Berengario di Eberardo venne nominato marchese del Friuli nel 874. Apparteneva alla casata degli Unrochingi  e fu uno dei protagonisti del periodo dell'Anarchia feudale.

Berengario fu Marchese del Friuli (874 - 924), Re d'Italia (888 -924) e Imperatore dei Romani (915 - 924). Fu uno dei protagonisti del periodo dell'Anarchia feudale, quando i più importanti feudatari della penisola lottarono per avere il controllo dei territori del carolingio Regno d'Italia.

 

Unruoch  III morì nel 874, Berengario figlio di Eberardo venne nominato marchese del Friuli.

Vescovi e monasteri  i nuovi protagonisti del governo locale friulano

L’8 maggio 879, Carlomanno accordò ai Patriarchi di Aquileia il dominio regionale e con decreto imperiale si abolì in Friuli a dignità di duca, marchese e conte.

Va sottolineato che tutti i documenti che riguardano il Friuli databili tra la fine dell’VIII e il IX secolo indicano solamente l’esistenza di un territorio noto come Friuli, ma mai si riferiscono ad un’organizzazione istituzionale relativamente complessa come può essere una marca.

Nell'880 un patto stabilisce i rapporti tra Veneziani e Friulani a seguito di un improvviso colpo militare dei Friulani contro la rivale isola di Grado, azione ben presto ridimensionata dall'intervento via mare dei Veneziani che bloccano il porto aquileiese di Pilo. L'accordo è chiaramente sbilanciato a favore dei Veneziani, e si muove in un contesto di ben più articolate pattuizioni che proprio in quei giorni si stavano chiudendo a Ravenna tra i Veneti e Carlo il Grosso.

Anche in questa occasione le definizioni riportate lasciano pochi dubbi: la lunga convenzione elenca i Friulani assieme ad altri abitanti dei territori circostanti (Cenedesi, Trevigiani, Istriani etc.), e nonostante vi sia la palese ostentazione da parte veneziana del titolo ducale, non vi sono menzioni che si riferiscano in alcun modo alla presenza di una marca friulana strutturalmente organizzata. In questa linea è da leggere il fatto che la parte friulana (o per meglio dire veneto – friulana) viene significativamente rappresentata non dal funzionario pubblico, ma dal patriarca aquileiese Gualperto.

L’impero aveva una politica filovescovile dell’impero con l’intento ci cercare nelle aree confinanti alleati al di fuori dalla cerchia dei pubblici ufficiali. I vescovi rappresentavano una garanzia in termini di «cultura della stabilità» e di propensione al governo dei centri urbani, e sopperivano ad un ruolo che il governo periferico non riusciva ad espletare. I sovrani carolingi sembrano rivolgersi, nella maggioranza delle loro azioni, in modo preferenziale a forme di organizzazione già esistenti nel territorio.

Tra il IX ed il X secolo ci un rafforzamento del patrimonio nelle mani dei vescovi. Gran parte delle donazioni di beni demaniali alle chiese e ai monasteri friulani rientra piuttosto in quella che fu definita per il periodo berengariano «dissoluzione del potere pubblico».

A pochi giorni dall’incoronazione a re d’Italia seguita alla deposizione di Carlo il Grosso (888), Berengario dà avvio ad una serie di trasferimenti di diritti pubblici e di beni di rilevanza pubblica (in particolare fortificazioni e patrimoni afferenti al demanio statale) a beneficio delle sua numerosa clientela friulana e veneta

L’aspetto più rilevante della politica di Berengario nel territorio veneto e friulano riguarda proprio il più stretto rapporto con le chiese locali, che sono le realtà che più collaborano con l’imperatore.

Berengario, re d'Italia

Berengario diventa Re d’Italia

Nel novembre dell'879  Carlomanno re di Baviera, incoronato re d’Italia nell'877, a causa della malattia che lo aveva colpito e che, dopo pochi mesi, lo avrebbe portato alla morte, dovette abbandonare l'Italia.

Carlomanno assegnò l'Italia al fratello Carlo il Grosso mentre l'altro fratello, Ludovico III il Giovane, si fece consegnare il regno di Baviera.

Carlo il Grosso, oltre ad essere insignito del titolo imperiale, era investito dei titoli di re dei Franchi Occidentali, di re dei Franchi Orientali e di re d'Italia.

La sua deposizione da parte di Arnolfo di Carinzia durante la dieta di Francoforte (887) rese vacanti tutti questi titoli. In Italia i principali contendenti all'investitura regale furono i supermagnates dotati della potenza militare sufficiente ad ambire al controllo dei territori soggetti un tempo all'influenza carolingia: i marchesi del Friuli, della Toscana e di Camerino, quest'ultimo unito al ducato di Spoleto, ai quali successivamente si aggiunse il marchesato d'Ivrea.

A seguito della deposizione di Carlo il Grosso e in mancanza di eredi diretti di quest'ultimo, Berengario poteva vantare un diritto dinastico sul Regno d'Italia per linea femminile. Inoltre godeva della disponibilità militare della sua marca, creata per difendere i confini orientali del Sacro Romano Impero dalle incursioni degli Slavi.

Nell'888, riuscì a convincere un'apposita dieta di Conti e Vescovi riunitasi a Pavia, allora considerata capitale del Regno, a farsi eleggere successore di Carlo il Grosso sul trono italiano.

 Un altro pretendente diretto al titolo regale fu Guido II di Spoleto potendo vantare anche lui diritti dinastici in linea femminile. Inizialmente pose la sua candidatura alla corona di Francia, ma i Franchi lo respinsero e scelsero come loro re il duca Eude (o Oddone). Deluso da questo insuccesso, Guido nell'889 rientrò in Italia e, violando i precedenti accordi, mosse con un suo esercito contro Berengario pretendendo per sé la corona d'Italia.

Guido, dopo aver ottenuto l’appoggio dello stesso Papa Stefano V, mosse il suo esercito contro Berengario arrivando a sconfiggerlo nei pressi del Fiume Trebbia, vicino a Piacenza e a strappargli successivamente anche il titolo di Re d’Italia, venendo proclamato da un nuovo concilio a Pavia nel 889.

Berengario non fu espulso dall’Italia e non rinunciò al titolo regale in quanto frutto di una consacrazione vescovile e poteva essere revocata solo da una scomunica.  Mantenne il suo dominio sul Ducato del Friuli e si stabilì a Verona.

La lontananza fra Spoleto e Verona, sede della marca del Friuli ai tempi di Berengario, fece sì che questi poté operare autonomamente nel nord della penisola.

Molti condottieri d’armi, tra essi alcuni vescovi, accorsero in aiuto di Berengario e formarono una parte dell’esercito. Gualfredo, marchese del Friuli, era a capo di 3000 friulani.

In questa epoca ci sono gli Uomini di Masnada ossia i soldati del feudatario. Ciascuno di essi possedeva un pezzo di terra e pagava un canone al proprio signore con l’obbligo di seguirlo sempre alla guerra.

Nell'893 Berengario dovette affrontare nuovamente Guido, deciso a ripristinare il proprio potere nei territori a nord dell'Appennino.

Le cose stavano peggiorando e Berengario chiese chiese appoggio al Re dei Franchi orientali Arnolfo che gli inviò un esercito condotto dal figlio Zventebaldo che, unito a Berengario, assediò Guido a Pavia.

Per qualche motivo non chiaro, Zventebaldo temporeggio e poi se ne andò lasciando Berengario senza appoggio.  A quel punto Berengario che se ad Arnolfo di mandare un esercito.

L'equilibrio delle forze in campo convinse Arnolfo a scendere in Italia e farsi nominare Re dalla dieta pavese. Berengario gli porse omaggio feudale ed ottenne in cambio il governo della penisola (895) a nome del nuovo Re.

Il Ducato del Friuli venne dato da Arnolfo ad un Gualfredo ma rimase al potere per poco tempo in quanto morì l’anno successivo nel 896. Berengario ritornò in possesso di Verona e del Ducato Friulano ed estese il suo dominio sino all’Adda.

Nell’899 cominciarono le incursioni da parte degli Ungari.  

Il Friuli subì la più lunga e devastante invasione per mano degli Ungari. Saranno almeno 12 le incursioni che provocheranno incendi, morti e rovine. Le conseguenze delle invasioni ungare furono fatali per il Friuli: spopolamento della regione, interruzione delle vie di comunicazione, abbandono delle attività produttive.

 

KANDLER, Codice Diplomatico Istriano, Trieste 1850

Luigi Zanin, L'EVOLUZIONE DEI POTERI DI TIPO PUBBLICO NELLA MARCA FRIULANA DAL PERIODO CAROLINGIO ALLA NASCITA DELLA SIGNORIA PATRIARCALE, tesi di Dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal medioevo all'età contemporanea, Università Ca’ Foscari di Venezia

Luigi Schiaparelli, I diplomi di Berengario I,  Fonti per la storia d'Italia, n. 35. Diplomi, secoli IX e X., 1903

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 



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