Strategie integrate per infrastrutture urbane neutrali al carbonio e resilienti al clima

Gli effetti dei cambiamenti climatici si manifestano concretamente nelle aree urbane di tutto il mondo. È essenziale che le città implementino una strategia integrata per l’evoluzione delle infrastrutture cittadine, mirando a conseguire traguardi di neutralità carbonica e resilienza climatica, ovvero la capacità di adattarsi e recuperare da eventi climatici avversi. Questa necessità è evidente anche nell’alto Adriatico e nella città di Trieste, dove si affrontano sfide specifiche legate a tali dinamiche ambientali.

#resilienza, #cambiamenticlimatici



Argomenti trattati

Cambiamenti climatici: le città si adattano per un futuro resiliente

   Introduzione

   Il significato di resilienza

   Il calore eccessivo nelle città

   Come ridurre l’effetto isola di calore

   Creare le foreste urbane

   Il verde urbano: un polmone vitale per le città

   La situazione italiana

   Il verde a Trieste

   Che cos’è il PAESC?



Introduzione

Oltre il 50% della popolazione mondiale vive nelle città, e questo valore può raggiungere l’80% se si considerano i centri urbani e le periferie. Le città generano inoltre oltre l’80% della produzione economica globale e oltre il 70% delle emissioni globali di gas serra (GHG) derivanti dai combustibili fossili. Entro il 2050, le città aumenteranno di altri 2,5 miliardi di persone, soprattutto in Africa e Asia.



Più della metà della popolazione mondiale trova il proprio destino tra le mura delle città. È nell’architettura di strade e palazzi che dobbiamo tessere la resilienza climatica, per garantire che il futuro delle città sia sostenibile quanto le speranze di chi le abita.



I cambiamenti climatici stanno già avendo un impatto significativo sulle città di tutto il mondo. Gli eventi meteorologici estremi, come le inondazioni, le ondate di calore e gli incendi, stanno diventando più frequenti e intensi. Questi eventi possono causare danni significativi alle infrastrutture, alla proprietà e alla salute umana. Pertanto, le città devono adottare misure per migliorare la loro resilienza al clima al fine di proteggersi da questi impatti.

Sono necessarie politiche efficaci a sostegno della transizione a zero emissioni di carbonio e verso la resilienza climatica. I segnali dal clima dovrebbero indurre le città a sviluppare strategie di resilienza per affrontare le sfide climatiche.

Le temperature medie globali sono aumentate di circa 1°C dal periodo preindustriale. Questo aumento delle temperature sta portando a un aumento delle ondate di calore, che possono avere un impatto negativo sulla salute umana e sulla produttività. Gli eventi meteorologici estremi, come le inondazioni, gli uragani e gli incendi, stanno diventando più frequenti e intensi, causando danni significativi alle infrastrutture, alla proprietà e alla salute umana.

Le precipitazioni stanno diminuendo in alcune parti del mondo, mentre stanno aumentando in altre. Questa riduzione delle precipitazioni può portare a siccità, che hanno un impatto negativo sull’agricoltura e sull’approvvigionamento idrico. Inoltre, il livello del mare sta aumentando a causa dello scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali, portando a inondazioni costiere che colpiscono le infrastrutture e le comunità costiere.

Il significato di resilienza

La resilienza è un concetto emergente che descrive la capacità di sistemi, comunità o società di proteggersi, rispondere e recuperare agilmente e prontamente dagli impatti negativi di eventi minacciosi. L’assenza di resilienza e adattabilità sono elementi che rendono un’area geografica vulnerabile e inefficace nel gestire cambiamenti ambientali dinamici e rischi naturali.



La resilienza è la capacità di affrontare, adattarsi e riprendersi da eventi avversi.



Nonostante sembri un concetto intuitivo per molti, definire la resilienza in termini universali e completi si è dimostrato estremamente complesso, se non irrealizzabile. Diverse definizioni, sia qualitative che quantitative, sono state suggerite in vari ambiti, dall’ecologia e l’ingegneria alle scienze sociali e alla psicologia.

In campo ecologico, la resilienza è vista come "l'entità del disturbo che può essere assorbito prima che il sistema cambi la sua struttura cambiando le variabili e i processi che controllano il comportamento". Un'altra definizione è "la capacità di un sistema di assorbire il disturbo e riorganizzarsi mentre subisce un cambiamento in modo da mantenere essenzialmente la stessa funzione, struttura, identità e feedback".

La prima accezione si focalizza sulla stabilità vicino a uno stato di equilibrio stazionario, dove la resistenza alle perturbazioni e la rapidità di ritorno all’equilibrio sono indicatori di resilienza, spesso definita resilienza ingegneristica. La seconda accezione, invece, considera situazioni distanti da uno stato di equilibrio stazionario, dove le instabilità possono portare il sistema verso nuovi regimi comportamentali, identificabili come resilienza ecologica.

Nelle scienze sociali, la resilienza sociale è intesa come "la capacità di gruppi o comunità di far fronte a stress e disturbi esterni come risultato di cambiamenti sociali, politici e ambientali". In economia, si parla di resilienza per riferirsi alla "capacità intrinseca e la risposta adattativa che consente alle imprese e alle regioni di evitare le massime perdite potenziali".

Un tratto distintivo della resilienza ecologica, economica e sociale è la non necessità di un ritorno allo stato originale, ma la possibilità di transizione verso un nuovo regime.

Rappresentazione grafica della resilienza

La distinzione tra resistenza e capacità di assorbimento nel concetto di resilienza merita una disamina più approfondita. La capacità di assorbimento si divide in due componenti: la resistenza e la tolleranza. Di conseguenza, la capacità di assorbimento nel concetto di resilienza può essere vista come la capacità di opporsi inizialmente alla forza esterna e, se questa risulta troppo intensa, di flettersi senza però spezzarsi.

La resilienza può essere vista come un sistema immunitario urbano o comunitario ai disastri naturali, che possiede due funzioni: (1) resistere ai disturbi e (2) mantenere la sua vitalità. 

Il calore eccessivo nelle città

L’effetto isola di calore urbano è un fenomeno che causa un innalzamento delle temperature nelle città, con un differenziale termico che può variare da 1 a 6°C rispetto alle aree rurali limitrofe. Questo fenomeno è dovuto all’accumulo di calore dalle strutture urbane e dall’asfalto, che assorbono e rilasciano calore più delle zone non urbanizzate.

Recentemente, si è registrato un incremento nell’intensità, frequenza e durata delle ondate di calore globali, con effetti particolarmente evidenti nelle aree urbane. Il riscaldamento globale esacerberà ulteriormente queste condizioni, portando a conseguenze più severe e potenzialmente irreversibili, specialmente in settori vulnerabili come l’agricoltura, la salute pubblica e le infrastrutture.

Distribuzione delle temperatura in funzione della zona

Per mitigare questi effetti, è fondamentale implementare strategie di adattamento e mitigazione, come la creazione di spazi verdi urbani, l’uso di materiali riflettenti per edifici e strade, e lo sviluppo di politiche energetiche sostenibili che riducano le emissioni di gas serra. Solo attraverso un approccio olistico e integrato sarà possibile affrontare efficacemente l’effetto isola di calore e i suoi impatti sulle città e sui loro abitanti.

Come ridurre l’effetto isola di calore

Prima di tutto va ribadita l’importanza fondamentale di un approccio progettuale ed urbanistico consapevole e attento al microclima urbano.

Le coperture, molto spesso grigie o di colori scuri, sono tra gli elementi che causano l’effetto isola di calore. Un intervento vincente è l’installazione di tetti verdi e giardini verticali che non solo restituiscono spazi utili alla socialità, ma contribuiscono al controllo microclimatico urbano, favoriscono l’evaporizzazione, l’assorbimento di agenti inquinanti e la riduzione di polveri sottili.

In alternativa si possono realizzare i “Cool Roof”, tetti freddi grazie al rivestimento delle superfici di copertura con materiali riflettenti. I tetti freddi sono in grado di riflettere fino all’80% della radiazione solare e si realizzano con l’applicazione di materiali chiari con un basso fattore di assorbimento solare e un’elevata emissività.

Anche le pavimentazioni, in cemento o in asfalto, peggiorano l’effetto isola di calore, basti pensare alle grandi superfici occupate da strade e parcheggi. Anche qui la scelta di materiali può contribuire a realizzare pavimentazioni che mantengono una temperatura inferiore.

Infine, è necessario bilanciare sempre le superfici costruite con la realizzazione di aree verdi urbane, inserendo parchi e aree dedicate alla vegetazione, con benefici sia per la riduzione del surriscaldamento urbano, che dell’inquinamento dell’aria, senza contare il valore per la qualità della vita e la socialità degli abitanti delle nostre città.



Trasformare le città in oasi verdi: l'urbanistica al servizio del microclima e della qualità della vita.



Creare le foreste urbane

L’urbanizzazione e i cambiamenti climatici sono due delle sfide più pressanti del nostro tempo, e le foreste urbane emergono come soluzioni vitali per affrontarle. In Italia, la transizione verso città più sostenibili e verdi è in corso, sebbene vi sia un ritardo da recuperare. Le foreste urbane non solo arricchiscono la biodiversità e assorbono CO2, ma sono anche strumenti potenti per ridurre il consumo energetico e le emissioni dannose, offrendo nuove opportunità di lavoro nel settore del verde.

Questi polmoni verdi urbani sono essenziali per contrastare l’inquinamento atmosferico e termico, migliorando la salute e il benessere dei cittadini e aumentando il valore degli immobili. Strategie come l’integrazione di alberi vicino agli edifici, una copertura arborea densa e tetti verdi sono efficaci nel ridurre il bisogno energetico degli edifici, con un risparmio che può raggiungere il 12%.

Per massimizzare questi benefici, è cruciale che le politiche urbane promuovano attivamente la creazione e gestione di spazi verdi. Questo include normative per corridoi verdi, espansione di parchi, e infrastrutture verdi integrate nell’architettura urbana. Sensibilizzare la popolazione sull’importanza del verde urbano e promuovere un coinvolgimento attivo nella loro manutenzione e protezione è fondamentale.

In sintesi, le foreste urbane sono un investimento essenziale per il benessere della comunità e rappresentano un passo decisivo verso un futuro resiliente ai cambiamenti climatici e più vivibile.



Le foreste urbane: polmoni verdi delle città, cuore pulsante di un futuro sostenibile, e custodi silenziosi della nostra salute e del pianeta.



Il verde urbano: un polmone vitale per le città

Il verde urbano non è solo un elemento decorativo, ma il cuore pulsante delle nostre città. Il patrimonio arboreo e l’estensione del verde pubblico sono fondamentali per l’ossigeno e la vitalità urbana.

In mezzo ai giganti di cemento e al frenetico traffico veicolare, il verde urbano è un eroe silenzioso che combatte l’inquinamento e l’impermeabilizzazione del suolo, migliorando la qualità dell’aria che respiriamo e la vita che conduciamo.

Le aree verdi e gli alberi diffusi sono i nostri alleati naturali, che lavorano instancabilmente per mitigare gli effetti nocivi dell’urbanizzazione, rendendo le città oasi di serenità. Per i nostri bambini e ragazzi, queste zone sono tesori incalcolabili, spazi di libertà dove possono giocare e crescere immersi nella natura.

Il verde urbano si estende in una varietà di forme: dalle nobili ville e giardini storici, ai vasti parchi, fino al verde attrezzato, progettato per il divertimento dei più piccoli. Ma non finisce qui: anche le aiuole, le rotonde, gli spartitraffico, i giardini scolastici, gli orti urbani e botanici, le aree sportive all’aperto, le foreste cittadine, i cimiteri e persino il verde selvaggio sono parti integranti di questo polmone verde che dà vita alle nostre città.

La situazione italiana

La Banca d’Italia ha calcolato che le temperature medie in Italia sono aumentate di circa 2 °C dalla fine dell’ottocento. Questi cambiamenti hanno influito negativamente sull’economia.

Secondo un report del The European House-Ambrosetti, il 5% degli abitanti del FVG vivono in zone con rischio inondazione

Il rischio idrico, ad esempio, impone investimenti sulle infrastrutture per ridurre il rischio idrico.+

Secondo i dati della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, i danni da clima estremo nella regione nel periodo 2020-2023 ammontano a circa 500 milioni di euro.

Secondo i dati del Comune di Trieste, i danni da clima estremo a Trieste nel periodo 2020-2023 ammontano a circa 100 milioni di euro (ad esclusione dell’ultima mareggiata). I principali eventi estremi che hanno causato danni a Trieste sono stati:

Alluvioni: nel 2020, una violenta alluvione ha causato danni per circa 50 milioni di euro a infrastrutture, attività commerciali e abitazioni.

Ondate di calore: nel 2022, un'ondata di calore ha causato danni per circa 20 milioni di euro a coltivazioni e attività economiche.

Siccità:  grave siccità ha causato danni per circa 30 milioni di euro all'agricoltura.

Per mitigare i danni da clima estremo è necessario adottare una serie di misure, tra cui:

migliorare la rete di drenaggio per ridurre il rischio di alluvioni;  pianificazione di una urbanistica sostenibile; educare la popolazione  alla sostenibilità

Il verde a Trieste

Nel caso triestino occorre segnalare la presenza del Parco Farneto che, coi suoi 915.400 mq. di superficie, inevitabilmente ‘falsa’ le indagini sul verde urbano, senza però considerare come sia distribuito il verde all’interno dei quartieri cittadini, spesso con evidenti disequilibri. E infatti guardando alle aree verdi puramente come a livello di estensione, Trieste appare prima in Italia: vi sono oltre 60 mq di verde per abitante a confronto con una media di 32,5 mq per cittadino.
Passando però dal verde ‘generico’, ai singoli alberi, Trieste scivola in classifica, inserendosi al di sotto della media nazionale italiana: vi sono infatti a Trieste 13,5 alberi ogni 100 abitanti, contrapposti a una media di 16,9 alberi ogni 100 cittadini.
La media è stata compiuta utilizzando i comuni capoluogo di provincia e di città metropolitana e provengono dal catasto delle alberature, realizzato da Istat. Sono aggiornati al 31 dicembre 2021 e fanno riferimento al numero di alberi in rapporto alla popolazione residente.

Che cos’è il PAESC?

Il PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima è un documento programmatico con il quale gli enti locali pianificano le proprie azioni per raggiungere gli obiettivi fissati dal Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia:

  • ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 40% entro il 2030 e giungere alla neutralità carbonica entro il 2050;
  • aumentare l’efficienza energetica e il ricorso a fonti rinnovabili;
  • preparare il territorio alle mutazioni del clima.

Per questo motivo il PAESC presenta al suo interno sia azioni di mitigazione delle emissioni di CO2, che di adattamento ai cambiamenti climatici.

Al momento, per alcune amministrazioni, è solo una lettera di intenti

 

 

 

 

Arpa FVG, Segnali dal clima FVG , maggio 2023

World Economic Forum, Delivering ClimateResilient Cities Using a Systems Approach, 2022

Guangwei Huang and Juan Fan, Move from Resilience Conceptualization to Resilience Enhancement, Flood Impact Mitigation and Resilience Enhancement, chapter 1, 2020

Il clima impazzito colpisce l'economia Anche in Fvg lo stress idrico brucia il Pil, IL PICCOLO - DOMENICA, 1 ottobre 2023

Rigeneriamo il territorio, Soluzioni basate sulla natura: benefici 9 volte superiori ai costi

Rigeneriamo il territorio, Foreste in città: in Italia sono ancora poche

TriesteNews, Trieste prima in Italia per verde urbano, ma i dati Openpolis svelano criticità



Articoli correlati