Il Liber ad ignium comburendos hostes   è una raccolta di ricette di fuochi pirotecnici pubblicati in latino nel XIII  secolo. 

 

Il Liber ad ignium comburendos hostes, scitto da Marcus Graecus,   è una raccolta di ricette di fuochi pirotecnici pubblicati in latino nel XIII  secolo. 

Il testo è stato attribuito a Marcus Graecus e fornisce un totale di trentacinque ricette comprese le procedure di produzione per prodotti sconosciuti o poco conosciuti fino ad allora nell'Europa occidentale. 

L’autore era noto agli alchimisti medievali e si ritrova riportato in molti codici a partire dal 1400. La prima pubblicazione da parte di uno studioso avvenne nel 1804 a cura di La Porte de Theil che lo aveva trovato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Essendo brevissimo non ha mai avuto vita autonoma, ma è sempre stato inserito in  raccolte di altri scritti.

Il testo tramandatoci è in latino, ma non vi è dubbio, in base alle caratteristiche linguistiche, che si tratti di una traduzione da un testo greco il quale a sua volta si era ispirato a fonti arabe. Sono state  rinvenute almeno tre versioni del testo latino con varianti in alcune parole, o per errore del copista o perché il termine usato nell’originale era incomprensibile per il copista. Vi è una traduzione in lingua tedesca della metà del 1400, attribuibile a Hans Hartlieb.

L’unica affermazione sicura che il testo originale è anteriore al 1267 ossia precedente alla pubblicazione di Ruggero Bacone  “De secretis operi bus arti set naturae IV”.

Si tratta di un testo singolarmente importante dal punto di vista della storia delle tecniche in quanto contiene probabilmente per la prima volta in latino la ricetta del fuoco greco , della polvere da sparo , della preparazione del salnitro., la descrizione del petardo  e la preparazione dell’acquavite mediante distillazione (o acqua ardente)

Lo studio del testo indica che risalirebbe a un'origine araba piuttosto che a un greco bizantino. 

Il testo include ricette incendiarie che risalgono al Giulio Africano , uno scrittore cristiano di lingua greca del II secolo d.C.. che servivano a combattere il nemico a distanza. 

La ricetta del fuoco greco era di origine bizantina. I bizantini lo avevano utilizzato con grande efficacia contro le flotte musulmane nel VII-VIII secolo.

Questa ricetta è una delle più antiche ricette greche conosciute. Dato in latino, è contemporaneo se non un po 'prima di quello dato in arabo dal chimico arabo Hasan al-Rammah (1280 circa) .

Ci sono 4 composizioni di razzi e petardi a base di salnitro con la prima menzione nota di salnitro e polvere da sparo .

 

Prendi salnitro, zolfo, carbone di vite o carbone di salice. Metti il ​​tutto in una busta di papiro, accendi e presto lo vedrai salire in aria. Si noti che, rispetto allo zolfo, devono esserci tre parti di carbone, e rispetto al carbone, tre parti di salnitro.

 

La ricetta per razzi e petardi è:

Un altro modo per accendere un fuoco volante. Prendi una libbra di zolfo puro, due libbre di salice o carbone di vite, sei libbre di salnitro. Macina queste tre sostanze in un mortaio di marmo, per ridurle alla polvere più fine possibile. Prenderemo quello che vogliamo da questa polvere e lo metteremo in una busta destinata a volare in aria o a produrre una detonazione. Nota che se la busta è destinata a volare, deve essere sottile, lunga e la polvere che contiene deve essere ben imballata. L'involucro destinato a produrre una detonazione dovrà, al contrario, essere corto e spesso, la polvere lo riempirà solo a metà, le sue due estremità saranno saldamente legate da un buon filo. Questa busta deve avere un piccolo foro attraverso il quale faremo luce inserendo uno stoppino ...

 

 È il primo documento occidentale in cui si parla con chiarezza di una polvere da sparo sufficiente per usi pirotecnici.

 

 

Marchus Graecus - Liberr ignium