Vent'anni di conflitto tra Bizantini e Ostrogoti sotto Giustiniano

 La prima guerra greco-gotica (535-539)

(Mosaico di Belisario, Basilica di San Vitale, Ravenna - credit Petar Milošević CC BY-SA 4.0)

La guerra greco-gotica, combattuta tra il 535 e il 553, fu un lungo e devastante conflitto che oppose l'Impero bizantino di Giustiniano I al regno degli Ostrogoti per il controllo della penisola italiana.

Innescata dall'assassinio di Amalasunta, la guerra vide alterne fasi, con iniziali successi bizantini guidati da Belisario, una riconquista gota sotto Totila e la definitiva vittoria bizantina grazie all'intervento di Narsete. Le conseguenze della guerra greco-gotica furono profonde, segnando la fine del regno ostrogoto, la diffusione dell'influenza bizantina in Italia e l'inizio di un nuovo periodo storico

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Aggiornato al: Febbraio 2026
In questo articolo sono stati riscritti i primi capitoli per focalizzare su: perché il Friuli è importante nella guerra greco‑gotica.

LA GUERRA GRECO‑GOTICA E IL FRIULI VENEZIA GIULIA

La guerra greco‑gotica (535–553) fu uno dei conflitti più devastanti dell’antichità tardiva e cambiò in modo profondo la storia dell’Italia e del Nord‑Est. Nata dal progetto dell’imperatore Giustiniano I di restaurare l’antico splendore dell’Impero romano, la guerra coinvolse per quasi vent’anni l’intera penisola, lasciando dietro di sé città distrutte, campagne spopolate e un tessuto sociale profondamente trasformato.

Per il Friuli Venezia Giulia, questo conflitto rappresentò un passaggio cruciale. Il territorio, situato lungo le vie che collegavano l’Adriatico al cuore dell’Europa, divenne un corridoio strategico per eserciti, rifornimenti e popolazioni in fuga. Aquileia, Cividale e le principali vie romane furono toccate da movimenti militari, carestie e crisi economiche che modificarono in modo irreversibile l’assetto della regione.

La guerra vide alternarsi fasi di conquista e riconquista: i Bizantini, guidati prima da Belisario e poi da Narsete, riuscirono a sottrarre l’Italia agli Ostrogoti, nonostante la tenace resistenza del re Totila. Nel 553, con la vittoria bizantina, l’Italia tornò formalmente sotto Costantinopoli. Ma il prezzo fu altissimo: un territorio indebolito, spopolato e vulnerabile, pronto a essere travolto da nuove migrazioni. Proprio questo vuoto di potere aprì la strada all’arrivo dei Longobardi nel 568, che scelsero il Friuli come primo ducato della loro espansione in Italia.

PERCHÉ BIZANTINI E OSTROGOTI SI SCONTRARONO

Il confronto tra Bizantini e Ostrogoti nacque dall’ambizioso progetto politico dell’imperatore Giustiniano I, la Restauratio Imperii: riportare sotto il controllo di Costantinopoli i territori dell’antico Impero romano d’Occidente. L’Italia, governata dagli Ostrogoti dalla fine del V secolo, rappresentava per Giustiniano un simbolo irrinunciabile del passato romano e un obiettivo strategico fondamentale.

La crisi esplose nel 535, quando l’assassinio di Amalasunta — figlia di Teodorico e regina favorevole ai rapporti con Bisanzio — offrì all’imperatore il pretesto per intervenire militarmente. La sua morte, avvenuta in un clima di tensioni interne al regno gotico, fu interpretata come una rottura dell’equilibrio politico e come un segnale della fragilità del potere ostrogoto.

Giustiniano affidò la riconquista dell’Italia al generale Belisario, celebre per le sue capacità strategiche. In pochi anni egli riconquistò Sicilia, Napoli e Roma, riportando l’autorità imperiale nel cuore della penisola.

Inizialmente, Belisario ebbe un grande successo.

Tuttavia, la resistenza gotica si riorganizzò sotto la guida energica di Totila, che riuscì a recuperare molte città e a prolungare il conflitto. Per contrastare questa nuova fase della guerra, Giustiniano inviò un secondo comandante, Narsete, abile stratega e diplomatico, che guidò un esercito eterogeneo composto anche da mercenari longobardi

Alla fine, grazie alle strategie di Narsete, i Bizantini riuscirono a sconfiggere definitivamente i Goti. La vittoria portò alla temporanea riconquista di vaste aree dell'Italia, ma anche dell'Africa del Nord e della Spagna, segnando un periodo di grandi successi militari per l'impero.

Sotto Giustiniano, l'Impero Bizantino visse un periodo d'oro. Ci furono molti progressi in vari campi: civili, economici e militari. Giustiniano amava l'arte e l'architettura. Fece costruire edifici magnifici, come la Hagia Sophia a Costantinopoli e la basilica di San Vitale a Ravenna, famosa per i suoi mosaici che lo raffigurano.

Ma il suo contributo più importante fu probabilmente il Corpus Iuris Civilis. Si trattava di una raccolta e sistemazione di tutte le leggi romane. Questo testo ha influenzato in modo enorme il diritto moderno, soprattutto grazie agli studiosi della Scuola di Bologna nel Basso Medioevo.

Il regno di Giustiniano fu segnato anche da un evento tragico: la peste di Giustiniano. Questa fu una terribile epidemia che colpì l'Impero e il Mediterraneo. Causò la morte di milioni di persone e portò a una grave crisi economica e demografica, contribuendo al declino del periodo.

LA FINE DI AMALASUNTA E L’INIZIO DELLA GUERRA GRECO‑GOTICA

Alla morte del giovane Atalarico, nipote di Teodorico, il potere nel regno ostrogoto passò ad Amalasunta, figura colta, filo‑romana e favorevole al dialogo con l’Impero d’Oriente. Per rafforzare la propria posizione politica, la regina sposò il cugino Teodato, duca di Tuscia, un aristocratico gotico ricchissimo e istruito alla greca. Teodato sembrava inizialmente un alleato utile: possedeva vasti latifondi in Toscana e aveva già intrattenuto rapporti con Costantinopoli, arrivando perfino a offrire parte delle sue terre a Giustiniano in cambio di prestigio e protezione.

Nel frattempo, sul trono di Bisanzio sedeva Giustiniano I, deciso a realizzare la Restauratio Imperii: riportare sotto il controllo imperiale i territori dell’antico Impero romano d’Occidente. L’Italia, cuore simbolico di Roma, era considerata un obiettivo imprescindibile. La situazione precipitò quando Teodato, temendo l’influenza della regina, fece imprigionare e poi uccidere Amalasunta. La sua morte, avvenuta nel 535, fornì a Giustiniano il casus belli perfetto: presentò l’intervento militare come un atto di giustizia e come la liberazione dell’Italia dalla tirannia gotica.

Per avviare la riconquista, l’imperatore si affidò al suo generale più brillante, Flavio Belisario. Reduce dalla vittoriosa campagna in Africa, dove aveva sconfitto i Vandali, Belisario sbarcò in Sicilia alla testa di circa 10.000 uomini. In poche settimane conquistò Catania e poi l’intera isola, aprendo la strada verso la penisola. Contemporaneamente, un secondo contingente guidato dal prefetto Mundus attaccò la Dalmazia, mentre Giustiniano cercava di coinvolgere i Franchi tramite un’ambasciata che univa motivazioni religiose (l’ortodossia contro l’arianesimo gotico) e promesse di denaro.

La strategia iniziale funzionò: Mundus prese Salona, Belisario avanzò rapidamente e i Goti si trovarono sotto pressione su più fronti. Tuttavia, il conflitto si rivelò molto più lungo e complesso del previsto. La resistenza gotica si riorganizzò e la guerra, iniziata come un intervento rapido, si trasformò in un logorante scontro ventennale che devastò l’Italia, aggravato da carestie e crisi economiche.

Solo l’arrivo di Narsete, abile stratega e diplomatico, permise ai Bizantini di ribaltare definitivamente la situazione. Con un esercito eterogeneo, composto anche da mercenari longobardi, Narsete sconfisse Totila e pose fine al dominio ostrogoto nel 553.

 

Mappa della Prima e Seconda Guerra Gotica.

Mappa della Prima e Seconda Guerra Gotica. (Credit MacMoreno CC BY-SA 4.0)

IL FRIULI NEL VI SECOLO: UN TERRITORIO STRATEGICO

Nel VI secolo il Friuli occupava una posizione cruciale all’interno dell’Italia tardoantica. La regione rappresentava infatti uno dei principali punti di contatto tra l’area bizantina dell’Adriatico e le popolazioni germaniche stanziate oltre le Alpi. In questo scenario complesso, il territorio friulano divenne un corridoio strategico per eserciti, commerci e comunicazioni, assumendo un ruolo decisivo durante la guerra greco‑gotica.

Al centro di questa rete si trovava Aquileia, ancora uno dei più importanti poli politici e religiosi dell’Italia nord‑orientale. Pur indebolita rispetto all’età romana, la città conservava un prestigio notevole grazie alla posizione lungo le principali vie di transito. Da Aquileia passavano infatti alcune delle arterie più importanti dell’epoca: la via Annia , che collegava l’Adriatico alla pianura veneta; la via Gemina , che collegava Aquileia a Tergeste e a est; e la via Iulia Augusta , che metteva in comunicazione il Friuli con le Alpi e la Gallia. Queste strade non erano solo percorsi commerciali, ma veri e propri canali strategici utilizzati da eserciti, funzionari e popolazioni in movimento.

Il Friuli costituiva inoltre una sorta di zona di frontiera tra il mondo bizantino e quello gotico. A est e a sud si estendevano territori ancora legati a Costantinopoli, mentre a ovest e a nord si affermavano presenze germaniche sempre più consistenti. Questa posizione liminale rese la regione particolarmente esposta ai passaggi militari, agli assedi e alle devastazioni che caratterizzarono il conflitto.

La popolazione del territorio era altrettanto composita: accanto alle comunità romanizzate, eredi della tradizione urbana e agricola tardoantica, vivevano gruppi gotici insediati sin dai tempi di Teodorico. Questa convivenza, spesso pacifica ma non priva di tensioni, contribuì a creare un mosaico culturale complesso, destinato a trasformarsi ulteriormente con l’arrivo dei Longobardi nel 568.

In questo intreccio di vie, popoli e poteri, il Friuli del VI secolo non fu un semplice sfondo della guerra greco‑gotica, ma uno dei suoi snodi più delicati: un territorio di passaggio, di contesa e di continui cambiamenti, che avrebbe presto assunto un ruolo centrale nella storia altomedievale italiana.

Teodato invia un esercito in Dalmazia

Durante la guerra greco-gotica, Teodato, re dei Goti, inizialmente cercò di negoziare con l’imperatore bizantino Giustiniano, ma alla richiesta di completa capitolazione, cambiò idea e inviò un esercito in Dalmazia. Questo esercito, guidato dai generali Asinario e Grippa, raggiunse Salona dove incontrò Maurizio, figlio del generale bizantino Mundo, durante una ricognizione. Nella battaglia che ne seguì, Maurizio perse la vita.

Mundo, devastato dalla morte del figlio, attaccò i Goti con tutte le sue forze. Sebbene i Bizantini ottennero la vittoria, Mundo cadde in battaglia. Giustiniano, appresa la notizia della morte di Mundo, inviò il generale Costanziano con un esercito a Salona per riconquistare la città. Contemporaneamente, ordinò al generale Belisario di invadere l’Italia e di trattare i Goti come nemici.

La strategia di Giustiniano si rivelò efficace: i Goti abbandonarono Salona, permettendo a Costanziano di riconquistare l’intera Dalmazia e la Liburnia.

La morte di Teodato

Nel 535 l'esercito bizantino dell'imperatore Giustiniano I aveva conquistato la Sicilia, e sotto il comando di Belisario aveva risalito l'Italia conquistando Napoli, Cuma ed ottenendo la resa degli Ostrogoti nel Sannio.

Questi ultimi avvenimenti in particolare, oltre all'inettitudine militare e politica, produssero una rivolta contro il re Teodato, che fu ucciso mentre era in fuga verso Ravenna, e sostituito da Vitige il quale, esperto militare, rioccupò Roma e si affrettò a concludere le ostilità contro i Franchi. 

Vitige costrinse Matasunta, nipote del re Teodorico, a sposarlo sia per assicurarsi i favori di quella parte del popolo goto rimasto fedele alla famiglia teodoriciana, sia per tentare un ammorbidimento delle posizioni di Costantinopoli, che di Teodorico era stata alleata. Nel frattempo si assicurò l'alleanza dei Franchi con il pagamento di una cospicua quantità d'oro e la cessione della Provenza, da cui poté quindi svincolare altre truppe.

Roma diventa bizantina

Nel frattempo, Belisario il 9 dicembre 536 era alle porte di Roma. I Romani  fecero entrare i bizantini in città, con il benestare delle autorità cittadine e dello stesso papa Silverio.

Vitige raccolse 30.000 soldati a Ravenna e marciarono verso Roma.

All'inizio di marzo del 537 l'esercito goto si impegnava nel primo scontro fuori dalle mura di Roma che Belisario aveva appena rafforzato e restaurato. Fallito il tentativo di prendere la città al primo assalto, Vitige la cinse d'assedio, ma l'ampiezza della circonferenza delle mura era tale che le truppe gotiche non riuscirono a chiudere l'anello, lasciando praticamente libera la parte meridionale della città. Fu durante questo assedio che Vitige ordinò di tagliare tutti gli antichi acquedotti che approvvigionavano d'acqua Roma. Belisario, dal canto suo, ne fece murare gli sbocchi affinché non potessero essere utilizzati come passaggi per introdursi in città. Tranne rari casi, gli acquedotti di Roma non furono più ripristinati.

Approfittando del malcontento che cominciava a serpeggiare in città (mal difesa e ormai prossima alla carestia), Vitige tentò di offrire la pace, per evitare altri danni, ma al rifiuto di Belisario sferrò l'attacco decisivo su tutto il fronte dell'assedio, attacco che fu però respinto con gravi perdite da parte dei Goti.

L'assedio continuò, ma la situazione era mutata: i Romani ormai si fidavano del genio militare di Belisario, che si sentiva del resto più sicuro della vittoria, mentre l'esercito di Vitige aveva decisamente perso l'euforia iniziale.

In un momento di tregua, Belisario diede ordine al suo luogotenente Giovanni il Sanguinario di attaccare Ravenna, in quel momento sguarnita: a quel punto Vitige dovette abbandonare l’assedio per correre in difesa dei propri territori.

Nel 538, l’Italia era attanagliata da una gravissima carestia, come anche in Istria e in Dalmazia. Procopio, uno storico bizantino, scrive che nel 538 morirono di fame 50.000 contadini nel solo Piceno, ma ci furono più morti in Dalmazia ed in Istria.

Per risolvere la situazione Italiana, Giustiniano decise di inviare Narsete.

Narsete, eunuco di origine armena, con l’appoggio di 12.000 mercenari longobardi entrarono in Friuli e si accamparono ad Aquileia per poi proseguire per Ravenna. Le battaglie si concentrarono in Emilia, Liguria e Lombardia.

Narsete andò subito in conflitto con Belisario in quanto sin da subito si trovarono in disaccordo per la tattica da adottare.

Vitige si rese conto che ormai la situazione era irrimediabilmente compromessa e tentò infruttuosi accordi con Costantinopoli, ma data la forte opposizione interna si offrì anche di rinunciare al trono in favore di Belisario. Quest'ultimo finse di tradire il suo imperatore ed accettò la corona d'Italia, ma in realtà tradì la fiducia degli Ostrogoti, occupò Ravenna, prese prigioniero Vitige e lo portò a Costantinopoli assieme alla moglie Matasunta e al tesoro reale di Teodorico.

Quello stesso anno Vitige morì a Costantinopoli senza eredi.

Ildibaldo, nipote del re visigoto Teudi, che governava sulle regioni della penisola iberica, fu indicato come successore a Vitige come re degli Ostrogoti e, de facto, d'Italia.

Il nuovo sovrano regnò per circa un anno, sino al 541, prima di essere ucciso da un gepido durante un banchetto di corte.

Suo immediato successore fu Erarico, ma ben presto il regno sarebbe passato al nipote Totila, capace di riprendere le ostilità contro i Bizantini e recuperare il controllo di quasi tutta la penisola italica, prolungando la guerra greco-gotica sino al 553.

Perché la guerra greco-gotica si chiama così?

La guerra greco-gotica si chiama così perché contrappose l'Impero bizantino, che all'epoca era erede della cultura greca, agli Ostrogoti, un popolo germanico che aveva conquistato l'Italia nel 493.

Il nome "greco-gotica" è quindi un riferimento alle due culture che si scontrarono in questo conflitto. Gli Ostrogoti erano un popolo germanico che aveva adottato la cultura romana, ma che continuava a parlare la propria lingua e a conservare alcune delle proprie tradizioni. I Bizantini, invece, erano gli eredi dell'Impero romano d'Oriente, che aveva conservato la cultura greca e latina.

Chi condusse la guerra greco gotica?

La guerra greco-gotica fu condotta dall'imperatore bizantino Giustiniano I e dai suoi generali Belisario e Narsete.

Giustiniano, che mirava a ricostituire l'Impero Romano d'Oriente, iniziò la guerra nel 535 invadendo l'Italia, che era governata dagli Ostrogoti. Belisario, uno dei più grandi generali dell'epoca, ottenne una serie di vittorie iniziali, conquistando Roma e Ravenna, la capitale degli Ostrogoti. Tuttavia, gli Ostrogoti, guidati da Totila, ripresero il controllo dell'Italia e Belisario fu richiamato a Costantinopoli.

Nel 552, Narsete, un altro generale bizantino, fu inviato in Italia per riconquistare il paese. Narsete riuscì a sconfiggere Totila e a riportare l'Italia sotto il dominio bizantino.

 

Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia e delle opere varie. Volume II. 1838

Giuseppe Staffa. L’incredibile storia del Medioevo. 2017

Giuseppe Mainati. Croniche ossia memorie storiche di Trieste. 1819

La guerra gotica di Procopio di Cesarea, Volume 1, 1895

 

 

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