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La natura difensiva del luogo e ben documentata da alcuni elementi di fortificazione presso le probabili vie d’accesso

Nel comune di Villa Santina e, in particolar modo, presso la frazione di Invillino, sorgono due isolati colli detti Zuca e Santino. Questi due siti si trovano non lontano dal punto in cui l’importante via del passo Monte Croce Carnico sbocca nella valle del Tagliamento.

In particolare il Colle Santino si presenta come un sito archeologico molto complesso con una storia molto ampia e lunga, a partire dal neolitico.

Gli scavi hanno individuato un insediamento datato al I secolo, costituito da cinque edifici: due ampi e con planimetria complessa riconducibili al modello della villa rustica e tre più elementari. L’insediamento era a carattere agricolo pastorale, collegato soprattutto all’allevamento per la produzione della lana.

Nel IV secolo d.C. questo insediamento si estese.  Contemporaneamente gli edifici rustici subirono alcune trasformazioni. Dal punto di vista economico l’attività principale rimase l’allevamento e la trasformazione dei prodotti da esso derivati. Un’attività nuova che prese piede in questo periodo sembra essere stata la lavorazione di ferro e vetro: tali attività sono da ricondursi ad un maggiore livello di benessere dimostrato dall’importazione di prodotti dall’Africa settentrionale e dal Mediterraneo orientale.

La trasformazione dell’insediamento in castrum avvenne nel VI secolo. Il colle subì una profonda ristrutturazione con la costruzione di diciassette nuovi edifici, probabilmente realizzati in legno su basamenti in pietra.

La natura difensiva del luogo e ben documentata da alcuni elementi di fortificazione presso le probabili vie d’accesso. I reperti archeologici attestano la frequentazione del colle da parte di armati bizantini e longobardi.

Paolo Diacono, storico e scrittore longobardo, nella Historia Langobardorum elenca sette località in cui i Longobardi si erano asserragliati nel 610, per difendersi contro l’invasione degli Avari, tra cui una certa Ibligo (… in Ibligine, cuius positio omnino inexpubnabilis existit, ovvero, “a Ibligo, la cui posizione era senza dubbio inespugnabile”). Negli anni nasce l’ipotesi che la Ibligo citata da Paolo Diacono possa corrispondere all’attuale località di Invillino. 

Questa terza fase va iscritta al periodo della riorganizzazione bizantina e alla successiva discesa del popolo Longobardo e al consolidamento del loro regno.

Importante anche la sommità del colle Zuca, un piccolo rilievo posto a pochi chilometri ad ovest del col Santino. Qui gli scavi misero in evidenza i resti di una basilica edificata nella prima meta del V secolo e con caratteri architettonici di notevole pregio, tra cui pavimentazioni musive.

La distruzione del sito sul colle Zuca viene collocata agli inizi del VII secolo, ed e ricondotta alle incursioni avare del 610 d.C. Nello stesso secolo si sviluppo sul colle Santino un nuovo complesso religioso.

Nel 1219 e nel 1278 viene citato il luogo all'interno di una stipula di alleanze ed entro una dichiarazione effettuata dal gastaldo della Carnia in riferimento alla bontà del suo operato nell'esercizio della giustizia.
Fu inoltre possedimento patriarcale e la Chiesa aquileiese lo tenne, lo mantenne e lo difese in diverse occasioni, anche se sembra che nel 1353, per ordine dello stesso Patriarca, le mura del maniero furono radicalmente smantellate. I suoi possedimenti rimasero invariati, e nel 1389, nel 1402 e nel 1441 si hanno notizie di nuove investiture di questo feudo.

Localizzazione del castrum di Invillino.

Localizzazione del castrum di Invillino. Clicca sull’immagine per ingrandire

 

 

William Sambo, Le fortificazioni tardo antiche in Friuli e e ricerche sul castrum Nemas, tesi di laurea, Università degli Studi di Udine, 2017/2018