Le mire espansionistiche di Astolfo e la guerra contro i Franchi

Durante il regno di Astolfo, ci fu inasprimento di rapporti con il papa Stefano III. Astolfo minacciava di sottomettere Roma. Nel giugno del 755, Astolfo riconobbe la sovranità franca sul regno longobardo

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Le mire espansionistiche di Astolfo

Riorganizzato e rafforzato l'esercito, Astolfo passò immediatamente all'offensiva contro i territori italiani ancora soggetti (anche se più di nome che di fatto) all'Impero bizantino.
Nel 750 invase da nord l'Esarcato occupando Comacchio e Ferrara; nell'estate del 751 riuscì a conquistare l'Istria e poi la stessa Ravenna, capitale e simbolo del potere bizantino in Italia. Si installò nel palazzo dell'esarca, che venne parificato al palazzo regio di Pavia come centro del regno longobardo.

I domini longobardi raggiunsero la loro massima estensione dopo le conquiste di Astolfo (751)

L'Esarcato non fu omologato agli altri possedimenti longobardi in Italia (non fu cioè eretto a ducato), ma mantenne la sua specificità come sedes imperii: in questo modo Astolfo si proclamava erede diretto, agli occhi dei Romanici italiani, dell'imperatore bizantino e dell'esarca, suo rappresentante.

Nel 752, ci fu inasprimento di rapporti con il papa Stefano III.

Astolfo minacciava di sottomettere Roma a meno che quest’ultimo non pagasse 1 soldo d’oro per ogni suo abitante.

Il papa chiese aiuto ai bizantini ma invano. Allora chiese aiuto in Francia e trovò l’appoggio. Il 14 agosto 753, papa Stefano III partì per Parigi dove incoronò re di Francia Pipino e i suoi due figli Carlo e Carlomano. In cambio ottenne che i francesi si muovessero contro Astolfo.

Il 14 aprile Pipino riuscì a convincere la nobiltà franca a sostenere la guerra contro i Longobardi. In caso di vittoria, tutta la penisola sarebbe stata occupata. Pipino avrebbe tenuto per sé una parte dell'Italia, quella settentrionale. I territori posti a sud della nuova linea di demarcazione Luni-Monselice sarebbero divenuti domini pontifici. 

Per sventare la minaccia, Astolfo si accordò con il fratello di Pipino, Carlomanno, che nel 747 si era ritirato a Montecassino. Carlomanno rientrò in Francia, dove capeggiò l'opposizione al re, ma presto (753) fu internato in un monastero a Vienne dove l'anno seguente morì.

Nella primavera del 755 Pipino mosse contro Astolfo, lo affrontò in battaglia alle chiuse (fortificazioni di confine) della Val di Susa e gli inflisse una dura sconfitta. Il re longobardo fuggì a Pavia, che venne assediata da Pipino. Tuttavia riuscì a ricevere l'appoggio della nobiltà franca che si opponeva a Pipino e, quindi, ad ottenere condizioni di pace relativamente miti. Nel trattato concluso fra longobardi, franchi e romani (Prima pace di Pavia, giugno 755) Astolfo riconobbe la sovranità franca sul regno longobardo, consegnò alcuni ostaggi e promise di restituire a Bisanzio i territori che gli aveva strappato (Ravenna cum diversis civitatibus). Egli mantenne però per sé parte dell'Esarcato e non completò le restituzioni dovute.

Astolfo era un uomo inquieto e, all’inizio dell’anno successivo, marciò verso Roma assediandola (756).

L'assedio durò da gennaio a marzo. Devastò le campagne e sottrasse le reliquie dalle chiese fuori Roma. Il papa cercò di nuovo l’aiuto di Pipino ma senza successo. Nel secondo messaggio al re di Francia esortò il suo intervento promettendogli il paradiso oppure l’inferno nel caso di un mancato intervento. A questo punto Pipino si mosse con un forte esercito verso l’Italia.

Astolfo abbandonò l’assedio a Roma e si mosse verso i confini del regno per opporsi ai francesi. Nel frattempo i francesi iniziarono ad assediare Pavia. Verso la fine del 755, Astolfo dovette accettare la pace con l’obbligo di restituire tutte le città e pagare un’ingente somma di denaro (Seconda pace di Pavia, giugno 756).

La vittoria franca, netta sul piano militare, non fu tuttavia tale da consentire a Pipino la piena attuazione del suo progetto iniziale, che prevedeva di impossessarsi di tutta l'Italia settentrionale a nord della linea Luni-Monselice. Nonostante il regno longobardo avesse perso parte della sua autonomia e dei territori più recentemente conquistati, conservò l'indipendenza.

Nel 756 morì Astolfo, probabilmente a causa di una caduta da cavallo. Il re longobardo morì senza figli maschi, in questo caso la Dieta dei principi longobardi doveva nominare il successore. Desiderio, duca dell’Istria, aspirava al trono ma anche Ratchis voleva essere nuovamente re.

Ratchis raggiunse Pavia e si impadronì del palazzo regio, raccogliendo vasti consensi nell'Italia settentrionale.

Dalla Toscana però mosse il duca di Tuscia, Desiderio, che reclamò per sé il trono e raccolse il sostegno di tutti gli oppositori al casato friulano di Ratchis e Astolfo. Il pretendente ottenne anche l'appoggio di papa Stefano II e dei Franchi di Pipino il Breve, che gli misero a disposizione delle truppe. Il papa esercitò poi pressioni dirette su Ratchis, il "re monaco", che si mostrava esitante ed era ulteriormente indebolito dalla defezione di quanti, tra i suoi sostenitori, temevano un nuovo intervento franco.

Il papa obbligò Ratchis a tornare nel monastero e Desiderio fu fatto re evitando la guerra civile tra i Longobardi.

Desiderio diventa re dei Longobardi.

Desiderio, noto anche come Daufer, Dauferius e Desiderius è stato re dei Longobardi e re d'Italia dal 757 al 774.

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858