Re Autari decise di dirigere le proprie armi contro l’Istria e nel 589

Nel 568, i Longobardi calarono in Italia occupando gran parte dei suoi territori nord-orientali. Vennero assoggettati pure il Friuli e Trieste. In mano bizantina rimasero l’Esarcato di Ravenna, la Laguna veneta, Grado e l’Istria, quest’ultima appena sfiorata da quella prima calata longobarda. Non solo il patriarca di Aquileia, assieme a gran parte dei suoi fedeli e con il tesoro della sua chiesa fu costretto a rifugiarsi a Grado, ma va verosimilmente ricondotta all’epoca immediatamente susseguente al saccheggio di Trieste ed alla fuga della popolazione dal suo territorio la nascita di Giustinopoli (l’odierna Capodistria) e di Cittanova.

La speranza dei Bizantini era che l’occupazione dell’Italia settentrionale per opera dei Longobardi fosse passeggera ma non fu così.

La lunga resistenza di Pavia, presa nel 572, la morte di Alboino, il governo di Clefi, l’interregno di dieci anni e le irruzioni dei Franchi paralizzò per qualche tempo la potenza longobarda. Ma quando fu eletto nel 584 a re Autari subentrò l’ordine e l’unità di governo e ci si accorse subito che i Longobardi volevano allargare il proprio dominio.

Re Autari seppe fronteggiare le incursioni franche, con le armi o con l’oro, evitando ogni volta la distruzione del neonato regno longobardo. Egli agì anche, per quanto le minacce esterne glielo permettessero, per riportare all’obbedienza i vari duchi ribelli. Molto probabilmente aveva questo scopo la spedizione del duca di Trento Evin inviato in Istria dal re.

Tra i vari duchi che volevano passare da parte imperiale, o vi erano già passati, troviamo anche Grasulfo del Friuli (duca dal 581 al 590). Ne siamo a conoscenza perché il suo nome appare in due differenti lettere. La prima è quella in cui il maggiordomo d’Austrasia Gogone lo invoca con il nome di “Celsitudo”, sottolineando così il fatto che esso era benvoluto negli ambienti franchi, e quindi filo-imperiali. Mentre nove anni dopo, nel 590, lo ritroviamo in una epistola dell’esarca Romano che ricorda come abbia dovuto marciare con l’esercito contro il duca friulano. In mezzo a questi due estremi vi fu l’incursione di Evino duca di Trento in Istria, che a questo punto possiamo ritenere volta non solo al saccheggio della penisola, ma anche alla sottomissione del duca di Cividale.

Re Autari decise di dirigere le proprie armi contro l’Istria e nel 589, un esercito longobardo, capitanato da Evino duca di Trento, entrò in Istria. Autari voleva conquistare tutta la penisola istriana e vendicarsi sui Bizantini che istigavano i Franchi contro lui.

L’Istria si difese e non venne assoggettata e si concluse una tregua con l’esarca di Ravenna. L’esercito longobardo si ritirò portando al re un grosso bottino.

Dopo i Longobardi, l’Istria fu impegnata a contrastare le scorrerie di popoli barbari. La prima irruzione ci fu nella primavera del 599. L’esarca Callinico mandò delle truppe a difesa della provincia. Le milizie istriane e bizantine vinsero sugli Slavi.

 

Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, Volume IX, 1893

Stefano Gasparri, Culture barbariche, modelli ecclesiastici, tradizione romana nell’Italia longobarda e franca,  Estratto da Reti Medievali Rivista, VI - 2005/2 (luglio-dicembre)

Marco Franzoni, Al di là dei monti: La frontiera del Friuli dall’arrivo dei Longobardi all’anno 1000, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari di Venezia