Gli scavi archeologici di Illegio raccontano di importanti fortificazioni e forse di castelli a controllo del torrente Bût e della via Iulia Augusta per il Norico

Gli scavi archeologici di Illegio raccontano di importanti fortificazioni e forse di castelli a controllo del torrente Bût e della via Iulia Augusta per il Norico

Illegio è un borgo montano incastonato tra i monti della Carnia, sulle pendici occidentali del monte Strabût, non lontano da Tolmezzo, immerso tra boschi e pascoli. Il paesaggio della conca a Ovest è interrotto dalla scarpata scavata nei calcari dolomitici dal rio Frondizzon. Questo antico borgo (che è forse identificabile con l’inespugnabile e mitica fortezza di Ibligo ricordata da Paolo Diacono a proposito dell’ultima resistenza dei Longobardi) è noto anche come il Paese degli Archi per le numerose case con porte e portali voltati.

La pieve di San Floriano, risalente al IX secolo, conserva sculture lignee del tardo Quattrocento e del primo Seicento, un altare in pietra dipinta di Carlo da Carona (1511) e un ciclo di affreschi di Giulio Urbanis (1604).

Recenti scavi archeologici hanno portato alla luce il sito paleocristiano di San Paolo, la più antica chiesa rurale d’Italia (fine IV secolo), una fortificazione longobarda, i resti della piccola chiesa di età carolingia dei Signori de Legio e i resti delle dimore medioevali dei castellani.

 Gli scavi archeologici di Illegio raccontano di importanti fortificazioni, forse i castelli della misteriosa Ibligo, di nobili ai quali era riconosciuto dall’autorità ecclesiastica il diritto di possedere una chiesa privata e, infine, la storia di una pieve, San Floriano, prima forma di organizzazione capillare del territorio, luogo di reclutamento fiscale, del battesimo e delle sepolture.

Ubicazione del sito fortificato. Clicca sull’immagine per ingrandire

La storia narra che il castello fu distrutto nel 1315 dalle comunità circostanti in quanto all’ombra di questo castello venivano consumati molti delitti.

Chi viveva nel castello?

Nel 1286 viveva un certo Geroldo, il quale lasciò quattro figli: Leonardo, Enrico, Ermanno e Vargendo. Geroldo fece un assegno al Capitolo di Cividale di mezzo Maso per celebrare in perpetuo un anniversario per l’anima sua. L’ultimo giorno di agosto del 1286, i figli aggiunsero un maso per lo stesso motivo.

Qualche anno dopo, il 10 aprile del 1300, Lodovico figlio di Ermanno vendeva al Capitolo di Cividale delle case al prezzo di tre denari d’Aquileia.

Nella leggenda del Castellano d’Illegio, al momento della distruzione, i proprietari erano due fratelli: Lodovico e Francesco. Quando le forze riunite dai paesi vicini distrussero il castello, i castellani si rifugiarono a Cividale.

 

 

Carta archeologica online del Friuli Venezia Giulia 

Pagine Friulane n. 3, 1888