12000 galli scendono ed invadono le Venezie ma tre anni dopo furono cacciati dai Romani

Risale al 186 a.C. un tentativo di insediamento nella Venetia da parte di un gruppo di 12000 Galli Transalpini (con tutta probabilità Taurisci), che determina un intervento da parte romana, questa volta proprio nelle vicinanze della zona in cui pochi anni dopo sarebbe stata fondata la colonia aquileiese.

La vicenda si conclude nel 183 a.C. con il forzato ritorno alle sedi di partenza dei Galli Transalpini e con accordi diplomatici stretti dagli inviati di Roma con i popoli di origine. Dallo svolgimento degli eventi risulta chiaramente che la linea scelta da Roma e di mantenere rapporti amichevoli con le popolazioni alpine orientali, pur affermando con decisione la propria sfera d'influenza al di qua della cerchia alpina.

Per quanto riguarda la discesa dei 12 mila Galli, Tito Livio racconta che erano 12 mila armati, la maggior parte con armi procacciatesi dalla campagna. Queste furono tolte loro con la forza (183 a.C.) non che quanto altro avevano o rapito o saccheggiando i campi o portato con loro. Mandarono ambasciatori a Roma  a querelarsi di questo. Introdotti in Senato da Caio Valerio, esposero “Che nella Gallia  soverchiando troppo la moltitudine, costretti dalla scarsità dei terreni e della povertà, avevano valicato le Alpi a cercarsi un altro stanziamento; dove avevano trovato luoghi incolti e abbandonati, qui si erano fermati senza recare danno a chicchesia. Si erano pure messi a fabbricare una città, a dimostrare che non erano venuti per fare violenza a nessuna proprietà e terra altrui.  Marco Claudio poco prima aveva loro fatto sapere che quaora non gli si fossero arresi, avrebbe loro mosso guerra. Essi, preferendo una pace certa, benché non troppo onorevole, alla sorte incerta della guerra, si erano sottomessi prima alla parola, che al potere del popolo Romano. Pochi giorni dopo, avuto l’ordine di abbandonare il paese e la città, avevano progettato di recarsi tacitamente in un altro luogo, dove potessero; ma che poi erano state loro tolte le armi e infine ogni altra cosa che avrebbero voluto portare e condurre con loro, Scongiuravano il senato  ed il popolo Romano che non volessero incrudelire verso di essi innocenti, e che si erano arresi, più acerbamente che non si suole contro i nemici”. Il senato fece rispondere a questo discorso.”Non avevano essi agito rettamente, quando calarono in Italia e si misero a fabbricare una città nel territorio altrui, senza il permesso di alcun magistrato romano, governatore della provincia; né era volontà del senato che, essendosi arresi, fossero spogliati. Avrebbero mandato in loro compagnia legati al console, i quali, quando ritornino per cui sono partiti, facciano restituire loro tutte le robe, e poi subito vadano di là dell’Alpi e facciano sapere ai popoli della Gallia che ritengano la loro moltitudine a casa: stavano le Alpi nel mezzo, quasi insuperabile confine; diversamente sarebbe stato di loro, quello che fu di coloro che primi osarono valicarle”. I legali inviati furono Lucio Furio  Purpureone, Quinto Minucio e Lucio Manlio Acidino. I Galli, avute tutte le cose che erano di loro proprietà, uscirono dall’Italia. Tito Livio, Ab Urbe condita libri, 39, 54,5.

 

Nel 183 a.C. Il Senato Romano stabilì di far crescere Aquileia e di condurvi una colonia militare al fine di porre freno agli Istri.

Secondo gli studiosi, un indizio dell'esistenza di popolazioni galliche stanziate nella zona anche prima della fondazione di Aquileia si può cogliere in Livio: la colonia latina infatti viene dedotta nel 181 a.C. in agrum Gallorum .

 

Aquileia colonia Latina eodem anno in agrum Gallorum est deducta. Tria milia peditum quinquagena iugera, centuriones centena, centena quadragena equites acceperunt. Tresuiri deduxerunt P. Cornelius Scipio Nasica C. Flaminius L. Manlius Acidinus. Tito Livio, Ab Urbe condita libri, 40, 34.2-3.

Gli studiosi escludono che Tito Livio si riferisse a quei 12000 Galli Transalpini che pochi anni prima, superate le Alpi Camiche, avevano occupato il sito in cui poi sarebbe sorta Aquileia. E’ più verisimile ritenere che ager Gallorum designasse un ambito territoriale - sia pur con una distribuzione antropica molto rarefatta.

 

 

Antichità alto adriatiche, I Celti nell’altoadriatico, 2001

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858