ogni danno ai beni era considerata un’offesa diretta al Santo. Questo è il motivo per cui i confini dei beni delle chiese erano segnati da dei pilastri con le immagini del Santo da tutelare dando origine al nome CORPO SANTO.

 

 

 

Nota. Lo scisma ebbe profonde conseguenze nel territorio veneto e friulano, portando, dopo la proclamazione patriarcale, ad una opposizione tra il clero fedele al patriarca, in ambito longobardo, e quello lagunare, fedele invece a Bisanzio. La divisione teologica acuì pertanto quella geografica tra le chiesa di Aquileia (che nel frattempo si era trasferita a Cividale) con i suoi fedeli di stirpe italica e longobarda abitanti nell’entroterra, e la chiesa di Grado, sorta nel VI secolo a seguito dell’invasione longobarda in un’isola della laguna veneta sotto il protettorato bizantino.

 

 

 

Luigi Zanin, L'EVOLUZIONE DEI POTERI DI TIPO PUBBLICO NELLA MARCA FRIULANA DAL PERIODO CAROLINGIO ALLA NASCITA DELLA SIGNORIA PATRIARCALE, tesi di Dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal medioevo all'età contemporanea, Università Ca’ Foscari di Venezia

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 



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Paolino II d'Aquileia fu una figura importante durante l’epoca carolingia. Visse durante il periodo di transizione che vide il disfacimento del regno longobardo e l'affermarsi del dominio di Carlo Magno, con il quale collaborò, durante la lunga permanenza alla Corte dei Franchi, dal 777 fino al 787, quando fu chiamato a succedere al patriarca di Aquileia Sugualdo

 San Paolino d’Aquileia e Carlo Magno


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