L’8 settembre 1944 i tedeschi iniziarono a sparare missili V-2 su Londra.

Il primo lancio di una V-1 su Londra avvenne il 15 giugno 1944, quando erano trascorsi solo dieci giorni dallo sbarco alleato in Normandia. L’8 settembre 1944 i tedeschi iniziarono a sparare missili V-2 su Londra.

 

La scorsa notte, delle bombe sono state sganciate su Berlino. Le cose stanno così: entrambi possiamo fare questo gioco. Se la RAF sgancia 200, 300 o 400 bombe, allora noi in una sola notte ne sganceremo 2000, 3000 o 4000! Se loro attaccano le nostre città, allora noi annienteremo le loro! Verrà il momento in cui una delle due parti dovrà spezzarsi, ma questo non accadrà mai alla Germania nazionalsocialista! Gli inglesi sono impazienti dalla curiosità perché continuano a chiedersi: “Perché non arriva? Perché non dà inizio all’attacco?” . Siate pazienti: stiamo arrivando. Stiamo arrivando!

Il testo sopra è un estratto di un discorso tenuto dal Fuhrer Adolf Hitler davanti alla Lega delle ragazze tedesche, l’indomani dei brutali bombardamenti di Berlino da parte della RAF. 

Il bombardamento di Peenemünde  riuscì a ritardare di un anno la messa in azione delle nuove e segrete armi volanti del Terzo Reich. Queste armi altro non erano se non i primi missili mai costruiti, che per la prima volta avrebbero fatto la loro comparsa sui campi bellici mondiali. Si chiamavano V-1 e V-2, la V era la lettera iniziale della parola “Vergeltungswaffe” ovvero arma della vendetta.

Quando, il 13 giugno del 1944, la Germania lanciò sul suolo britannico il primo V-1 ed il 7 settembre il V-2, ormai era già troppo tardi: il 6 giugno di quell’anno le truppe alleate erano già sbarcate in Normandia.

Le prime V-1, il 13 giugno 1944, furono lanciate su Londra durante lo sbarco in Normandia, distrussero oltre duemila edifici, uccisero seimila persone, ma i piloti della Raf e la contraerea impararono a intercettarle quando ancora erano in volo sulla Manica. Nei tre mesi durante i quali furono impiegate, la metà caddero fuori bersaglio o furono abbattute.

I collaudi delle V-1 erano stati lunghi e complessi. Oltre al problema dei costi, bisognava risolvere quelli della guida, dell’esplosivo per le testate, del carburante da impiegare. Molti piloti tedeschi durante la fase di messa a punto persero la vita precipitando con il nuovo congegno.

In questa occasione il portavoce militare tedesco Sundermann fece una dichiarazione.

Gli anglo-americani non avevano mai prestato fede a questa possibilità, ma apprenderanno ora che i delitti commessi contro la popolazione civile ed i monumenti culturali della Germania non rimarranno impuniti.

La nuova arma impiegata segna l’inizio della rappresaglia.”

Cinque giorni dopo dall’inizio dell’attacco con i razzi su Londra un corrispondente americano scrisse che gli ordigni

tracciano nel cielo una gigantesca striscia fiammeggiante, proprio come quella di una meteora. Per un momento si produce il silenzio assoluto, subito dopo però avviene una inaudita esplosione

La notizia dell’attacco contro la capitale inglese e dell’entrata in scena di un rivoluzionario e misterioso sistema d’arma permise alla propaganda tedesca di distogliere l’attenzione dalle operazioni che si stavano svolgendo in Francia e che avevano dominato le prime pagine dei principali giornali tedeschi e della stessa Deutsche Adria Zeitung, il quotidiano in lingua tedesca per il litorale adriatico. Se il loro impatto sul corso delle operazioni militari fu assai limitato, le V-1 e le loro eredi V-2 servirono alla propaganda nazista per offrire l’illusione di una nuova offensiva tedesca in terra nemica e per suggerire, conseguentemente, che il conflitto avesse trovato un nuovo punto d’equilibrio.

Mentre i generali tedeschi chiedevano che le V-1 fossero impiegate per attaccare le teste di ponte alleate in Francia, Hitler al contrario volle che esse fossero lanciate sulle città inglesi: così facendo il Führer si illudeva di indurre l’Inghilterra a chiedere l’armistizio, ma soprattutto sapeva di poter dare alla propaganda materiale per infondere nuove speranza e fiducia nel popolo tedesco. Le V-1 e le V-2, non a caso definite “armi di rappresaglia”, divennero la risposta tedesca contro i bombardamenti alleati che martoriavano le città del Reich. Ad esempio con l’Operazione Gomorra la RAF, nel luglio 1943, bombardò Amburgo uccidendo 42600 civili tedeschi e lasciando centinaia di migliaia di senzatetto.

Le «meteore di dinamite», seminavano morte e distruzione fra la popolazione civile inglese ma offrivano ai tedeschi la consolazione della vendetta: «L’isola britannica è tornata al fronte», scriveva la Deutsche Adria Zeitung, annunciando fiera che per Londra era «iniziata una nuova stagione di dolore»

 

L’8 settembre 1944, i tedeschi iniziarono a sparare missili V-2 su Londra. Il misterioso ordigno cadde nel sobborgo londinese di Chiswick senza essere preceduto da alcun rumore, sventrando venti case e provocando tre morti e dieci feriti gravi. Da quel momento caddero sull’Inghilterra 1389 V-2, ma solo una settantina raggiunsero Londra, dove uccisero 3223 persone e ne ferirono altre seimila

I missili si avvicinavano senza alcun rumore di avvertimento e potevano essere osservati solo per caso, diversi secondi prima che esplodesse. Immediatamente dopo l'inizio dell'uso in combattimento del V-2, i britannici condussero ricognizioni e poi organizzarono attacchi aerei contro i lanciarazzi, che erano difficili da mimetizzare. Non c'era altro modo per combattere i missili V-2. Le posizioni di lancio si erano rivelate l'anello debole della strategia missilistica.

La V-2 era sicuramente un’arma nuova e probabilmente capace di infliggere colpi gravissimi agli alleati se ormai la Germania non fosse stata in ginocchio e non era più nelle condizioni di sostenere l’enorme sforzo per fabbricarle.

La V-2  era una specie di sigaro lungo quattordici metri, di un metro e mezzo di diametro, pesante quasi quattordici tonnellate. Una di queste tonnellate era l’esplosivo collocato nella testata, formato da un composto di tritolo e di nitrato di ammonio, l’amatolo. Per propellente si utilizzava l’ossigeno liquido con alcool etilico parzialmente diluito in acqua. La V-2 poteva viaggiare a duemila chilometri l’ora, veniva lanciata verticalmente dalla rampa, poi la sua traiettoria si inclinava di quarantacinque gradi, raggiungeva l’altezza massima di 50,80 Km per rientrare nell’atmosfera in caduta libera a velocità di cinque volte superiore a quella del suono. Arrivata al suolo, esplodeva prima che se ne udisse l’arrivo. Alla fine della guerra sull’Inghilterra ne erano state lanciate circa cinquecento e i morti furono migliaia.

La data del primo lancio, 8 settembre 1944, era stata scelta sulla spinta della necessità di dare un segnale forte in risposta all’inarrestabile avanzata degli alleati.

La morte non arriva più dagli aeroplani nemici, che si possono avvistare e contrastare. La morte arriva dal cielo con una macchina nuova, assolutamente incontrastabile perché piomba sul bersaglio ad oltre duemila chilometri l’ora. Niente può fermare la tonnellata di esplosivo racchiuso nella sua ogiva.

Francobollo emesso dalla posta militare nazista nel 1944. L’amissione faceva parte di una serie dedicata alla “Giornata degli eroi” e rendeva omaggio alle Forze Armate. Il francobollo rappresenta le V-2 destinate a Londra ed a altre città britanniche.

Durante il Terzo Reich, il Reichspost continuò a funzionare come monopolio del governo sotto gli auspici del Reichspostministerium. La propaganda nazista prese piede e influenzò la progettazione e la politica del francobollo. Nell’ultimo anno prima della fine della guerra l’iscrizione sul francobollo “Deutsches Reich” è stata cambiata in “Grossdeutsches Reich” (Grande Impero Tedesco)

Le V-2 erano degli ordigni terribili, anche se di fatto non erano altro che un estremo sviluppo dei razzi già noti da secoli. L’opinione pubblica quasi non credeva alla realtà: questi grossi missili erano stati prodotti in 6.915 esemplari più 314 sperimentali; 5.777 vennero consegnate alle unità d’artiglieria dell’esercito tedesco, di cui il 15% ritornarono in fabbrica per problemi tecnici. Le fabbriche impiegavano 1.960 scienziati, 3.852 tecnici e 30.000 operai. Di questi molti erano prigionieri di guerra ridotti a lavoratori coatti, che chiaramente non avevano nessun interesse a fare un buon lavoro in termini qualitativi. Eppure la grande fabbrica sotterranea di Northausen produsse 30 missili al giorno per ben 6 mesi consecutivi. I lanci delle V-2 erano all’incirca altrettanti con il 90% dei successi al momento della partenza, anche se poi il 20% dei missili esplodeva al momento del rientro nell’atmosfera

I vari componenti delle V-2 furono costruiti in diversi stabilimenti. Ad esempio in Friuli Venezia Giulia esistevano due stabilimenti, più precisamente ad Artegna (Udine) e a Fiume Veneto (Pordenone). I tedeschi, nel settembre del 1944 trasferirono in Italia alcune centinaia di lavoratori specializzati del silurificio “Whithead” di Fiume, che nel gennaio precedente era stato gravemente danneggiato da un’incursione aerea.

Tre razzi V-2 in preparazione per il lancio.

Dal 5 settembre al 31 dicembre 1944 furono lanciati in totale 1.561 missili A-4.

Di questi, 447 furono lanciati contro Londra e 43 contro Noordwijk e Ipswijk, che erano le basi nei Paesi Bassi che avevano il compito di sostenere lo schieramento alleato sul tanto atteso secondo fronte.

In una strana notte d’inverno a Castle Varlar, nel dicembre del 1944, l’esercito tedesco celebrò il successo dei razzi in un grande banchetto nazista. Mentre una folla di dignitari nazisti sorseggiava champagne, il generale Dornenberg, Wernher von Braun e altri due ingegneri - tutti con uno smoking nuovo e fresco - ricevettero il più alto premio del Reich, la Knight’s Cross.

Il bombardamento con le V-2 cessò nel marzo 1945.

 

 

V-1 e V-2

Dichiarazioni di Sundermann sull’impiego della nuova arma, La Stampa, 16-17 giugno 1944

I rapporti dei ricognitori in volo su Londra sotto l’uragano di meteore di dinamite, La Stampa, 20 giugno 1944

Storicamente, V1 e V2

Giuseppe Mayda, La vendetta di Hitler su Londra, La Stampa, 26 settembre 1992

Ansa, Le V2 di Hitler costruite anche in Friuli, La Stampa, 4 ottobre 1992

Boris E. Chertok, rocket and people vol 1, 2005